ILDEFONSO FALCONES.
...
.
...
IL PITTORE D'ANIME.
...
.
...
Parte 3.
...
.
...
Titolo originale: El pintor de almas. 2019.
Traduzione di: Pino Cacucci e Stefania Cherchi.
2019. Casa Editrice Longanesi, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
...
.
...
11.
...
.
...
Lavevano picchiata talmente tante volte che il dolore si era ormai trasformato in una
sensazione, se non piacevole, quantomeno essenziale nella sua vita. Ci che Maravillas non riusciva a
controllare era la fame: quella necessit di mangiare qualunque cosa, anche una crosta di pane
ammuffita, la faceva impazzire. Il freddo la obbligava a rannicchiarsi al riparo in un angolo, immobile,
tremante, arresa alla possibilit di non aprire gli occhi il giorno seguente. Sensazioni come lamore o il
piacere non esistevano nella vita di una trinxeraire che vagava per le strade da quando aveva luso
della ragione. Il dolore, tuttavia, laveva sempre accompagnata, ora pi forte, ora meno... Delfn diceva
che suo padre laveva picchiata da appena nata, che a qualche ora dalla nascita era gi ricoperta di
lividi.
Che ne sai tu? Sei pi piccolo di me, imbecille, rispose Maravillas dopo qualche istante di
riflessione.
E a te chi lha detto che sono pi piccolo di te?
Nessuno, a dire il vero. Maravillas non pensava nemmeno che lei e Delfn fossero davvero
fratelli. Non aveva nessun ricordo infantile che la legasse a lui. Anzi, non ne aveva nemmeno di s.
Cerano volte in cui il suo passato le appariva come lampi: volti dipinti, molte persone, molti bambini,
mendicanti, luoghi nauseabondi, fame e miseria, freddo, urla, pianti e molto dolore. E poi un giorno,
mentre facevano lelemosina per strada, dopo che un poliziotto li aveva fermati, Delfn aveva detto di
essere suo fratello, o forse era stata lei.
Certo che sono pi grande di te! Sei scemo? Non vedi che sono pi grande? cerc dimporsi
lei.
Delfn la guard dallalto in basso. Entrambi abbondavano di vestiti vecchi e sporcizia, come
tutti i bambini di strada, per il resto erano il risultato di denutrizione e malattie: squallidi, rachitici,
alcuni persino nani, con i corpi scheletrici e i visi pallidi e scarni.
Chi ti ha difeso, ieri sera? insistette Delfn. Eh? Eh? Chi? Se non fossi io il pi grande, credi
che ti difenderei?  forse il fratello pi piccolo a difendere il pi grande?  sempre il contrario.
Ammettilo!
Camminavano in mezzo alla gente. La maggior parte delle persone li evitava, ma ogni tanto
capitava qualcuno che minacciava di affrontarli pur di levarseli di torno. Maravillas e Delfn, come tutti
i trinxeraires, sapevano riconoscerli e li schivavano; era una delle prime lezioni, per i bambini di
strada: se non imparavi a evitare le persone senza scrupoli, non facevi che prenderti schiaffi e spintoni,
come i cani insultati, presi a botte e riempiti di sputi. Poco pi avanti i due fratelli si separarono per far
passare un carro pieno di paglia trainato da un uomo. S, Delfn laveva difesa, ma importava poco: il
primo schiaffo le aveva gi lacerato il cuore, facendole girare la testa con violenza; le altre botte non
avrebbero potuto fare di peggio. Delfn si era messo in mezzo prima che lei potesse essere colpita di
nuovo, magari sullaltra guancia, cos che le sue ferite non potessero cicatrizzare a dovere, come
meritava una disgraziata come lei, che non aveva diritto di pensare al cuore se non quando questo la
faceva soffrire. Delfn si era preso il secondo schiaffo. Era destinato a Maravillas e le sarebbe servito. Il
dolore curava, il dolore li manteneva vivi e in allerta; il dolore ricordava loro chi erano.
Non cera bisogno che mi difendessi, recrimin.
Allora non lo far pi. Attraversarono la strada per evitare un poliziotto che camminava nella
loro direzione. Per rimango il fratello maggiore, insistette Delfn una volta evitato il pericolo.
Dove andiamo?
Voglio vedere quella puttana.
Delfn sbuff. Non disse nulla. Sapeva che non sarebbe riuscito a far cambiare idea a
Maravillas. Dalmau, il suo Dalmau, laveva schiaffeggiata. S, la sera prima lo aveva trovato che
vagava per le strade del Raval, da solo, nervoso, sudato. Delfn laveva avvertita: Non andare. Non ti
avvicinare.  in astinenza. Era un drogato pericoloso. Non farlo, Maravillas, aveva aggiunto quando
lei si era liberata dalla sua presa dirigendosi verso Dalmau.
Le aveva detto che era una puttana, una sciattona che gli aveva rovinato la vita mostrandogli
dovera Emma, portandolo fino alla sua casa, dove laveva trovata incinta di un altro. Perch lo aveva
fatto, se sapeva come stavano le cose? Aveva iniziato a drogarsi per colpa di Maravillas, solo per colpa
sua; se lei non lo avesse portato l...
Hai della morfina? le aveva chiesto tra un insulto e un altro.
Maravillas aveva detto di no.
E soldi per comprarla?
Nemmeno.
E tu? aveva aggiunto rivolgendosi a Delfn, che aveva fatto un passo indietro scuotendo la
testa. Cagna schifosa! aveva detto, rivolto nuovamente a Maravillas. Mi hai ridotto in miseria! Chi
ti ha chiesto di cercarla? Ero riuscito a dimenticarla! E sapevi che era incinta di un altro! A quel punto
il suo corpo aveva iniziato a tremare per lastinenza, e i tremori erano diventati convulsioni che
rischiavano di farlo cadere, invece lo avevano indotto a colpire con violenza il viso di Maravillas.
Delfn era corso a mettersi in mezzo, e il secondo colpo se lera preso lui.
Mi avete rovinato la vita, aveva soffiato Dalmau, come se quellimpeto di violenza lo avesse
estenuato. Ti odio, ragazzina. Non hai fatto altro che portarmi disgrazie. Da quando ti ho ritratta, la
mia vita  diventata un calvario. Muori! Non voglio vederti mai pi.
Maravillas non aveva pianto, rannicchiata sotto un portone e abbracciata a Delfn per il resto
della notte. Il dolore le ricordava che non doveva farlo, che era venuta al mondo senza lacrime, cos
come altri nascevano senza un braccio o una gamba.
Perch vuoi vedere quella schifosa? le chiese suo fratello quando, appena sorto il sole, lei
aveva deciso di andare da Emma.
Dalmau non sa quello che dice, lo difese Maravillas. Era drogato. Quella maledetta invece
sa bene quello che fa, e lo ha distrutto.
Non  un problema nostro, Maravillas. Non gli rimane molto da vivere. Morir presto, lo sai. E
se cos non fosse, lo uccideranno mentre cercher di rubare qualcosa per comprarsi una dose o, ancora
peggio, finir dentro. E dellaltra, che te ne importa? Perch non ce li dimentichiamo e basta?
Dalmau morir?, si chiese la trinxeraire. Sicuro, fin per rispondersi. Chi ti dice che non
morir prima io? O tu? Domani stesso: il tifo o la tubercolosi, il vaiolo... o una coltellata. Non succede
ogni giorno? Ti ricordi il Peloso?
Delfn annu. Ne aveva sentito parlare, ma la lasci andare avanti.
Be,  morto ieri. E il giorno prima  toccato a quella puttanella che si rifugiava sempre
accanto a noi, ti ricordi?
Delfn si ricordava anche di lei, s.
E quello prima ancora... si ferm. Domani potremmo essere noi, Delfn. Io voglio vedere
quella schifosa per cui Dalmau piange; il maestro  stata lunica cosa bella che mi sia capitata nella
vita. Voglio solo vederla.
Delfn rispose con una risatina incredula.
Non venire, se non vuoi.
 incinta, sottoline Delfn, come se quel dettaglio potesse far abbandonare alla sorella
qualunque intenzione malvagia.
Ormai avr partorito.
Infatti era cos. Emma stringeva la sua bambina al petto, avvolta in un grande scialle che la
copriva completamente. Portava il pranzo ad Antonio nel cantiere in cui Maravillas sapeva che il
muratore lavorava: una casa di cinque piani in costruzione in una vecchia stradina nel quartiere di Sant
Pere. L era quasi impossibile muoversi. Le impalcature invadevano gran parte della strada, gi stretta
di suo. La gente cercava di avanzare evitando i mucchi di mattoni, sacchi di sabbia, assi... Alcuni
urlavano, altri si lamentavano, qualcun altro ci scherzava. Ed Emma l si trovava, come altre donne, in
attesa che il caposquadra desse per conclusa la mattinata e i muratori del cantiere potessero scendere
dalle impalcature.
E ora? domand Delfn alla sorella, mentre stavano in piedi poco distanti, vicino a una casa
semidistrutta dallaltro lato della strada.
E ora?, pens Maravillas con lo sguardo fisso su Emma. Poteva toccarla.
Spostati, sanguisuga! sent qualcuno gridare alle sue spalle. Si gir e vide un carro a quattro
ruote che trasportava legno per il cantiere. Era trainato da un grande cavallo, innervosito dalle urla e
dalle frustrate del carrettiere, in difficolt sulle strade della vecchia citt.
Ora vedrai, pens Maravillas, e invece di spostarsi per lasciar passare il carro, finse
dinciampare accanto al cavallo e lo spavent agitando i mille cenci che portava addosso, mentre
mimava un tentativo di rimanere in piedi. La reazione fu immediata: il cavallo simpaur e balz con
violenza verso il lato opposto della strada, quello su cui si trovavano Emma e le altre donne, che
iniziarono a correre.
Maravillas le vide scappare dimenticandosi i pentolini con il cibo, il pane e le borracce di pelle
con il vino; si gir verso il fratello e rise soddisfatta mentre imitava le donne, correndo sul posto e
sbracciandosi, come se stesse fuggendo spaventata, finch un frastuono non richiam la sua attenzione:
non solo il cavallo era corso sul marciapiede opposto, mettendo in fuga le mogli dei muratori, ma il
carro aveva seguito la stessa traiettoria e una delle ruote aveva colpito le assi in legno che sostenevano
limpalcatura.
Il carrettiere sent un cigolio, percep il pericolo e, invece di riprendere il controllo del cavallo,
salt gi dal carro per evitare che il cantiere gli finisse addosso. Il cavallo, libero dalle redini, inizi a
strattonare per liberare la ruota, con lunico risultato di scuotere limpalcatura, mentre secchi, acqua,
sabbia e legna cadevano gi, aumentando il suo terrore. Lanimale continu a tirare con la forza della
sua enorme groppa e delle zampe spesse come tronchi, finch limpalcatura non croll, insieme alla
facciata della casa che sosteneva e ai muratori che vi lavoravano e che precipitarono per metri, avvolti
da macerie, assi e mattoni.
Non si era ancora sollevata la polvere dello stradone e il cavallo scalciava ancora, sdraiato a
terra, ferito, che le mogli dei muratori si erano lanciate alla ricerca dei mariti. I nitriti dellanimale si
erano appena sommati ai lamenti dei feriti e alle urla delle donne, quando le campane della vicina
chiesa di Sant Pere de les Puelles iniziarono a suonare il segnale di allarme: un suono rapido e ripetuto.
Emma non riusciva n a vedere n a respirare. Attenzione al cavallo! sent gridare da
qualcuno che la avvertiva. Copr Julia, sua figlia, e cerc di allontanarsi dal rumore degli zoccoli che
battevano contro il terreno e le macerie. In quella stradina, che ora era simile a un tubo, sembrava che
la polvere non sarebbe mai pi andata via. Antonio! url.
Si scontr con qualcuno. Unaltra donna. Ramn! urlava.
Antonio!
In piedi sopra le assi, non ricevette risposta. Le sue urla si mischiavano alle altre, ai lamenti di
dolore dei feriti, alle grida delle persone che riapparivano, ai nitriti acuti del cavallo e ai rintocchi delle
campane di Sant Pere. Arrivarono altri cavalli: la polizia. La polvere inizi a svanire e la scena si fece
pi nitida. Erano tutti ricoperti di polvere. Emma avvolse ancora di pi la bambina nello scialle. Non
emetteva suono, ma sapeva che era viva; la sentiva palpitare contro il suo petto. Qualcuno, un
poliziotto, inizi a impartire ordini, ma nessuno gli badava. La gente sollevava le assi e le macerie,
cercando di liberare i muratori intrappolati. Alcune donne davano una mano; altre, come Emma,
rimanevano immobili, con il fiato sospeso, guardandosi attorno finch non trovavano chi stavano
cercando. Di colpo lo vide: due uomini lo stavano tirando dalle braccia, come un pupazzo.
Emma salt un paio di assi, rischiando dinciampare. Fate attenzione! url.
I due si fermarono, reggendo il corpo di Antonio.
Signora... inizi a dire uno di loro.
Guardia! chiam laltro.
Qualcuno le afferr le spalle.  morto, le sussurr mentre gli altri due finivano di estrarre il
cadavere.
Emma lo osserv, era grande e forte. Non cera sangue. Non aveva nessuna ferita. Come poteva
morire un uomo in quel modo? No, rispose a voce bassa.
Il poliziotto le strinse ancora pi forte le spalle, mentre posavano il cadavere contro la facciata
della casa di fronte, insieme a un altro morto e a un paio di feriti che stavano seduti contro il muro.
Allora la lasci.
Emma si gir verso di lui. No, ripet.
La guardia fece una smorfia.
Emma singinocchi accanto al cadavere, ignorando cosa le accadeva attorno. Con la mano
sinistra sosteneva la testa della sua bambina avvolta nello scialle, con la destra accarezzava i capelli
spettinati di Antonio. Non poteva credere che fosse morto. Lo colp sulla guancia, cercando di farlo
reagire.
Un giovane medico dellambulatorio comunale del Parque, il pi vicino alla zona, singinocchi
accanto a lei. Ora controlliamo, le disse con dolcezza cercando il battito ai polsi. Mi dispiace,
sentenzi quando, dopo qualche istante di speranza, ritenne che Emma fosse pronta ad accettare il
tragico responso.
Da quel momento, la successione dei fatti si fece confusa nella mente di Emma. Pianse. Pianse
sul cadavere del suo muratore, imponente anche da morto, stringendo Julia con tutte le forze che aveva.
Cercarono di farla alzare, ma lei si oppose. Dobbiamo portare via i morti e i feriti, signora, sent dire
da qualcuno. Emma cedette e il giovane medico la aiut ad alzarsi. Senza muoversi, vide che il suo
Antonio veniva caricato su un carro scoperto. Allospedale di Santa Cruz, risposero alla domanda
che sgorg roca dalla sua gola. Sebbene avesse bisogno di toccarlo ancora, non glielo lasciarono fare:
stava arrivando un altro ferito.
Vada prima a casa, le consigliarono. La camera mortuaria non  un posto per neonati.
Qualcuno la abbracci, una donna. Dove vivi? le chiese.
Emma balbett. Un paio di buone samaritane si offrirono di accompagnarla.
E il pentolino con il cibo, e la borraccia di vino? domand lei dopo aver confessato di non
avere nemmeno i dieci centesimi che servivano per prendere il tram.
Le altre la tranquillizzarono: avrebbero cercato il pentolino e la borraccia, e le pagarono il
biglietto di tasca loro.
Gi nel corridoio del cortile su cui affacciavano le baracche, Emilia e Pura si stavano facendo
carico della situazione. Emma era ancora ricoperta di polvere, i capelli incrostati di terra come i vestiti.
Solo sul viso le lacrime avevano scavato due sentieri puliti. Dovettero quasi strapparle la figlia dalle
mani. Senza smettere di vigilare sui loro bambini, la misero a letto. La pulirono e le offrirono del brodo
che lei non assaggi nemmeno. Lunica a mangiare fu Julia.  una donna forte, si dissero, vedendo
che aveva ancora latte, ma nessuna delle due sapeva dire quanto sarebbe durata quella forza.
Il municipio si fece carico dei funerali dopo aver preso atto della mancanza di mezzi di Emma.
Avvenne tutto in fretta, in meno di quarantottore, perch era lagosto del 1904 e il caldo era
soffocante. Nonostante la velocit, Emma si sorprese della presenza di una decina di persone. Gli altri
due morti nel crollo non furono sepolti nella zona libera, bens nellarea cattolica, dove si recarono i
rappresentanti del cantiere. Emma non aveva avuto tempo di comunicare a nessuno la disgrazia. In
realt non aveva nessuno a cui dirlo: avrebbe potuto raccontarlo a Dora, ma era sicura che il cappellaio
non lavrebbe fatta venire, nel timore che si sporcasse. E quanto a Josefa... Era da tempo che non la
vedeva. Per di pi, poteva essere stata solo lei a dire al figlio dove viveva, con chi, o qualunque altra
informazione gli aveva permesso di trovarla, quindi Emma non poteva che provare risentimento nei
suoi confronti. Emilia e Pura non erano riuscite a venire, ma avevano fatto gi abbastanza. Non
conosceva la famiglia di Antonio: sapeva di una madre e un paio di sorelle con cui non aveva contatti,
che vivevano in un paesino nei dintorni di Barcellona.
Te le presenter il giorno del matrimonio, le prometteva sempre lui, ma quel giorno non era
mai arrivato.
Tuttavia, si erano presentati alcuni compagni con cui aveva manifestato durante lultimo
sciopero del cantiere. Viva la Repubblica! url uno di loro con il braccio alzato mentre i becchini
calavano il feretro di Antonio nella fossa comune. Gli sarebbe piaciuto, pens Emma con un mezzo
sorriso sulle labbra. Nessuno attacc la Chiesa, forse per rispetto delle famiglie che sotterravano i loro
cari poco pi in l.
Con grande sorpresa di Emma, cera anche Joaqun Truchero, con le scarpe pulite e tirate a
lucido per loccasione, insieme al suo assistente Romero. Da quando aveva avuto la bambina, i rapporti
si erano raffreddati e non riusciva pi a tenere le lezioni serali.
Ti porto le condoglianze di tutto il partito e le mie. Truchero le tese la mano; Antonio era gi
sotto terra e la gente si stava allontanando.
Grazie, rispose Emma allungando la destra, mentre con la sinistra reggeva la bambina,
sempre nascosta dal grande scialle. Truchero... lo richiam quando luomo si stava ormai
allontanando. Il giovane dirigente si gir verso di lei. Ho bisogno di un lavoro.
Ne abbiamo gi parlato, Emma. Sai qual  la risposta.
Il mio compagno, il padre di mia figlia,  morto perch era sulle liste di quei maledetti...
La maggior parte di quelli che erano venuti al funerale ora circondava Emma e i due funzionari
del partito.
Ci sono anchio, dopo lultimo sciopero; mi hanno messo nelle liste insieme ad Antonio,
disse uno degli uomini.
Io ho dovuto cambiare lavoro, aggiunse un altro.
Antonio  morto perch costretto a lavorare per poco e in condizioni pericolose, prosegu
Emma. E questo solo per aver lottato per il partito e per i diritti dei lavoratori.
Sono in molti a lottare, a non avere lavoro e a patirne le conseguenze, rispose Truchero.
Non sembra che tu sia uno di questi, ribatt uno dei muratori.
Emma guard di nuovo le scarpe lucenti di Truchero; forse il ragazzo avrebbe fatto meglio a
lasciarle sporche.
Sono sicuro che ce ne sono tanti, ma Antonio  morto, sintromise un altro in aiuto di Emma.
E lascia una donna senza mezzi, con una creatura di qualche mese appena, ed  di lei che stiamo
parlando.
La Confraternita laiuter.
Non voglio aiuto. Voglio un lavoro. La voce di Emma si era fatta pi dura. Se non potete
fare nulla, non potete aiutare nemmeno gli operai e men che meno quelli che lottano per voi.
Il partito non esiste per aiutarvi uno per uno.
Di a Lerroux che se non mi trova un lavoro andr a cercare di nuovo le donne e a tenere
comizi, ma stavolta per aprire loro gli occhi contro questa rivoluzione di cui parlate tanto, lo
minacci.
Emma e Truchero si scambiarono uno sguardo teso. Il sole picchiava e persino i becchini
seguivano attenti la discussione. Emma strinse i denti e i pugni come aveva fatto di fronte alla Guardia
Civil, con Montserrat al suo fianco; allepoca i repubblicani non esistevano ancora, se non come un
gruppo di vecchi nostalgici. Le donne s: loro erano l sin da piccole e sopportavano gli sguardi carichi
dodio di militari frustrati che avevano lordine di non caricare donne e bambini. Truchero non era mai
stato arrestato, non era altro che un giovane uomo radicale e servile, e questo giocava a suo sfavore,
come divenne palese poco dopo, quando annu e cedette alla pressione.
Sono una cuoca, gli ricord Emma, mentre se ne stava andando.
Romero non os nemmeno stringerle la mano; la salut con un movimento del cappello.
Quella sfrontatezza non la aiut quando in seguito si rec al cantiere accompagnata da un paio
di amici di Antonio. Sebbene fosse trascorso un po di tempo, le macerie erano ancora l, ammucchiate
su un lato della strada per permettere il transito, e alcuni muratori si affannavano a finire di puntellare
la costruzione. Cera parecchia gente: operai, costruttori, funzionari e molti curiosi. Emma chiese a
quello che sembrava essere una guardia dove fosse il caposquadra.
Perch vuoi vederlo? le chiese.
Perch il padre di mia figlia  morto proprio qui, pochi giorni fa.
Emma perlustr il terreno come se volesse indicargli il punto esatto in cui Antonio era morto,
ma prima che rialzasse gli occhi la guardia si era avvicinata a un uomo che controllava da vicino i
lavori di puntellamento e che si gir mentre laltro gli parlava allorecchio. Un momento dopo, si
trovava accanto a Emma con il berretto tra le mani.
Condoglianze, le disse. Cosa ci fate qui? aggiunse rivolto alla coppia di muratori che
facevano da scorta a Emma e che evidentemente conosceva.
Veniamo dal funerale di un compagno, rispose brusco uno di loro. Uno che era anche tuo
amico, prima che tu ti dedicassi a ingaggiare crumiri e a sfruttare gli operai.
Parlate di Antonio? chiese il caposquadra, sebbene conoscesse gi la risposta; non aveva
riconosciuto Emma, che annu. Luomo sospir. Lo avevo avvertito, che non era la strada giusta...
La strada giusta per difendere i diritti dei lavoratori? sbott Emma.
La strada giusta per sfamare i suoi cari, rispose luomo. Ma non voglio discuterne con voi,
cerc di trarsi dimpaccio.
Nel frattempo si erano avvicinate altre persone.
Cosa volete? chiese a Emma un uomo elegante, con un completo nero, camicia bianca,
cravatta colorata e una barba folta e ben curata.
Don Jos Sancho, lo present il caposquadra. Proprietario delledificio.
Mio... Mio cosa? finiva sempre per chiedersi Emma. Non avevano fatto in tempo a sposarsi.
Il padre di mia figlia  morto due giorni fa, a questora.
Le mie pi sentite condoglianze, rispose il borghese.
Vengo a reclamare lindennizzo che spetta allorfana per lincidente.
Il proprietario e il caposquadra fecero una smorfia. I due muratori amici di Antonio che
accompagnavano Emma la sostenevano in silenzio, sebbene lungo il tragitto lavessero avvertita che il
cantiere non avrebbe sborsato un centesimo. Voglio sentirlo uscire dalla loro bocca, aveva insistito
lei.
E cos fu: Non vi spetta alcun indennizzo, signora, rispose il proprietario.
Ma...
Lincidente non  stato causato dai lavori nel cantiere, n da negligenze o mancanze in fatto di
sicurezza da parte dei proprietari, intervenne il caposquadra. Non abbiamo nessuna colpa, se quel
cavallo  impazzito e si  lanciato contro limpalcatura.
Non ne ha neanche Antonio! esclam Emma.
S, questo  vero, assent luomo. Si tratta di un caso di forza maggiore, capite? Nessuno ha
colpe... A meno che voi non vogliate denunciare il carrettiere, ma anche lui ha perso tutto, il carro e il
cavallo. Non recuperereste nemmeno i soldi necessari per avvocati e procuratori.
Il padre di mia figlia lavorava per voi, insistette Emma.
Se preferite ricorrere alle vie legali,  un vostro diritto, disse il proprietario, tentando di porre
fine alla conversazione, vedendo che continuava ad arrivare gente.
Emma punt un dito sulluomo e sput le parole: Voi siete la feccia di questo mondo.
Moltiplicate vedove e orfani solo per guadagnare qualche soldo in pi. Quellimpalcatura era instabile
e poco sicura. Quattro assi malmesse in mezzo a una strada, senza nessuna protezione. Vi interessa solo
risparmiare.
Nessuno ha obbligato Antonio a lavorare in questo cantiere, intervenne il caposquadra. Era
un muratore esperto. Se fosse vero quello che dici, non avrebbe accettato lincarico.
Il cinismo con cui il caposquadra disse quelle parole, quando sapeva bene che erano la fame e il
bisogno a indurre gli uomini ad accettare condizioni precarie, esasper Emma.
Figlio di puttana! Si butt su di lui.
Luomo indietreggi, sebbene non fosse necessario: Emma si ferm subito, ricordandosi di
avere con s la bambina.
Maledetti bastardi! insult allora tutti i presenti. Miserabili!
Un poliziotto che vigilava sul cantiere si avvicin.
Il proprietario fece cenno di no. Questa donna  scossa, intervenne.  comprensibile, date le
circostanze. Ci dimenticheremo di questi insulti. Dovevamo qualcosa al padre di sua figlia? chiese al
caposquadra.
Emma, in preda alla furia, a denti stretti, li guard uno a uno, soffermandosi sul poliziotto, che
rimaneva in attesa. La rabbia la spingeva ad agire, ma la ragione ebbe la meglio: che ne sarebbe stato
della sua bambina, se lei fosse stata arrestata? Sput per terra e fece per andarsene senza prendere le
quattro monete che le dovevano.
Quei soldi ti servono, le sussurrarono allorecchio gli amici di Antonio.
Torn davanti al proprietario, luomo con il completo nero e la barba curata, cercando di non
allungare la mano in attesa di quelle monete che luomo contava con parsimonia. Alla fine, per,
cedette. La mano non segu la sua volont e trem.
Prima di andarsene, si avvicin una donna che le consegn una borraccia, pulita e lucidata. Il
pentolino non labbiamo trovato, confess. Emma la abbracci. Sii forte, le sussurr la donna. Tua
figlia ha bisogno di te. Non ti arrendere. Ci siamo passate in tante.
Se anche quel cavallo non fosse mai stato l, le spiegarono i muratori mentre tornavano a casa,
non lavrebbero comunque risarcita. In teoria avrebbero dovuto: lo stabiliva una legge da poco pi di
quattro anni. Tuttavia, i giudici esigevano prove che la colpa fosse dellimprenditore, e questo era
molto difficile da dimostrare, soprattutto perch gli stessi colleghi della vittima spesso si rifiutavano di
testimoniare contro il padrone per paura di perdere il lavoro.
Lavava piatti e tazze con la sabbia argillosa del Montjuc, proprio come faceva nella taverna di
Bertrn. Strofinava pavimenti e tavoli del caff-ristorante della Confraternita Repubblicana, lampade,
porte e posate. Pulire e strofinare: questo era il lavoro che Truchero le aveva procurato. Tre sere a
settimana torn a dare lezione alle operaie. Il tempo passava, dopo la morte di Antonio, e la gente che
allinizio andava a trovarla, spesso dimostrandosi generosa, era ormai tornata alle proprie abitudini e ai
propri problemi. Emma piangeva di notte e, mentre il ricordo di Antonio si allontanava tra le lacrime, i
problemi aumentavano, come se il ritorno alla vita avesse deciso di rivelarsi ancora pi crudele di
quanto avesse previsto.
Le tre pesetas al giorno che guadagnava non erano sufficienti a procurarsi il cibo per s e per
sua figlia e per laffitto di quella camera indecente che si affacciava sul corridoio. Era riuscita a
resistere un paio di mesi, ma il proprietario delledificio, un altro borghese arricchitosi a spese dei pi
umili, le aveva gi mandato il suo amministratore, un vecchio pelato e scheletrico che puzzava e
tremava, che laveva minacciata di sfratto senza la minima considerazione per la piccola Julia che
ancora allattava, a meno che... Lo sguardo lussurioso di quegli occhi acquosi aveva scoraggiato Emma.
Le mancava il suo uomo, il suo muratore, e un vecchio indecente voleva approfittarsene. Ecco che
tornava la sua vecchia vita, quella del materassaio e del pollivendolo.
Va a farti... si era zittita in tempo, correggendosi. Di quanto tempo si tratterebbe? aveva
chiesto alzandosi dal letto e scostando Julia il necessario perch quello schifoso potesse vederle parte
del seno.
Non so... Lamministratore le si era avvicinato. Di quanto tempo avresti bisogno?
Emma aveva messo la bambina sul letto e si era girata verso il vecchio con il seno
completamente scoperto, il capezzolo indurito sporco del latte che continuava a uscire. Quel farabutto
stava letteralmente sbavando. Aveva allungato la mano per toccare il giovane seno di Emma, ma lei lo
aveva colpito in mezzo alle gambe. Luomo aveva ululato e si era portato le mani ai testicoli, mentre
Emma lo colpiva una seconda e una terza volta, finch quello non era caduto per terra, piegato in due.
Per ora direi che ho ancora un mese, vero? aveva detto Emma.
Luomo non aveva risposto.
Vero? aveva insistito inginocchiandosi sul torso delluomo, che scricchiolava come se stesse
per rompersi.
S, aveva tossicchiato.
Emma lo aveva obbligato a firmare una ricevuta, in cui si affermava che aveva pagato il mese.
Lo aveva fatto con il coltello di Antonio puntato sui reni delluomo; glielo avevano consegnato alla
camera mortuaria dellospedale, insieme al resto dei suoi effetti personali. Il muratore lo usava per ogni
cosa, per tagliare il pane o per infilzare le patate che Emma gli portava a pranzo, per giocherellarci e
intagliare pezzi di legno che non assomigliavano mai a quello che sosteneva di aver scolpito. Emma
rideva e lo prendeva in giro ogni volta che vedeva il risultato finale.
Non ha valore, un documento firmato sotto minaccia. Il vecchio era parso risvegliarsi dalla
trance.
Emma aveva spinto la punta del coltello. Dovrei portarmelo sempre dietro, aveva pensato in
quel momento. Ma avrebbe avuto valore se mi fossi venuto addosso, no? Aveva premuto ancora di
pi, fino a sentirlo penetrare nella carne del vecchio, che si torceva per il dolore. Alla fine del mese
vieni a guardarmi laltro capezzolo.
Ora quel giorno era vicino, ed Emma non aveva soldi. Li spendeva quasi tutti in cibo; doveva
mangiare bene per continuare ad avere il latte e nutrire sua figlia. Aveva bisogno di vestiti per Julia,
anche usati, perch si avvicinava linverno, le servivano candele, carbone e qualche biglietto del tram
per i giorni in cui non riusciva a percorrere mezza Barcellona a piedi per andare al lavoro. Lunico agio
era che poteva lasciare la bambina allasilo della Confraternita, dove se ne prendevano cura e dove lei
poteva andare ad allattarla ogni volta che la chiamavano.
Aveva usato di nuovo il coltello di Antonio il giorno in cui il gestore del caff laveva sgridata
per lennesima volta per i suoi continui allontanamenti. In quelloccasione luomo laveva attaccata con
pi veemenza, forse perch aveva bevuto pi del necessario.
Non  possibile! Non puoi andare e venire tutto il giorno! Blocchi tutto, rimaniamo senza
calici, senza bicchieri o...
Emma gli si era avvicinata. Mi dispiace, aveva cercato di scusarsi.
Avevano iniziato a discutere.
Non  abbastanza...
Lo sai che ho una figlia...
Che se ne occupi qualcunaltra!
Devo allattarla.
Cercati una balia...
Luomo aveva mal interpretato la poca distanza che Emma aveva lasciato tra loro. Era cos
vicina che poteva toccarla.
Non posso permettermi una balia, aveva bisbigliato. La puzza di alcol di quelluomo era
insopportabile.
Allora dovrai compensare in altro modo... aveva insinuato lui.
Luomo si era zittito sentendo la punta del coltello sui testicoli. Aveva provato a fare un passo
indietro, ma Emma aveva aumentato la pressione. Laltro continuava a indietreggiare, con le braccia
quasi alzate, ritrovandosi spalle al muro. Emma non aveva ceduto.
Se te la prendi ancora con me o con mia figlia te le taglio,  chiaro?
Emma era sicura che lamministratore non sarebbe caduto una seconda volta nellinganno che
lo aveva portato a concederle un mese di affitto nella baracca. Quel giorno lei non aveva le lezioni
serali e sapeva di avere solo unaltra possibilit. Dalla Confraternita, accanto alluniversit di
Barcellona, si diresse verso il quartiere di Sant Antoni, dove aveva vissuto con lo zio Sebastin e i
cugini. Era a due passi, sebbene fossero una strada e una zona che aveva cercato di evitare sin dal
giorno in cui era stata cacciata di casa.
La porta era aperta, chiam ed entr senza attendere una risposta. Suo zio, Rosa e i due cugini
maschi stavano cenando. Impiegarono qualche secondo a reagire, finch Rosa non si alz e corse ad
abbracciarla. Emma non riusc a trattenere le lacrime.
Aggiungi un piatto, ordin Rosa.
No... cerc di rifiutare Emma.
Gli altri non si mossero.
Non mi hai sentito, pap? grid laltra.
Emma voleva solo recuperare la stilografica con il cappuccio doro che era appartenuta a suo
padre; era sicura che le avrebbe permesso di pagare ancora un mese di affitto, forse due, ma fin per
accettare una buona zuppa di verdure e carne in abbondanza, il vantaggio di lavorare in un mattatoio,
mentre Rosa giocava con Julia, seduta a cavalcioni sulle sue gambe.
Antonio, suo marito, s, si era sposata, aveva deciso di raccontare, era morto in un incidente.
Faceva il muratore.
Lincidente del cavallo impazzito che ha fatto crollare limpalcatura?
Esattamente, rispose a uno dei suoi cugini.
Lespressione astiosa con cui lo zio Sebastin laveva accolta si addolc nellascoltarla e, infine,
cedette fino a prendere una delle manine di Julia, seduta accanto a lui a tavola. Emma cerc di non
raccontare altro. Lavorava nella Confraternita, ma ormai non partecipava pi ai comizi repubblicani.
Aveva gi detto tutto ci che poteva. Sebastin and a prendere la stilografica, ancora prima di finire di
mangiare.
Perch non lhai regalata a tuo marito, quando vi siete sposati? domand prima di sedersi
nuovamente a tavola e portarsi unaltra cucchiaiata alla bocca.
La penna era sul tavolo, avvolta delicatamente in un pezzo di garza.
Perch?, si domand Emma, mentre persino sua figlia sembrava in attesa di una risposta.
Perch non sapeva scrivere. Non volevo metterlo in imbarazzo, tagli corto.
Zio Sebastin fin la cena e usc di casa. Aveva il turno di notte. Indugi prima di avvicinarsi al
tavolo per salutare Emma. Tornerai a trovarci? le domand.
Emma si alz e lo baci sulla fronte. Lui sorrise. Poco dopo i due fratelli uscirono a bere
qualcosa, per cui lei e Rosa rimasero sole e, sedute sul letto che avevano a lungo condiviso, tra le risate
e le lacrime, con Julia che dormiva profondamente in mezzo a loro, si raccontarono ogni cosa successa
dal giorno in cui si erano separate.
Sua cugina le parl di Dalmau. Nessuno aveva notizie di lui. Alcuni dicevano di averlo visto in
giro, e tutti concordavano sul fatto che fosse ubriaco o drogato, come uno dei tanti mendicanti che si
muovevano tra le ombre della notte.
E Josefa? domand Emma.
Mille anni pi vecchia, ma sempre con lo stesso carattere. Di tanto in tanto la incrocio per
strada. Dicono che una sera si  presentato Dalmau e si  portato via tutto quello che cera di valore.
Dicono anche... Ma non so se crederci...
Che cosa? insistette Emma.
Dicono che ha picchiato sua madre. Che lei ha cercato di fermarlo, di calmarlo, di parlargli,
ma... Rosa si zitt. Emma ricord il pugno che le aveva dato nel caff del Paralelo. Non saprei,
ognuno racconta una storia diversa, sai come vanno queste cose. In ogni caso, senza laiuto di suo
figlio, Josefa ha dovuto affittare la camera di Dalmau a una famiglia appena arrivata da un paesino di
Lrida: una coppia con due bambini piccoli.
Sebbene fosse gi buio quando salut la cugina, Emma cammin fino a calle Bertrellans. Se
avesse perso lultimo tram fino a casa avrebbe potuto rifugiarsi nella Confraternita per evitarsi la
camminata; cera sempre qualcuno che dormiva l di nascosto, e non sarebbe stata la prima volta
neanche per lei. Erano molti i lavoratori che, non avendo i mezzi, dormivano sui banconi dei negozi in
cui lavoravano, e a volte ci vivevano. Tra i rumori della notte, Emma sent le fusa della macchina da
cucire ancora prima di vedere il tenue luccichio della candela al cui bagliore lavorava Josefa,
insufficiente perfino a illuminare il davanzale della finestra. Non poteva credere a ci che Rosa le
aveva raccontato, non riusciva a immaginarsi Dalmau drogato, scomparso. Durante la conversazione
con la cugina, il suo parlottio incessante le aveva impedito di rendersi conto della gravit della
situazione, ma appena uscita nella notte ed entrata nella citt vecchia, avvolta dallodore e dallumidit
delle strade, Emma fu assalita dalla colpa e dai ricordi. E se fosse morto?, si domand. Un brivido si
aggiunse allangoscia che quellambiente le suscitava. Copr meglio sua figlia. Lultima volta che
aveva visto Dalmau, lo aveva insultato con disprezzo. Non aveva creduto nemmeno a una parola della
spiegazione che lui le aveva dato per il furto dei nudi. Un operaio che fumava appoggiato alla facciata
di un edificio le url qualche complimento sconcio. Emma prese il coltello. Forse non sarebbe servito
contro quelluomo, ma le sue urla sarebbero risuonate nella via e qualcuno sarebbe pur uscito ad
aiutarla, no? Acceler il passo e guard loperaio prima dintrodursi nellatrio oscuro della casa di
Josefa: lui rimase appoggiato contro la parete.
Percep lodore sin dalle scale: galline. Dopo aver lavorato per il pollivendolo, avrebbe potuto
riconoscere quel tanfo anche sul letto di morte, quando ormai i sensi lavrebbero abbandonata. Gli
inquilini di Josefa avevano occupato il piccolo pianerottolo di fronte alle porte degli appartamenti: vi
giocavano due bambini piccoli, quasi nudi, accanto a due gabbie con un paio di galline ciascuna. Non
era sua, la casa, non lo era mai stata, sebbene per un periodo avesse pensato che lo sarebbe diventata,
ma si sent ugualmente invasa nella sua intimit quando si sporse e vide seduti al tavolo della cucina un
paio di contadini appena arrivati dalla campagna, sporchi e maleodoranti. Il coltello di Antonio le parve
un giocattolo in confronto a quello che era sul tavolo accanto a una pagnotta dura.
Non buss, n si schiar la voce per richiamare la loro attenzione, entr direttamente senza
salutare. Vengo a vedere Josefa, annunci dirigendosi in camera sua.
Gli altri non si sorpresero.
Il rumore della macchina da cucire sinterruppe prima che Emma, questa volta s, bussasse alla
porta. Josefa la ricevette a braccia aperte e con le lacrime agli occhi, come se lavesse aspettata a lungo.
Si port dietro la culla di Julia, i suoi vestiti, le lenzuola, un paio di piatti e di bicchieri, alcune
posate, il coltello, la penna e la bambola di pezza della bambina. Non entrava molto di pi a casa di
Josefa. Riusc a far portare la culla e tutto il resto con il carro dalluomo che distribuiva il ghiaccio alla
Confraternita, in cambio della vecchia giacca di Antonio che fino a quel momento aveva conservato per
coprire Julia di notte. Le poche cose che le erano rimaste dopo aver venduto quasi tutto e aver
permesso a Pura ed Emilia di scegliersi un ricordo, le diede a un rigattiere per pochi soldi che le
sarebbero tornati molto utili, ora che si avvicinava il freddo di quellinverno del 1905.
Emma non sapeva se avrebbe mai avuto il coraggio di chiederglielo, ma quasi era svenuta per la
gratitudine quando lei glielo aveva proposto: Vieni a vivere qui con me! Era stato come se tutta la
tensione accumulata dalla morte di Antonio le fosse fuoriuscita dai pori. Non aveva pianto, non poteva
pi piangere dopo tutte quelle disgrazie. Non era in s, non era in s, non era in s, cos Josefa aveva
difeso suo figlio mentre confessava a Emma che s, laveva picchiata la sera in cui era entrato in casa
per derubarla. Dopo la proposta, Emma si era lasciata cadere sul letto su cui era seduta a parlare con
Josefa.
 un s? aveva chiesto Josefa.
Emma aveva annuito, strofinando il viso sulla trapunta.
Dir a questa famiglia che se ne deve andare e tu prenderai la stanza di Dalmau.
Josefa le aveva gi detto che difficilmente il figlio sarebbe mai tornato. Suo fratello Toms
aveva sfruttato tutti i contatti nellambiente anarchico per rintracciarlo, scoprendo cos la sua deriva e la
sua discesa agli inferi. Sembra che si sia trasferito l, proprio accanto al diavolo, aveva detto la donna
con gli occhi lucidi. A un certo punto non lavevano pi trovato. Di colpo nessuno laveva pi visto;
era scomparso dalla citt.
Sar morto, aveva singhiozzato Josefa. Lo avranno raccolto per strada, senza documenti,
come uno dei tanti mendicanti che fanno questa fine.
Emma laveva abbracciata mentre si lasciava andare a un pianto logorante, spasmodico. Non
lho potuto seppellire, continuava a ripetere Josefa.
La giovane era stata trascinata dal dolore e dalla tristezza di quella madre e aveva notato che le
lacrime rigavano anche le sue guance. Non devo piangere per lui, si rimprover. Dalmau non se lo
meritava. Ma la morte... Non gliela avrebbe mai augurata.
Non perdere le speranze, Josefa, aveva sussurrato. Dalmau era venuto a trovarmi, sai?
aveva commentato poco dopo. Voleva offrirmi dei soldi.
Gli avevo detto di non farlo.
Emma aveva vacillato per un istante, ma prima di trasferirsi l aveva bisogno di saperlo:
Perch gli hai dato il mio indirizzo?
Ma io non lho fatto.
E allora come mi ha trovata? aveva chiesto Emma, sorpresa.
Non lo so, Emma. Non ne ho idea.
Era trascorso qualche istante, in cui la donna si era lasciata trasportare dal dolore ed Emma
dalla curiosit.
A ogni modo pu essere stata una coincidenza, aveva dovuto riconoscere alla fine. E gli
affittuari? si era interessata poi, per distrarre Josefa dalla tristezza, indicando la cucina. Credi che se
ne andranno?
Gli restituir i soldi, aveva detto Josefa dopo un sospiro che aveva messo fine ai suoi
singhiozzi. Sono persone cattive. I bambini... be, sono solo bambini, vivaci come tutti, e lei  una
disgraziata che si prende uno schiaffo dopo laltro. Sono rozzi, molto violenti e sporchi, ma lui,
Anastasi,  pericoloso. Chi me li ha presentati mi ha imbrogliata e io li ho giudicati male. I giorni in cui
quellanimale esagera con lalcol, io rimango chiusa in camera terrorizzata. Devono andarsene. Insieme
riusciremo a cacciarli.
E se non accettassero di riavere indietro i soldi?
And proprio cos. Anastasi colp il tavolo della cucina con tanta forza che persino le galline
smisero di chiocciare nelle loro gabbie e i bambini si affacciarono dal pianerottolo.
Ormai ti ho pagato tutto il mese e ho intenzione di starmene qui tutto il mese! url il
contadino. Non ho tempo di cercare unaltra casa, devo trovarmi un lavoro.
Be non sembra che tu ti stia impegnando troppo per trovarlo, ribatt Josefa. Anastasi la
incener con lo sguardo. Emma si avvicin per fare fronte comune contro di lui. Te ne stai sempre
seduto l, o nella taverna di sotto, aggiunse la donna.
Mi stai dicendo cosa devo fare?
Esattamente...
Scusate... Luomo del ghiaccio, che attendeva istruzioni su dove lasciare la culla della
bambina, interruppe la discussione. Cosa faccio con questa?
Mettila sul pianerottolo, insieme alle galline, ordin Anastasi.
Nella mia camera, lo corresse Josefa.
Emma, sorpresa, la interrog con lo sguardo.
Sar solo per un mese, la tranquillizz laltra. La culla sta tra larmadio e il letto, che
divideremo.
E quando ti sarai stufata della vecchia, potrai venire nel mio, disse ridendo Anastasi.
Remei, la moglie, anche lei seduta a tavola, non fece nemmeno una smorfia.
Preferirei... ammazzarmi. La stretta di Josefa sullavambraccio la fece zittire.
La camera di Josefa era talmente piena che era quasi impossibile camminarci. Il letto era stato
spostato allangolo, in modo che, accanto alla finestra, trovassero spazio la macchina da cucire, lo
sgabello, le ceste e tutti gli altri utensili necessari per la biancheria e il cucito. Ai piedi del letto cera un
armadio in legno, con uno specchio annerito appeso dentro una delle ante, dove Emma ripose i vestiti
suoi e di Julia, non senza accorgersi che cerano anche quelli di Dalmau: Josefa doveva averli portati
via dalla camera occupata da Anastasi e dalla sua famiglia. Alla giovane si strinse il cuore mentre
accarezzava i capi che gli aveva visto addosso quando erano fidanzati, quando ormai, probabilmente,
lui era morto. Lunico neo era che, una volta sistemata la culla, le ante dellarmadio non si aprivano.
Non c problema, la sposteremo ogni volta che lo dovremo aprire, le disse Josefa, gi seduta
dietro la macchina da cucire, pronta a rimettersi al lavoro. Tra il letto, la culla, larmadio, la macchina e
gli utensili, nella camera rimaneva spazio solo per un tavolino e una bacinella dacqua.
Sta attenta a quelluomo, lavvert Josefa. E chiudi la porta a chiave.
Mentre faceva come le aveva consigliato, Emma le mostr il coltello. Josefa non disse niente e
spinse il pedale della macchina da cucire. La ragazza si sedette allangolo del letto che dava verso la
parete e si port la bimba al seno. Poi si svest fino a rimanere solo con la camicia e gatton sul letto
per raggiungere Josefa e stamparle un bacio sulla guancia.
Non lavorare troppo, la preg.
Lo sai che dormo poco, rispose lei.
Prima di arrendersi al sonno, Emma pens alle tante volte in cui lei e Dalmau si erano lamentati
di quel rumore monotono e lento della macchina da cucire che disturbava la purezza delle loro
promesse damore e delle loro risate ingenue, la necessit economica che richiedeva luso costante di
quella macchina e soprattutto il poco che se ne otteneva dopo una giornata di quattordici ore di lavoro.
Quella notte, tuttavia, trov il rumore del pedale e il correre su e gi dellago sulla biancheria una
ninnananna dolce di cui aveva bisogno per riuscire a dormire.
Emma e Josefa contavano i giorni che mancavano perch Anastasi e la sua famiglia lasciassero
lappartamento di calle Bertrellans, una casa che si era trasformata in un luogo oppressivo, addirittura
pericoloso per Emma. Remei, al pari di Anastasi, non riusciva a trovare il lavoro promesso che faceva
sognare i contadini, inducendoli ad abbandonare le terre per andare in citt. La crisi economica aveva
ormai colpito molti mestieri. Pi del venti per cento delle donne che lavoravano nel settore tessile era
senza lavoro. Nelledilizia le percentuali erano tragiche: il cinquanta per cento dei falegnami non aveva
unoccupazione, eppure nelle fabbriche di Barcellona lavoravano pi di ventiduemila bambini. Remei
era rozza, ignorante, analfabeta, incapace di prestare alcun servizio alla borghesia catalana, e non
sapeva fare nessun mestiere che avrebbe potuto procurarle un lavoro. Anastasi era ancora peggio.
Emma laveva visto alla Confraternita accompagnare, come uno scagnozzo di poco conto, i gruppi di
repubblicani che si alternavano come guardie del corpo ai dirigenti, o che seminavano il panico in citt
e boicottavano manifestazioni ed eventi contrari alle loro idee.
La violenza era tornata a Barcellona. Gi lanno precedente, il 1904, gli anarchici avevano
rinunciato allaccordo ottenuto dopo il fallimento dello sciopero generale del 1902 e avevano ripreso a
seminare bombe per le strade della citt. Se Lerroux prometteva la rivoluzione agli operai, i libertari
non sarebbero rimasti a guardare. Gli attivisti dei partiti politici e dei sindacati giravano armati di
pistole e le risse si susseguivano, tanto che le associazioni dei commercianti avevano iniziato a chiedere
alle autorit di poter creare una polizia privata che sostituisse quella municipale, del tutto inefficace.
Nel frattempo, i pochi scioperi che i sindacati avevano il coraggio di proclamare erano quasi sempre
dei fallimenti. Nel 1904 gli scioperi si erano ridotti del sessanta per cento rispetto allanno precedente,
e per lo pi erano stati ostacolati dallintransigenza del padronato, che si rifiutava di concedere il riposo
domenicale sancito dalla legge del marzo 1903.
Le cose stavano cos e, tranne quando Anastasi veniva chiamato per unazione o decideva di
andare a ubriacarsi in qualche taverna a spendere i pochi soldi che quelle scorrerie gli fruttavano, i due
contadini, con i figli che Josefa aveva benevolmente definito vivaci, facevano passare le ore seduti al
tavolo della cucina, urlandosi contro finch Anastasi non terminava la lite con una manata che
raggiungeva Remei al viso o alle spalle, e i bambini scappavano rapidi, ormai avvezzi a prevedere la
violenza del padre meglio di quanto un marinaio esperto non riuscisse a prevedere una tempesta.
Avete trovato una nuova casa? sinteressava Josefa a mano a mano che i giorni passavano.
Anastasi a volte rispondeva, altre grugniva. Non impicciarti, la rimprover una volta. 
pieno di case pronte ad accoglierci, la gente ha bisogno di soldi, le disse unaltra. Me ne andr
quando avr scambiato mia moglie con quella ragazza che ti scalda il letto, rise lultima volta,
indicando Emma con un cenno della testa, come per invitarla a entrare nella stanza che un tempo era
stata di Dalmau.
Sebbene la rabbia le urlasse di farlo, Emma non rispose e abbass lo sguardo per evitare di
sfidarlo. Quella era la promessa che aveva fatto a Josefa: silenzio. Non lo affrontare, le aveva
ordinato. E quello stava facendo: schivarlo quando lo aveva davanti, coprirsi il pi possibile per evitare
gli sguardi, chiudersi nella stanza di Josefa e stare zitta, zitta e zitta, anche con Remei, che avrebbe
voluto aizzare contro il marito per spingerla a lottare contro la sottomissione. Non farlo, laveva
convinta Josefa. Sono indignata quanto te, ma ormai manca poco, bambina mia. Ancora qualche
giorno e se ne andranno.
Quel giorno si avvicinava senza che Anastasi o la sua famiglia facessero niente per trovarsi un
altro posto dove stare tutto il giorno a litigare attorno a un tavolo da cucina, mentre i bambini correvano
per casa e le galline stavano sul pianerottolo. Erano le prime ore del mattino; Josefa aspettava che
Remei finisse di dare la colazione alla sua famiglia, per iniziare a preparare la loro. Emma aveva
allattato la figlia e si era lavata con lacqua della bacinella. I bambini entravano e uscivano dal
pianerottolo. Anastasi gironzolava in mutande grattandosi la testa, la pancia, il fondoschiena, i testicoli,
quando di colpo tre uomini comparvero sulla porta.
Dalmau Sala? domand uno agitando alcune carte che aveva in mano.
Josefa si gir verso di loro. Non c, rispose. Avete sue notizie? chiese protendendo le
mani verso i tre sconosciuti come se chiedesse lelemosina.
Chi siete voi? volle sapere luomo.
Sua madre.
E voi? domand Emma con la bambina in braccio, gi alle spalle di Josefa, anticipando la
domanda del nuovo arrivato.
Sono lufficiale notarile del giudice istruttore di Atarazanas, rispose con freddezza. Subito
dopo indic gli uomini che lo accompagnavano. E loro sono le guardie giudiziarie e dordinanza,
aggiunse indicando ancora pi indietro, verso il pianerottolo e le scale.
Dalmau! esclam Josefa lanciandosi sulle guardie. Cosa gli  successo?
Non sappiamo nulla di vostro figlio, la interruppe lufficiale mentre le guardie
sinterponevano tra lui e Josefa. Avete detto che non c?
Quando sent quelle parole, Josefa si blocc. Anastasi si era allontanato con discrezione non
appena aveva scoperto che quelli erano guardie giudiziarie. Remei faceva ancora colazione con i
bambini, estranei a ci che accadeva, ed Emma sent uno strano brivido che non lasciava presagire
nulla di buono.
Dove si trova? chiese lufficiale.
Dalmau? chiese ingenuamente Josefa.
Certo, Dalmau Sala.
Non lo so.  da tempo che non so dove si trova mio figlio... sempre che sia ancora vivo.
Lufficiale e le guardie scrutarono i presenti uno a uno, soffermandosi su Anastasi.
Chi siete voi? chiese uno di loro.
Un subaffittuario, rispose Josefa.
Anastasi Jov, rispose contemporaneamente laltro. Volete i miei documenti?
S, lo intim lufficiale. Bene. Dalmau Sala non c e voi dite di essere sua madre...
Controll le carte che aveva in mano. Josefa Port, giusto?
S.
Emma si avvicin a Josefa. I brividi aumentavano.
Bene. Questo riguarda anche voi. Prendete. Lufficiale le tese le carte, che Josefa afferr
come se bruciassero.  una denuncia che don Manuel Bello ha sporto contro voi due, Dalmau Sala e
Josefa Port, sintetizz. Esige una somma di... Luomo cerc di fare i calcoli al momento. Non so
esattamente, ma circa milleduecento pesetas doro, pi gli interessi.
Come? singhiozz Josefa.
Quello che ho appena detto. Don Manuel Bello chiede milleduecento pesetas.
A lei, alla madre? sintromise Emma.
S. Anche a lei. Lufficiale controll le carte. Signora, abbai. Qui dice che avete firmato
un contratto per cui il signor Bello prestava a suo figlio la cifra di millecinquecento pesetas doro per
liberarsi del servizio militare. Non  cos?
S, riconobbe Josefa. Ma...
Niente ma, la interruppe laltro. Avete smesso di pagare le quote di cento pesetas annuali e
il contratto  scaduto. Siamo venuti a confiscarvi tutto.
Le galline sono mie, salt su Anastasi.
Avete un contratto di subaffitto? gli chiese lufficiale.
No. Semplicemente la pago ogni mese.
Allora ogni cosa che c in casa, per legge, appartiene allinquilina, lo zitt laltro tirando una
lenta manata in aria. Discutetene con il giudice. Potete cominciare, ordin alle guardie, che
lasciarono il passo ai soldati dordinanza in attesa sul pianerottolo.
Le galline, i coltelli, sia quello grande di Anastasi che quello piccolo di Emma, la penna con il
cappuccio doro del padre di Emma, i quadri e alcuni disegni incorniciati di Dalmau, alcune statuette di
cristallo, un completo e un paio di scarpe quasi nuove che Anastasi si era appena comprato per il lavoro
e che esibiva come un marchese, e un sacchetto pieno di soldi che trovarono sotto il suo materasso,
tutto quello che si erano portati dietro dal loro paesino di Lrida dopo aver venduto la misera casa
contadina, oltre a quello che aveva guadagnato come scagnozzo a Barcellona, circa quattrocento
pesetas in tutto.
Quello  mio! ulul Anastasi guardando lufficiale e le guardie come se stesse soppesando
lidea di prendere il sacchetto e scappare. Non pensarci nemmeno, lesse negli occhi del funzionario. 
mio, insistette allora Anastasi.
Ditelo al giudice, ripet lufficiale con sarcasmo, gi seduto al tavolo della cucina, con le
monete disposte in una montagnetta davanti a s, mentre ne trascriveva la quantit sul documento dei
beni confiscati.
Mentre i figli di Anastasi litigavano a morsi con le guardie affinch non si portassero via le
galline, due di loro attraversarono la casa e passarono davanti a Josefa caricando lo sgabello, i cesti di
biancheria e la magnifica macchina da cucire comprata dal signor Escuder, in calle Aviny.
Emma, con Julia in braccio, dovette affrettarsi ad afferrare in tempo Josefa, impallidita di colpo,
con la bocca aperta ma incapace di emettere suono, prima che svenisse mentre la sua macchina da
cucire passava in mano a quei predatori spietati.
Era stata nella fabbrica di ceramiche solo quando vi si era recata a insultare Dalmau per aver
venduto i suoi nudi. Anche quel giorno non era riuscita a entrare, dopo che Paco aveva informato don
Manuel che lex fidanzata di Dalmau voleva vederlo.
Perch? le aveva domandato il custode.
Una questione personale.
Paco aveva fatto segno di no con la testa, e lo fece di nuovo quando, poco dopo, torn alla
guardiola per comunicarle il divieto di don Manuel.
Posso aspettare, disse lei. Domani? insistette davanti al costante movimento della testa del
custode.
Non vuole vederti. Non ci sperare.
Come poteva non sperarci? Don Manuel le aveva portate alla rovina. A parte i letti, i vestiti, i
mobili e gli utensili per mangiare e cucinare, la casa era rimasta vuota e senza aver coperto nemmeno
in minima parte il debito. Josefa era sconvolta. Se i problemi con la droga e la scomparsa di Dalmau
lavevano avvilita, il fatto che degli estranei avessero violato la sua intimit, il luogo in cui aveva
vissuto con suo marito e cresciuto i suoi figli, il suo rifugio, lavevano prostrata allinverosimile. Josefa
cercava la macchina da cucire e, quando non la trovava accanto al letto dove doveva essere e dove era
stata per anni, scuoteva la testa e mormorava come se non riuscisse a capire, poi andava in cucina,
usciva sul pianerottolo e infine tornava in camera, convinta che avrebbe trovato la macchina, che
invece non cera.
Aspetter qui, disse Emma al custode appostandosi fuori dallinferriata della fabbrica di
ceramiche.
Fa come ti pare, ma non otterrai nulla, ragazza, replic laltro.
Invece doveva. Che cosa ci guadagnava don Manuel a rovinare una donna come Josefa? Anche
lei aveva perso un figlio. Glielo avevano rovinato, si era lamentata in pi di unoccasione con Emma:
quei borghesi avevano rubato lanima di Dalmau e lui, ingenuo, aveva ceduto alla superbia, alla
ricchezza e infine al vizio.
Da parte sua, Anastasi aveva seguito le guardie fino al tribunale di Atarazanas alla ricerca di
qualcuno che lo aiutasse a recuperare i suoi averi, sebbene non avesse troppe possibilit di riuscirci,
come aveva commentato lavvocato Jos Mara Fuster, dopo essersi presentato ancora una volta a casa
di Josefa accompagnato da Toms, aver letto la denuncia notificata dallufficiale e aver sentito dire da
una Josefa sconvolta e titubante che, in effetti, aveva firmato quel contratto per liberare Dalmau dal
servizio militare.
Emma stava pensando a tutto questo, e alla furia che si sarebbe scatenata al rientro di Anastasi
dal tribunale, quando si apr la porta della fabbrica e la carrozza che normalmente usciva al piccolo
trotto lo fece al galoppo, anche se non abbastanza veloce perch Emma non riuscisse a riconoscere
luomo dalle basette lunghe e folte che vi era allinterno e che sostenne il suo sguardo. Corse dietro alla
carrozza, ma lunica cosa che ottenne fu dingoiare la polvere e di essere colpita da una pioggia di
pietruzze sollevate dalle ruote.
Emma sferr un calcio a vuoto. Era tardi e non poteva perdere altro tempo. Aveva implorato per
avere quel permesso alla Confraternita. Julia doveva mangiare e il suo capo probabilmente stava
urlando e chiedendo dove fossero i bicchieri e le tazze puliti. Emma non poteva rischiare di perdere il
posto, i suoi soldi sarebbero stati gli unici a entrare in casa di Josefa, perch Anastasi, che
probabilmente avrebbe continuato a proteggere alcuni e a derubare altri anche senza il suo completo e
le scarpe nuove, le aveva avvertite: lui e la sua famiglia non si sarebbero mossi da l e non avrebbero
sborsato un centesimo finch non fossero riusciti a recuperare i loro averi. Il problema sarebbe stato
pagare da sole tutto laffitto, pens Emma ripercorrendo la strada dalla fabbrica di ceramiche fino alla
Confraternita.
Lavor duramente per il resto della giornata, pensando spesso a Josefa e alla vita difficile di
quella povera donna. Aveva perso il marito e la figlia, Montserrat, per la causa operaia; aveva perso il
figlio Dalmau per il motivo opposto, perch i borghesi gli avevano rubato lanima, e adesso veniva
spogliata di ogni avere. Emma doveva parlare con don Manuel: se era un buon cristiano come
dicevano, si sarebbe mostrato comprensivo. Era evidente che non sarebbe riuscita a entrare nella
fabbrica e non sapeva con precisione dove vivesse. In un edificio sul paseo de Grcia, le aveva detto
tante volte Dalmau, in una casa con i soffitti altissimi e una terrazza immensa che si affacciava su un
cortile interno, con uninfinit di stanze, quadri, lampadari, argenteria e mille altre cose. Emma non
sapeva dove, ma sapeva a chi chiedere.
Vorrei vedere padre Jacint.
Sebbene fosse quasi notte, presso gli scolopi della ronda di Sant Antoni erano ancora in corso le
lezioni serali, cos come alle confraternite e negli atenei. L aveva insegnato Dalmau, mentre lei
imparava il catechismo al posto di Montserrat nellistituto delle suore del Buen Pastor. Prima aveva
lasciato Julia in calle Bertrellans, a Josefa, portandole un po di cibo, e poi si era recata dagli scolopi
presentandosi al portinaio come la fidanzata di Dalmau Sala. Luomo disse di conoscerlo, di ricordarsi
di quando dava lezioni l, e la fece aspettare in una sala sobria e scura, come solevano essere tutte
quelle degli edifici religiosi, presidiata da un Cristo crocifisso, con un tavolo di legno e diverse sedie
attorno.
Tu devi essere...
Emma lo aveva visto entrare dalla porta con la sua tunica. Il religioso non le tese la mano.
Emma Tsies. Sono stata la fidanzata di Dalmau... Dalmau Sala.
S, s, la interruppe padre Jacint. So chi . Cosa ti porta da queste parti?
Emma inizi a spiegare le ragioni che lavevano portata l. Padre Jacint la ascolt inespressivo
finch la giovane non disse che da molto tempo nessuno aveva pi notizie di Dalmau e lo davano per
morto.
Siete sicuri? domand il reverendo.
No,  impossibile esserne certi. Se cos non fosse, per, qualcuno lo avrebbe visto. Sua madre
lo d per morto e ora... Come vi ho detto, le hanno tolto lunica fonte di guadagno che aveva.  vedova
e non ha nessun aiuto. Morir anche lei.
E tu vorresti che don Manuel le restituisse la macchina da cucire?
S. Padre, so cosa  successo tra Dalmau e la figlia di don Manuel e le tragiche conseguenze,
ma so anche che don Manuel  un buon cristiano e che i buoni cristiani, anche se oltraggiati, devono
perdonare e non nutrire rancore, n odio, n desiderio di vendetta. Emma aveva preparato quella parte
del discorso quando aveva deciso di fare visita al religioso, che si drizz sulla sedia nellascoltare tali
ragionamenti. Voi non credete che i pochi soldi che don Manuel riuscirebbe a recuperare da quella
vecchia macchina da cucire siano solo una odiosa vendetta nei confronti della madre di Dalmau?
Potrai chiederglielo tu stessa.
Accadde il giorno dopo. Giuro che vi strapper i testicoli se non mi lasciate andare! Emma
dovette imporsi con il suo capo al caff della Confraternita, pur non avendo pi il coltello, affinch le
concedesse il permesso di uscire. Padre Jacint le aveva fatto sapere che don Manuel lavrebbe ricevuta
prima di pranzo, nella sua casa, di cui le mandava lindirizzo.
Doveva riuscirci: Josefa era a pezzi.
La condussero nellappartamento dalla scala di servizio e l la fecero attendere in piedi, per pi
di mezzora, finch la domestica che laveva guardata con disprezzo quando le aveva aperto la porta
non laccompagn nella zona nobile. Dalmau non aveva esagerato nel descrivere la magnificenza e le
ricchezze che decoravano quella casa. Fa attenzione a non toccare o rompere nulla, si permise di
avvertirla la domestica.
Nel salone principale fu ricevuta da don Manuel, vestito a lutto, e da padre Jacint, seduti
ciascuno su un divano. Non la salutarono, n la invitarono ad accomodarsi.
Quindi, credi che dovrei concedere il perdono, fu la prima cosa che disse il maestro, mentre
Emma era in piedi davanti a lui con la domestica alle sue spalle. E non vendicarmi con la madre
delluomo che ha ucciso mia figlia?
Non  stato lui a ucciderla, lo corresse Emma.
Sei venuta per discutere di questo?
No, non sono venuta per questo, rettific. Ma s, credo che non dovreste vendicarvi sulla
madre di Dalmau.  una donna che morir senza la sua macchina da cucire; cucire  lunica cosa che sa
fare e, visto quant difficile trovare lavoro in questa citt, non sopravvivr senza quella macchina.
Prese fiato e ingoi lorgoglio: Imploro la vostra carit, don Manuel.
Parli di carit, la pi importante delle virt cristiane! esclam laltro. E padre Jacint mi ha
raccontato le motivazioni che hai addotto ieri... Il maestro lasci la frase in sospeso.
S, si vide obbligata a rispondere Emma.
Ma tu sei una rivoluzionaria, anarchica o repubblicana. Ora siete tutti in un mucchio! disse
con disprezzo. Com possibile che usi argomenti cristiani per difendere le tue pretese?
Voi accettereste argomenti sociali? Si rese subito conto di aver sbagliato a parlare in quel
modo. Cerc aiuto nel religioso. Non lo trov. Voglio dire...
So cosa vuoi dire, la interruppe don Manuel. Le ragioni per cui scioperate e manifestate. Le
conosco e ne patisco le conseguenze. In ogni caso, per, quello di cui mi accorgo  che voi
rivoluzionari usate unargomentazione o laltra secondo la convenienza. Questa si chiama ipocrisia.
Non sono venuta per discutere di questo.
Ma lo stai facendo. Ti burli delle mie credenze, della mia religione...
Io sono rispettosa. Non  mia intenzione farlo.
S che lo , la interruppe don Manuel. Passate la giornata a bestemmiare, accusando la
Chiesa e i credenti di tutti i mali, ma poi non esitate ad appellarvi a concetti come la carit cristiana per
ottenere quello che volete. Voi non la vedete cos, padre?
Il religioso annu, senza dire niente.
Siete falsi, prosegu don Manuel. Non avete n onore n pudore e pretendete che noi
cediamo alle vostre suppliche in nome di un Dio nel quale nemmeno credete.
Emma sopport quel duro discorso, mandando gi lorgoglio che la spingeva a difendere la sua
causa, quella degli operai, e a rivendicare la sua dignit.
Forse, intervenne padre Jacint. Forse don Manuel sarebbe pi benevolo nei vostri confronti
se gli diceste dove si trova Dalmau...
Non lo so, replic Emma.
Non sanno mai nulla! disse sarcastico don Manuel. Chiedono e chiedono senza dare mai
nulla in cambio. Sono parassiti, che si approfittano delle nostre fabbriche e non ringraziano nemmeno
della possibilit che gli diamo di lavorare. Dove sareste senza quei datori di lavoro che criticate tanto?
Che ne sarebbe della gente come te, disgraziata, se in questa citt non ci fosse qualcuno che ti
assumesse? Te lo dico io: saresti per strada, a vendere il tuo corpo e quello di tua figlia, perch non hai
nessuna morale, decenza o timore di Dio... Dalmau  una feccia e, se tu sei stata con lui, devi avere la
sua stessa natura... Feccia!
A Emma cedettero le ginocchia. Le parole di don Manuel la colpirono come una sbarra di ferro.
Vacill, si appoggi a un tavolino e fece rovesciare un vaso, che cadde in mille pezzi al suolo. Nella
stanza nessuno si mosse. Di colpo il mondo le cadde addosso. Fu assalita da unangoscia tale che non
riusc a impedire alle lacrime di scorrere, davanti a don Manuel e a padre Jacint. Non fece nulla per
nascondere il proprio dolore n gli altri fecero qualcosa per consolarla, rimanendo immobili, dritti, sui
loro divani.
E cosa volete che faccia? singhiozz. Nessuno rispose. Emma ansimava con le mani
intrecciate con forza sul ventre. Volete che vi supplichi? Singinocchi. Una scheggia del vaso le si
conficc nel ginocchio destro, che inizi a sanguinare macchiando il tappeto.
Padre Jacint si alz come se volesse porre fine alla questione.
No, la ferm don Manuel. Non vogliamo che supplichi noi, ragazza. Inginocchiati davanti a
Dio e supplica Lui, aggiunse indicando una croce appesa alla parete.
Emma abbass la testa, il mento contro il petto, e forse avrebbe ubbidito se non avesse visto
sulle labbra di don Manuel un sorriso sarcastico, di sfida. Seppe che il suo gesto non sarebbe servito a
nulla, che quelluomo non avrebbe mai ceduto perch era accecato da un odio immenso.
Basta! grid alzandosi in piedi, non facendo caso al ginocchio che sanguinava copioso. Non
ho intenzione dinginocchiarmi mai pi. N davanti a voi n davanti al vostro Dio. Lho gi fatto in
passato... Si mise a ridere e, con la risata, le torn la forza, la dignit. Voi credete di sapere tutto, ma
non  cos. Avete creduto che Montserrat, la sorella di Dalmau, assistesse alle vostre stupide preghiere
come una pecorella smarrita, ma non lo ha mai fatto. Sono stata io, s io, a sostituire la sorella di
Dalmau. Non sapete quanto abbiamo riso di quelle suore. Volete che vi reciti un Padre nostro? Ancora me lo ricordo...
Fuori! Vattene di qui, blasfema! grid don Manuel. Dovremmo toglierti tua figlia, puttana,
prima che tu la venda al primo ruffiano. Vuoi che restituiamo a quella vecchia la sua macchina da
cucire? Allora torna al convento del Buen Pastor, chiedi perdono alle suore che hai ingannato, prendi
gli ordini e consegnaci tua figlia. Le cercheremo una buona casa, lontana da una maledetta bugiarda come te.
No! url Emma. Non vi permetter di avvicinarvi a mia figlia. Lotter contro di voi, e la mia bambina sar al mio fianco. E, se sar necessario, moriremo insieme.
...
.
...
12.
...
.
....
Lo chiamavano Pekn, come la citt di Pechino, perch era un quartiere costruito alla fine
dellOttocento da lavoratori cinesi o filippini  cera una disputa al riguardo , ma in ogni caso
orientali, emigrati a Barcellona dalle isole spagnole di Cuba o dalle Filippine durante la guerra che
aveva portato alla sconfitta della Spagna e alla vittoria degli Stati Uniti. In quella zona, un numero
indefinito di diseredati, senza pi nulla, aveva trovato un posto dove insediarsi, nella stretta lingua di
spiaggia tra il mare e la ferrovia che portava in Francia via Matar, accanto alla foce del fiume Horta,
non lontano dal porto e dalla Barceloneta.
L, sulla spiaggia, senza alcun tipo di servizio o riparo dalle burrasche che regolarmente
devastavano la zona, era sorto un insieme di baracche fatte di legno, fango, canne, teli e qualunque
altro materiale capace di offrire un minimo di riparo. Con il passare del tempo, molti orientali erano
stati rimpiazzati da migranti che giungevano a Barcellona e non avevano un posto dove vivere, cos il
quartiere di Pekn si era trasformato in un miscuglio di genti e razze, pescatori e rigattieri, lavoratori
giornalieri e venditori di qualunque cosa, anche sesso, spesso di bambini e a buon mercato, che attraeva
depravati dogni genere.
Era a Pekn che Maravillas e Delfn vendevano gli oggetti che rubavano agli sbadati. Don
Ricardo conservava ancora dei tratti orientali sulla pelle scura, eredit di una nonna nera cubana. Lui si
era sposato a sua volta con una catalana, con cui abitava in una baracca di legno piena di animali,
oggetti dogni tipo e bambini, i loro cinque figli. Ricardo, obeso, stava sempre seduto avvolto da una
coperta vicino a una stufa di ferro, probabilmente lunica in tutta Pekn, il cui fumo fuoriusciva dalle
fessure del tubo che sinnalzava fino al tetto come un camino, rendendo laria irrespirabile e linterno
della capanna opprimente. Maravillas era convinta che luomo restasse l anche di notte, su quel divano
a brandelli dove riceveva i clienti. Non lo aveva mai visto in piedi.
Tuttavia, quel giorno la trinxeraire era riuscita a far alzare il ricettatore, e la sua immensa
pappagorgia, che normalmente pendeva flaccida sotto il mento, si era tesa attorno alla mandibola.
Ti avevo avvertita! le sussurr a bassa voce Delfn dopo che lei aveva annunciato la sua
proposta. Lo hai fatto arrabbiare.
Maravillas non gli fece caso.
Mi stai vendendo questo tizio? chiese sorpreso don Ricardo indicando Dalmau, che Delfn
cercava di tenere in piedi. Lascialo! gli ordin, e Dalmau cadde a terra non appena Delfn obbed.
Ma se  morto, recrimin allora tornando a rivolgersi a Maravillas.
Non ancora, rispose lei.
Per quasi.
Un cane da stalla con il muso lungo annus Dalmau che stava a terra, incosciente.
Se muore, non te lo faccio pagare, rispose Maravillas con disinvoltura.
Credi che sborser anche solo un centesimo per questo qui? Mi hanno venduto donne,
bambini, qualche invertito, ma questo... Che problema ha? Droga, vero?
Morfina.
Non ha via di scampo. Dalla morfina non se ne esce.
Non  da tanto che si droga, gli spieg Maravillas. Qualche mese. Non  ancora troppo
grave.
E cosa vorresti che me ne facessi? Qual  la tua proposta?
Tu lo tieni qui. Se muore, niente.
E chi mi restituisce i soldi del cibo che gli do finch non muore?
Questa  la tua parte di rischio, rispose lei.
Don Ricardo rote i suoi occhi orientali. Quella trinxeraire gli piaceva. Portava buoni prodotti
ed era audace. In una Barcellona in cui la fame e la miseria minacciavano la maggior parte della
popolazione, e con un esercito di trinxeraires, mendicanti e ladruncoli sempre alle calcagna, era
difficile ottenere bottini sostanziosi: qualche borsa di tanto in tanto, vestiti, articoli dei negozi, ma
Maravillas era riuscita a presentarsi con un asinello, e in unaltra occasione con il tricorno e la sciabola
di una Guardia Civil che don Ricardo non aveva messo in vendita e conservava con entusiasmo.
Adesso si presentava con un drogato moribondo.
E se vive? volle sapere.
 un grandissimo pittore, rispose Maravillas. Quanto ti costano quelle figurine con le donne
nude? domand indicando il mucchio di cartoline pornografiche sopra un tavolo, tra binocoli e due
tazze da caff sbeccate. Lui te le farebbe gratis. E anche tutto il resto. Dipingerebbe nuda qualunque
donna tu gli dica. Magari ti farebbe anche un ritratto, lo tent aprendo le braccia.
E tu cosa ci guadagneresti? domand don Ricardo dopo averci pensato qualche istante.
So che sei una persona generosa.
Don Ricardo rise di gusto. Io? Timporta tanto di questo morfinomane? la punse nel vivo.
Delfn, che fino a quel momento aveva prestato pi attenzione al cane e ai bambini che
circondavano Dalmau, neg con la testa, come se avesse avvertito la sorella che quel tizio lavrebbe
scoperta.
Non essere stupido! rischi Maravillas, insultandolo. Sono solo affari. Se ti interessa, bene;
altrimenti lo lasciamo in spiaggia, aggiunse facendo un cenno verso la costa. Cos il mare se lo porta
via.
Daccordo. Lo prendo.
Maravillas si trattenne dal rilasciare con uno sbuffo tutto il fiato che aveva trattenuto fino a quel
momento mentre luomo grasso decideva. Vendergli Dalmau era lunica soluzione che le era venuta in
mente dopo averlo trovato in fin di vita in una strada del Raval. Lo stesso giorno in cui Emma aveva
minacciato lamministratore della baracca di Antonio risolvendo cos il problema dellalloggio per lei e
sua figlia fino al mese successivo, Dalmau era stato preso in spalla da un paio di trixeraires che lo
avevano trasportato in quella che sarebbe stata la sua nuova casa: Pekn. Morir?, si era chiesta
Maravillas notando la flaccidezza dei suoi muscoli. Probabilmente s, si era risposta da sola. Tuttavia,
non poteva fare altro per lui. Nemmeno i servizi municipali se lerano preso. Quando lo trovavano in
mezzo alla strada, gli davano un calcio per vedere se era morto e non appena lui si muoveva lo
lasciavano l.
Non cera una cura per i morfinomani, come in realt non cera per i tanti alcolizzati che
venivano portati in ambulatorio, ma questi ultimi dopo un paio di zuppe calde e qualche ora di sonno
tornavano per strada giurando di non bere mai pi, promessa che rinnegavano alla prima taverna,
mentre gli altri, i drogati, soffrivano di crisi dastinenza tremende davanti alle quali i medici non
potevano fare niente. Gli ospedali non ammettevano i drogati; nemmeno i rifugi e le case di carit li
volevano, cos negli ambulatori dovevano trattarli con qualche sostituto: alcol  i medici dei ricchi
raccomandavano champagne, ma l davano quello che avevano  o qualunque altra medicina che
contenesse morfina o eroina, come gli sciroppi per la tosse. Poi, quando riprendevano conoscenza, li
lasciavano andare, sicuri che sarebbero tornati dopo non molto. I ricchi potevano andare nei sanatori,
generalmente nel Sud della Francia, dove venivano curati e poi ricadevano nel vizio non appena
varcavano luscita. I diseredati come Dalmau invece potevano solo prolungare lagonia rubando o
facendo lelemosina, in attesa di morire.
Tu, occupati di questo qua, ordin don Ricardo a uno degli scagnozzi che aveva sempre
attorno. Dagli qualcosa da bere. Non acqua, cazzo! lo rimprover non appena lo vide afferrare una
brocca. Vino, sambuca o grappa! Qualunque cosa che lo svegli. Poi fallo mangiare.
Maravillas osserv Dalmau, sdraiato nel punto esatto in cui lo aveva lasciato cadere Delfn. Il
cane gli faceva da guardia. Quel rifiuto umano ricordava ben poco il pittore che era diventato famoso
grazie ai dipinti dei trinxeraires e alle ceramiche. Era vestito come un mendicante qualunque, con strati
di vestiti bucati e stracciati, e fogli di giornale tenuti insieme con corde al posto delle scarpe. Barba
lunga. Sporco. Pallido. Emaciato. La trinxeraire credette di vederlo reagire dopo che lo scagnozzo di
don Ricardo gli introdusse un sorso di sambuca in bocca. Dalmau apr gli occhi e lei si nascose dietro
un paravento nero, squarciato, che un tempo doveva aver avuto delicati decori orientali. Da l lo
osserv, ignara del fatto che il vecchio non la perdeva di vista, e mentre Dalmau cercava di mettersi in
piedi, strinse denti e pugni per aiutarlo mentalmente ad alzarsi. I suoi sforzi non furono premiati:
Dalmau ricadde a terra.
Lo far per te, Maravillas, la voce di don Ricardo interruppe i suoi pensieri. Se vive,
dipinger il quadro che mi hai proposto e poi te lo restituir o lo lascer andare via, come preferisci,
per mi sarai debitrice di un favore... qualunque cosa. Daccordo?
Solo se lui star bene, pretese lei.
Don Ricardo alz le spalle e allung le braccia con i palmi allins. Nessuno pu prevedere il
futuro di un drogato. Non mi chiedere limpossibile.
Siamo daccordo, rispose comunque Maravillas dopo averci riflettuto un momento.
Don Ricardo annu e la pappagorgia ingurgit mezza mandibola inferiore. Mettilo in mare cos
si sveglia una volta per tutte, ordin allo scagnozzo.
Pensi di riuscire a curarlo cos? disse sorpresa Maravillas.
Non lo so. Non sono un medico, le rispose laltro. Ma  quello che faccio con gli ubriachi, e
funziona. In ogni caso, sta tranquilla, ragazza: il cane lo ha preso in simpatia e ti assicuro che
quellanimale non si avvicina a nulla che odori di morte.
Maravillas usc dalla baracca per vedere Dalmau mentre veniva trascinato fino alla spiaggia.
Era lautunno dellanno 1904 e il mare, un po mosso, appariva grigio sotto il cielo coperto. Maravillas
trem alla sola brezza carica di sabbia che le scuoteva i vestiti. Luomo spinse Dalmau in mare
cercando di non bagnarsi e, quando lacqua gelata arriv alle ginocchia del pittore, si limit a spingerlo
con urla e gesti affinch entrasse in acqua. Dalmau non gli fece caso e rimase immobile, rattrappito,
davanti agli schizzi delle onde che gli sinfrangevano addosso. La trinxeraire si gir e fece segno a
Delfn di seguirla.
Che farai quando don Ricardo ti restituir Dalmau? le chiese suo fratello quando furono
ormai lontani da Pekn. Avremmo potuto cavare qualche soldo a quel farabutto.
Maravillas fece spallucce.
Erano pochi, quindi, i metodi clinici per curare la dipendenza dalla morfina. Alla sostituzione
della droga con qualche altra sostanza tossica come lalcol, che fosse in modo brusco e repentino o
graduale per pi giorni, si aggiungeva una stretta sorveglianza del drogato e  per i pi benestanti 
lalternanza di attivit fisica e cure psicologiche.
Don Ricardo, ovviamente, opt per il metodo pi brusco.
Se scopro che qualcuno passa al pittore anche solo una goccia di morfina, o qualcosa di simile,
gli taglio le palle, disse per avvisare famiglia e impiegati. Dategli dellalcol e, nei momenti in cui
riesce a tenersi in piedi, fatelo lavorare. Non dategli tempo nemmeno di pensare.
E cos fecero. Quel che restava di Dalmau, un giovane barbuto con i capelli nodosi, scheletrico
e macilento, fu incatenato per una caviglia in una stanzetta senza porta ricavata tra due baracche, con il
pavimento di sabbia, due scatoloni come unici mobili e una coperta per proteggersi dal freddo. Il cane
rimaneva fuori, assieme ad altri meticci.
Tenetelo docchio, ordin lo scagnozzo di don Ricardo agli animali.
E cos fece il branco, ben addestrato a compiti come quello. Ce nera sempre qualcuno in giro.
Rinchiuso, Dalmau fu preda degli attacchi di panico provocati dallastinenza, oltre che da
diarrea e vomito che nessuno puliva; e poi spasmi muscolari, dolori insopportabili...
Lui urlava, si graffiava e colpiva il legno della baracca con i piedi e con i pugni, e addirittura
con la testa. Un gruppo di bambini seminudi si divertiva a sputargli e lanciargli addosso spazzatura,
gridando e incitandolo a farsi ancora pi male, quando si presentavano le crisi pi acute. In quei
momenti, di solito arrivava qualcuno degli uomini di don Ricardo che gli portava da bere.
Morfina! os chiedere una volta urlando. Voglio della morfina!
Lo scagnozzo, che era accorso con un bicchiere di sambuca, lo appoggi su uno degli scatoloni
e tir a Dalmau uno schiaffo che lo spinse contro la parete.
I bambini che non erano scappati allarrivo delluomo si misero a ridere, applaudendo.
Sei morto, imbecille, lo insult lo scagnozzo. Non so perch il capo sprechi le sue forze con
te. Poi, invece di lasciare l la sambuca, afferr il bicchiere e gli lanci il contenuto in faccia. Lecca
se vuoi bere.
Dalmau prov a rispondere, ma riusc solo a balbettare qualche parola incomprensibile. Non era
ancora morto, avrebbe voluto dire.
Gli davano da mangiare. Avanzi di pesce putrido rimasti attaccati alle pentole, e qualche crosta
di pane. Pekn era piena di pescatori. E lalcol in certe occasioni lo rianimava al punto da riuscire a
mettere in ordine i pensieri e persino a ricordare: Emma, rsula, il maestro, sua madre... In quei
momenti di lucidit restava sorpreso dalla sua situazione, incatenato tra le baracche.
Sei propriet di don Ricardo, gli rispose uno degli uomini il giorno che Dalmau riusc a
pronunciare la domanda, sebbene a fatica perch quasi non riusciva a parlare.
Generalmente, durante i brevi momenti in cui non era attanagliato dallangoscia, dalla febbre o
semplicemente dal delirio, Dalmau balbettava qualche parola che gli rimaneva intrappolata nella bocca
piena di piaghe e tra le labbra secche.
Io non... cerc di rispondere prima che laltro lo afferrasse per il collo.
Invece s. Non sei altro che feccia e non meriti il pane che ti viene dato. Ringrazia. Appartieni
a don Ricardo, accettalo. O preferisci morire?
Dalmau non rispose. Quello stesso giorno, come la maggior parte delle volte, fece ritorno
allimmenso vuoto nel quale precipitava il suo spirito, nel pi profondo di un abisso oscuro in cui solo
il pensiero di bucarsi di nuovo gli procurava un po di luce. Una notte quella luce si fece sempre pi
intensa a mano a mano che aumentavano i tremori. Con la morfina come unico desiderio, niente
riusciva a trattenerlo l. Doveva tornare in citt, a mendicare, a rubare... a uccidere, se fosse stato
necessario per procurarsi una dose. Prese una delle pietre che gli avevano lanciato i bambini, e con
lastinenza che dissolveva ogni cautela inizi a colpire il legno in cui era incastrata la catena che lo
teneva legato. Ai colpi che rimbombarono nella notte si unirono i latrati dei cani.
Don Ricardo! Il vostro pittore vuole scappare! si sent urlare da una delle baracche.
Dopo qualche minuto, uno scagnozzo entr nella stanzetta e cacci gli animali a calci. Dalmau
continu a colpire il legno, accecato, senza percepire la presenza delluomo che, di malavoglia, come
se fosse una scocciatura per lui, gli tir un paio di schiaffi e un calcio nello stomaco che lo lasciarono
senza fiato, rannicchiato a terra.
Non fare scenate, gli disse luomo come se stesse parlando a un bambino. La gente vuole
dormire.
Il capo ha detto che, se hai le forze per cercare di scappare, ce le hai anche per lavorare, gli fu
comunicato il mattino seguente.
Allora Dalmau cap cosa significava essere propriet di don Ricardo. A partire dal giorno dopo,
dovette aiutare in tutte le faccende necessarie al mantenimento del magazzino e delle baracche del
trafficante e dei suoi scagnozzi. La mattina, prima di uscire, riceveva una dose di alcol sufficiente per
iniziare la giornata in buono stato, sempre accompagnato da uno degli scagnozzi per controllare che
non fuggisse.
Quasi ogni giorno, Dalmau doveva rastrellare le spiagge in cerca di legni o di qualunque altro
rifiuto portato dal mare. Il riscaldamento di don Ricardo funzionava a carbone, ma tutti gli altri usavano
la legna per il loro fuoco.
Quando Dalmau pass oltre, trascurando il ramo di un albero mezzo sepolto, una donna, forse
lamante di uno scagnozzo, con cui stava setacciando ogni centimetro di sabbia lo insult. Imbecille.
Raccoglilo!
Chiedo scusa, riusc a dire Dalmau. Lui stesso si sorprese di quelle scuse, pulite e chiare.
Chiedo scusa, ripet per convincere se stesso mentre si chinava per raccogliere quello che poi si
rivel un ramoscello minuscolo.
Il perdono si chiede in chiesa, replic la donna dandogli un paio di spintoni, come se volesse
svegliarlo. Qui vieni a lavorare, non a pregare.
Quella volta fu solo spintonato. Unaltra volta accompagn la moglie del trafficante fino a una
barca che era appena tornata dal mare.
Prendi. La merce di don Ricardo! gli urlarono dallalto della barca, gi in secca sulla
spiaggia.
La cassa, a causa del peso, scivol dalle mani di Dalmau e i pesci si sparsero sulla sabbia. Il
pescatore gli tir un primo schiaffo che lo fece cadere a terra, cancellando la vista di quei pesci che
saltavano freneticamente sulla sabbia come se volessero rimbalzare fino al mare e scappare. Nemmeno
Dalmau riusc a sfuggire al pescatore, che si accan contro di lui tirandogli calci nello stomaco.
Continua a pensare alla droga! Parassita schifoso! Dovreste morire tutti, urlava il marinaio.
Davanti alla passivit dello scagnozzo che lo accompagnava, i colpi e gli insulti continuarono.
In qualche occasione, in cui era stato preda delle convulsioni da astinenza e urlava implorando morfina,
era stato nuovamente buttato in mare mentre i bambini ridevano, lo schernivano e qualcuno persino lo
seguiva, tra i cani che saltavano in mezzo alle onde, buttandogli addosso acqua con le mani unite a
coppa. Nessuno sembrava dare il minimo valore alla sua vita: poteva benissimo morire. Era quello che
Dalmau sentiva dire: A don Ricardo non importa. Se non muore, guarir. Cerano volte in cui lo
riportavano svenuto dal lavoro. Una volta si ammal ed ebbe la febbre alta; allora lo avvolsero nei
vestiti e continuarono a dargli alcol, un po di verdure e pesce putrido. Un giorno, quando lo avevano
appena riportato dal lavoro in spiaggia, apparvero Maravillas e suo fratello che si avvicinarono alla
stanzetta.
Dalmau non riusc nemmeno a riconoscerli. Cadde esausto sulla coperta e si rannicchi in
posizione fetale.
Non lo stai uccidendo, vero? chiese la trinxeraire a don Ricardo. Non  abbastanza forte per
lavorare in quel modo.
Al contrario, ragazza. Deve fare qualcosa, muoversi, lavorare, dimenticarsi della droga. Solo
cos potr dipingere il mio quadro e io potr restituirtelo. Se nel frattempo morir, sar solo sfortuna.
Maravillas annu.
Il lavoro aument con il passare dei giorni: andare fino ai pescatori, trasportare legna, acqua,
vestiti... Eseguiva qualunque faccenda. Si fecero pi dure anche le condizioni in cui lo tenevano.
Lalcol diminu, al punto che Dalmau inizi a supplicare per averne un sorso come prima aveva fatto
con la morfina.
Muori! gli rispondevano.
Trovandosi a Pekn da quasi tre mesi, inizi a provare rancore ogni volta che lo picchiavano
finch un giorno si difese da un pescatore che gridando Dai, su! lo aveva preso a calci per indurlo a
trasportare la cassa pi velocemente. Dalmau fece qualche passo pi veloce, spinto dalla forza del
calcio, poi lasci cadere la cassa sulla sabbia e si gir verso luomo che lo aveva maltrattato mille volte
da quando era arrivato a Pekn. Nonostante la sorpresa, il pescatore ebbe ancora una volta la meglio:
lodio di Dalmau non trov sostegno nel suo corpo malaticcio incapace di lottare.
Inizi ad assalirlo anche la fame: una sensazione che gli smosse la coscienza perch fu come
rinascere. Smise di accontentarsi di mandare gi le schifezze che gli servivano ogni giorno e inizi a
pretendere, senza successo, cibi buoni. Don Ricardo diede ordine di continuare a servirgli pesce
putrido, verdure e croste di pane. Tuttavia, a Dalmau torn lacquolina in bocca al ricordo delle zuppe e
dei pasti che si era goduto nella sua vita precedente, e le piaghe e le ferite a bocca e labbra iniziarono a
guarire. Miglior luso della parola fino a guadagnare una certa fluidit, cos come la vista... e la
comprensione. Cosa diavolo ci faccio qui?, si domandava incessantemente. Continuava a sentire il
bisogno di morfina e alcol, ma ormai non aveva pi terribili scatti di follia, n febbri o convulsioni. A
mano a mano che linverno del 1905 si avvicinava alla fine e il sole del Mediterraneo diventava pi
luminoso e caldo, le giornate smisero di essere un inferno in cui la mente di Dalmau vagava senza il
minimo contatto con la realt. Un sorriso al cielo limpido, al mare, o perfino al cane che continuava a
vegliare su di lui, assieme a un barlume di speranza che gli fece tornare il luccichio negli occhi,
diventarono i pilastri su cui ricostru la sua voglia di vivere.
Voglio vedere don Ricardo, chiese una mattina allo scagnozzo che gli port la colazione.
Dalmau non conosceva luomo che si era proclamato suo padrone. Sapeva che viveva nella
baracca confinante con la sua stanzetta. Sentiva entrare e uscire molte persone, a qualunque ora; sentiva
discussioni e a volte persino urla, ma non lo aveva mai visto.
Hai del lavoro da fare, gli rispose laltro, senza dargli retta.
Insistette per giorni, finch una mattina, quando credeva che lo avrebbero portato al lavoro, lo
fecero entrare nella baracca.
E cos tu sei un pittore?
Dalmau impieg qualche secondo ad abituare la vista alla penombra e al fumo che invadeva la
stanza. Quando ci riusc, rimase sorpreso davanti alla moltitudine di oggetti che vi erano ammucchiati.
Gli sembrava dessere in un bazar, al cui centro, insieme alla stufa di ferro da cui usciva il fumo, si
ergeva quello che doveva essere don Ricardo: obeso, seduto su una poltrona e avvolto da una coperta.
Attorno a lui cerano un paio di scagnozzi e due o tre bambini che riconobbe tra quelli che lo avevano
deriso, ma che in quel momento non gli prestavano la minima attenzione. L contava solo don Ricardo.
Dalmau vacill. Limmagine di quelluomo era talmente strana che non seppe cosa rispondere.
Cosa vuoi? insistette il trafficante.
Perch dicono che sono di vostra propriet? decise di domandare.
Perch  cos, rispose don Ricardo. Dalmau si limit ad aprire una mano e a mostrare il
palmo, come se quel gesto trasmettesse pi disappunto di qualunque parola. Ti hanno portato qui
morto e io ti ho salvato la vita. Mi appartieni.
Ma...
Potrei ucciderti in questo preciso momento, lo interruppe laltro. Nessuno sentirebbe la tua
mancanza. Nessuno reclamerebbe il tuo cadavere. La gente pensa che tu sia morto.
Dalmau, in piedi di fronte a don Ricardo, aggrott le sopracciglia e abbass lo sguardo.
Probabilmente quellomaccione adagiato sulla poltrona e avvolto da una coperta come una vecchia
signora aveva ragione: nessuno avrebbe sentito la sua mancanza. Nella sua mente comparve come un
lampo il ricordo di quando aveva aggredito sua madre e le aveva svaligiato la casa per comprarsi gli
oppiacei. Urla, insulti, le mani che gli tremavano, la ricerca ossessiva di soldi, di oggetti da vendere... E
tuttavia intuiva che gli mancava qualche pezzo, come se quelle immagini fossero incomplete e gli
nascondessero una verit che riusciva comunque a stringergli il cuore nella morsa dellangoscia che
ormai da tempo non provava pi. Ed Emma? Ricordava che si era sposata con un muratore da cui
aspettava un figlio. Non aveva pi nessuno, nemmeno quelli con cui aveva lavorato. Dopo aver
dilapidato tutti i soldi messi da parte e nascosti in casa della madre, e dopo aver svenduto tutto ci che
le aveva rubato, poco, visto che non aveva quasi nulla, si era presentato alla fabbrica di ceramiche per
recuperare le sue cose: i bozzetti, i quadri, il camice, per poterli vendere e comprarsi qualche dose. Le
sue cose per non cerano pi, gli aveva comunicato Paco con lo sguardo severo e la voce dura.
Quellanziano che un tempo aveva chiamato amico lo aveva guardato negli occhi, rimproverandogli la
morte di rsula e mostrando la propria repulsione verso ci che era diventato. Era una prerogativa dei
vecchi, quella di non nascondere i propri sentimenti, al contrario di quanto facevano Pedro e Mauricio,
i due ragazzini che vivevano ancora in fabbrica e che, come molti altri, avevano osservato di nascosto
la scena dalle finestre.
Bruciate. Nei forni. Il vecchio aveva sputato le parole. Cos gli aveva ordinato di dire don
Manuel se fosse comparso Dalmau. Il custode si era spinto oltre assicurandogli di averle bruciate lui
stesso, mentre con un dito pelle e ossa faceva il segno del fumo che saliva. E i diritti della ragazza?
aveva risposto alle proteste di Dalmau secondo cui non avevano il diritto di toccare le sue cose. Poi gli
aveva dato dellassassino, a voce bassa, mentre si girava e gli dava le spalle.
Assassino. Lo era davvero?, si domand Dalmau alzando lo sguardo verso don Ricardo, che lo
scrutava con i suoi occhietti orientaleggianti. La morfina gli aveva a lungo evitato domande e sensi di
colpa, ma ormai in quella sorta di serenit che aveva riguadagnato a suon di botte lo assaliva il dubbio.
Nonostante il carattere bisbetico e superbo, rsula era solo una ragazza ingenua, desiderosa di fare
esperienze che la sua famiglia, la societ e la Chiesa le precludevano. Dalmau ricord lemozione
indescrivibile che laveva colta quando aveva avuto il suo primo orgasmo e luniverso intero si era
aperto ai suoi piaceri. Se il pomeriggio seguente lui non si fosse drogato, rsula non sarebbe morta.
Perch non mi ammazzi? La domanda sorse spontanea: forse quella era lunica soluzione a
una vita di fallimenti in cui era riuscito solo a far soffrire chi amava. Dopo averlo proposto, Dalmau si
sent pervaso dalla calma, finch non arriv la risposta.
Perch mi devi dipingere un ritratto. Abbastanza grande da coprire questo buco nella parete,
aggiunse indicando uno spazio vuoto alle sue spalle, di dimensioni notevoli per essere coperto con un
ritratto. Quando avrai finito, potrai tornartene da Maravillas.
Maravillas?
 stata lei a portarti qui. Questo  stato il mio accordo con la mendicante.
Dalmau pens che non voleva tornare a vivere per strada, soprattutto non con una trinxeraire.
Con il cibo che mi dai, non posso fare nessun ritratto, gli venne in mente di dire allimprovviso.
Allung il braccio con la mano e le dita aperte, il palmo rivolto verso il basso, e non dovette sforzarsi o
fingere perch ogni centimetro della sua mano tremasse.
Doveva tornare indietro ai tempi in cui era stato uno studente alla Llotja per ritrovare un suo
dipinto simile a quello che aveva appena consegnato allomone. Era orribile. Tuttavia, a don Ricardo
piacque, e anche al fiume di vicini che giorno dopo giorno si erano presentati nella baracca e avevano
sussurrato alle spalle di Dalmau, osservando il progresso prima dei bozzetti e poi delle pennellate che
avevano dato forma a un anziano tiranno sulla sua poltrona, sempre avvolto dalla coperta. Se era gi
stato il primo abitante di Pekn a possedere una stufa in ferro, ora era il primo ad avere anche un
ritratto, cosa molto pi difficile da ottenere.
Dalmau osserv il quadro: era cos realista da sembrare una grande fotografia, ma con una
definizione cromatica che quella nuova tecnologia non era ancora riuscita a raggiungere. Quel giorno lo
avrebbero appeso sulla parete in legno della baracca, per cui don Ricardo aveva invitato alcuni vicini,
tra i quali cera anche chi in precedenza aveva maltrattato Dalmau. Lui per non prest loro attenzione,
concentrato comera sul ritratto: non aveva nessuna traccia di arte o di sentimento, era un banale
riflesso della realt senza la minima interpretazione o apporto personale dellartista. Dalmau non era
riuscito ad avvicinarsi allanima o allo spirito di quelluomo, n del luogo in cui viveva e delle persone
che lo circondavano.
Se nera accorto mentre disegnava e dipingeva, con la mano relativamente ferma dopo che don
Ricardo aveva migliorato le sue condizioni di vita. Ora mangiava, meglio di tutti gli altri, sebbene
dormisse ancora nella stanzetta vigilata dai cani, ma con lenzuola e un cuscino. Gli erano stati dati
anche dei vestiti, vecchi ma in buono stato, un paio di scarpe e persino un berretto.
I mendicanti entrano ed escono dalla mia casa velocemente, solo per vendermi i loro bottini,
aveva spiegato don Ricardo il giorno in cui gli aveva consegnato tutto. Ma se dovrai rimanere qui,
vicino a me, per dipingermi, non voglio vederti cos, aveva aggiunto indicando i suoi stracci, come se
avesse bisogno di trovare una scusa alla propria generosit. E poi chi ci crederebbe che un poveraccio
 capace di dipingere il mio ritratto?
Per la prima volta da quando si trovava a Pekn, Dalmau si era lavato con lacqua che uno
scagnozzo indispettito incaricato di quel compito continuava a versare in un catino e poi, dietro
raccomandazione di don Ricardo, si era fatto sistemare la barba, ormai lunga da coprirgli il collo, da un
barbiere che viveva in una baracca vicina; due o tre sforbiciate rapide che la lasciarono dritta, senza
cambiarne laspetto rado e misero. Lo stesso barbiere, una volta finito con la barba, si dedic ai capelli,
lasciandoli lunghi fino alle spalle.
Le esclamazioni e gli applausi risuonarono nella baracca nel momento in cui il ritratto, solo per
il fatto dessere stato appeso, divent ufficialmente parte integrante dellabitazione. Don Ricardo si
alz per loccasione, scoprendo le gambe che teneva sempre nascoste dalla coperta: due pilastri che,
sotto i pantaloni, Dalmau immagin fatti di carne molliccia con le cosce attaccate sopra le ginocchia, e
che poi finivano per aprirsi a triangolo, come se i polpacci si fossero a mano a mano separati perch
incapaci di sopportare il peso. In ogni caso, don Ricardo non resistette a lungo in piedi e torn al suo
trono e alla sua coperta non appena fu sicuro che il quadro fosse saldamente appeso a un paio di chiodi.
Mentre gli invitati lo accerchiavano e si complimentavano con lui, Dalmau tenne lo sguardo fisso sul
ritratto e not che le linee, le forme e i colori lo colpivano.
Quella sensazione lo aveva accompagnato per tutto il mese di lavoro. Persino il marrone
pallido, con cui aveva dipinto lincarnato del nipote della cubana, strideva. E non era stato per
mancanza di mezzi, perch don Ricardo aveva esaudito tutte le richieste di Dalmau. Alcol o morfina:
erano quelli a essergli mancati. Qualche sorso di assenzio gli avrebbe addolcito la mente e le
pennellate, e uniniezione avrebbe fatto s che quegli occhietti, ora inespressivi, trasmettessero vita ed
emozione, comera accaduto a quelli di rsula, rinati assieme allalcol. Don Ricardo gli offriva del
vino a colazione, pranzo e cena. Dalmau non accettava mai. I bagni in mare, le botte, le febbri,
langoscia permanente e la follia che lo avevano attanagliato negli ultimi tre mesi gli avevano fatto
passare la voglia di quei semplici bicchieri di alcol. Li desiderava, e a volte fremeva ancora per una
dose di morfina, ma qualcosa in lui era cambiato. Era da tempo che non si drogava e ora riusciva a
placare la propria avidit; gli facevano pi paura la strada, la solitudine, la sporcizia e la fame anzich il
panico che provava prima di iniettarsi la droga, anche rischiando. E dando le spalle al ritratto concluse
che aveva perso il dono della pittura. La sua arte, quella genialit che aveva creduto di possedere e che
lo aveva avvicinato ai grandi maestri del Modernismo di Barcellona.
Ci aveva provato. Durante il giorno si era chiesto se non fosse colpa del modello, di quelluomo
obeso, dellambiente circostante o del fatto che lunico motivo per cui dipingeva era riprendersi la
propria libert. Si chiedeva se non fosse per quello che aveva perso la magia che un tempo lo
accompagnava fino a lasciarlo svenuto per strada. Tuttavia, quando la notte, solo e alla luce di una
candela, provava a dipingere altre operette minori, come ritratti a carbone del cane che se ne stava
accucciato allentrata, e non ci riusciva, si era convinto che la baracca e la miseria non centravano
nulla. Aveva perso lanima.
Don Ricardo... Dalmau sintrufol in mezzo alla gente che lo circondava. Mi sembrate
soddisfatto del lavoro.
S, molto. Te ne vai?
Dalmau annu.
Tieni. Luomo lo trattenne per un braccio e uno scagnozzo gli lasci cadere in mano alcune
monete. Ti basteranno per qualche giorno. Maravillas  fuori, lho mandata a chiamare, aggiunse.
Dopo aver messo via le monete, Dalmau gli tese la mano e don Ricardo la strinse prima di
proseguire.
Se non ti trovi bene in citt, sai che qui hai una casa.
Dalmau rise ironicamente. In mezzo a questi qui? disse guardando gli scagnozzi che lo
avevano picchiato, il pescatore che lo aveva preso a calci mentre era semicosciente a terra, e quellaltro
che...
Non portare rancore, lo interruppe don Ricardo. Questi qui ti hanno liberato dal vizio. Ora si
vedr se riuscirai a resistere. Pochi riescono a uscire dalla merda in cui eri finito tu.
Perci dovrei ringraziarli? prosegu Dalmau sarcastico.
S, dovresti, rispose laltro, serio.
Il tono con cui pronunci quelle parole fece riflettere Dalmau. Forse aveva ragione. Erano stati
duri con lui, ma quei colpi e quei bagni in mare durante le crisi gli avevano fatto dimenticare a poco a
poco le sue ansie, finch non avevano iniziato a fargli pi male la fatica e i maltrattamenti anzich
lastinenza.
Grazie a tutti, concesse prima di lasciare la baracca.
Fuori, Maravillas e Delfn lo aspettavano in mezzo a un gruppo di curiosi che non era stato
invitato al grande evento. Dalmau si avvicin ai trinxeraires, li chiam e insieme si allontanarono, in
direzione della spiaggia.
Come va, maestro? lo salut la ragazza.
Dalmau la guard. Durante il mese in cui aveva cercato di dipingere il ritratto, il buon cibo
aveva migliorato il proprio aspetto, mentre quella trinxeraire era piena di stracci, sporca e cadaverica
come sempre. Don Ricardo dice che siete stati voi a trovarmi per strada e a portarmi qui.
S, rispose Maravillas. Ti davamo per morto...
Grazie, allora.
E basta? La ragazza aggrott le sopracciglia.
Dalmau la ignor.
Ho visto che il bastardo ti ha pagato, disse allora Delfn.
S, ma... Dalmau annu e tir fuori dalla tasca le monete che don Ricardo gli aveva appena
consegnato. Quanto volete?
Quanto vale la tua vita? gli chiese Maravillas.
Lasci cadere le monete nella mano aperta della ragazza. Ora siamo a posto?
S, rispose lei. Alla prossima.
Quale prossima? domand Dalmau.
Denutrita, sporca, stracciona, puzzolente, indifesa, lombra spettrale che accompagnava
Maravillas riport Dalmau alle strade fangose nelle quali si era trascinato negli ultimi tempi. Il volto
della trinxeraire  gli occhi infossati in due conche livide, le labbra secche e piene di tagli, le croste su
fronte e guance  rimase inespressivo.
Dalmau cerc il suo sguardo, vuoto, morto, e cap cosa voleva dirle. Non ci sar una prossima
volta. Non ci cadr di nuovo.
Maravillas fece una smorfia e spinse il fratello nuovamente verso la fila di baracche che
formavano Pekn.
Nel rifugio del Parque gli avrebbero dato per tre giorni un letto, una colazione e una zuppa la
sera. Fu il primo posto in cui gli venne in mente di andare, dopo aver seguito le rotaie del treno che
portavano fino alla stazione di Francia, poco lontano dallistituto di carit. Laddetto al ricevimento del
settore uomini non lo riconobbe finch non disse il suo nome, Dalmau Sala, e anche cos impieg
qualche istante a riconoscere in quel giovane con la barba rada, i capelli lunghi e addosso abiti vecchi,
ma puliti, il drogato che era finito tante volte nel dispensario annesso al rifugio.
Luomo stava per dire qualcosa, ma poi decise di tacere; tanti sembravano usciti dal tunnel della
droga ma ci ricadevano poco dopo. Non voleva sbagliarsi ancora una volta e illudersi che uno di quei
poveracci in cerca di aiuto potesse davvero farcela: la citt era dura e gli anni trascorsi a fare quel
lavoro lo avevano indurito. Dalmau Sala, scrisse sul registro. Professione? domand poi con voce
fioca.
Ceramista, rispose Dalmau con voce ferma.
Ci aveva pensato per tutto il cammino da Pekn. Lasciando da parte il disegno e la pittura,
lunica cosa che sapeva fare era lavorare le ceramiche e posarle. Come aveva potuto verificare con il
ritratto di don Ricardo, la sua creativit era sparita e, in ogni caso, quello di disegnatore di ceramiche
era un lavoro impossibile da ottenere. Era assurdo pensare di presentarsi nelle fabbriche di Barcellona
pretendendo dessere assunto come tale. Nessuno invece avrebbe potuto contestare la sua esperienza
nella posa delle ceramiche, un compito di cui si era occupato fin da quando aveva iniziato a lavorare
per don Manuel Bello. I muratori, pi abituati a lavorare altri tipi di materiali come il mattone e la
pietra, spesso non prestavano abbastanza attenzione alla posa delle ceramiche, che andavano trattate
con delicatezza, quasi con affetto. Erano poche le fabbriche, e i posti di lavoro per i disegnatori erano
ancora meno, mentre di cantieri ce nerano abbastanza perch Dalmau riuscisse a trovare un buon
impiego.
Con quellidea, si un ai circa cinquanta uomini, mendicanti o operai senza lavoro, che
occupavano i letti dellistituto di carit senza riempirlo; il clima tiepido della primavera mediterranea
permetteva a molti senza tetto di dormire in strada, o probabilmente molti avevano gi sfruttato le tre
notti concesse dal rifugio e non erano ancora trascorsi i due mesi necessari per usufruire di altre tre.
Dalmau aveva a disposizione quei tre giorni per trovare un lavoro che gli permettesse di affittare una
stanza, magari con semplicemente un letto, e per sfruttare al meglio loccasione che la vita gli aveva
concesso attraverso i trinxeraires e i ladri. Osserv la zuppa servita dalle suore, circondato da uomini
che la sorbivano rumorosamente, con avidit, attenti con la coda dellocchio a quelli accanto a loro per
proteggere il proprio cibo. Cedette il vino annacquato alluomo seduto alla sua destra. Erano state
molte le occasioni in cui, mentre progrediva con il ritratto di don Ricardo e la sua libert si avvicinava,
aveva soppesato lidea di tornare a vivere con sua madre. Al ritmo delle sue pennellate, Dalmau aveva
ricostruito quanto era successo la sera in cui si era introdotto in casa, la stessa dove ora meditava di
tornare. Pennellata dopo pennellata, la sua coscienza aveva recuperato dal dimenticatoio un episodio
che lui stesso aveva fatto sprofondare. E aveva finito per rivedere sua madre a terra, con un labbro
sanguinante dopo che... dopo che lui... Un susseguirsi di ondate dolorose gli avevano riempito la bocca
di bile, finch non aveva dovuto chinarsi per vomitare la disperazione che da quel momento in poi non
aveva pi smesso di torturarlo. No. Dopo averla picchiata... s, picchiata, non aveva il coraggio di
presentarsi davanti a Josefa. Avrebbe lavorato come tutti gli operai, lontano da sogni, illusioni e
speranze non adatte alle persone umili, e forse un giorno avrebbe potuto osare di chiederle perdono.
Non sapeva se sua madre glielo avrebbe concesso. Pensare a lei gli faceva rivivere la sua condizione
miserabile, non esisteva nulla di peggio che un figlio che maltratta chi gli ha dato la vita, laffetto, cure
e attenzioni. Forse avrebbe dovuto vivere per sempre senza quel perdono.
Ringrazi quel letto, per quanto duro, e pens persino che gli piaceva sentirlo cigolare ogni
volta che si muoveva, aggiungendosi al concerto di rumori, lamenti e attacchi di tosse che risuonavano
nel dormitorio, mentre immaginava il percorso che avrebbe intrapreso il giorno dopo alla ricerca di un
lavoro. Conosceva molte persone: ceramisti, capisquadra, costruttori... Che fine aveva fatto sua madre?
Si rigir nel letto. Comera riuscita a cavarsela senza il suo aiuto economico? Dalmau si sdrai sulla
schiena e rimase immobile a fissare un tetto che intravedeva nella penombra. Sua madre continuava a
invadere i suoi pensieri. Non poteva cercarla finch non... avesse avuto un lavoro? Finch non si fosse
ristabilito? Finch il tempo non avesse cancellato laffronto che le aveva recato? Doveva sapere come
stava! Il pensiero di sua madre, che se ne andava in giro con la cesta piena di biancheria, gli serr la
gola. Si rigir nel letto. Sar pieno di costruttori che vorranno assumermi, pens, e quella certezza fu il
migliore dei sedativi. Si alz allalba, sereno e fresco. Era da molto tempo che non si sentiva cos vivo,
cos pronto. Fece colazione, scarsa, ma la fame spar nel momento in cui mise piede in calle Siclia. Il
sole, ancora basso, annunciava le sue intenzioni di accompagnarlo. Non aveva un solo centesimo, visto
che aveva dato tutto a Maravillas e a suo fratello. Fece un respiro profondo e si diresse verso il paseo
de Grcia, dove i ricchi continuavano a pagare il sole perch si concentrasse su di loro.
Lungo la strada, si lasci alle spalle alcune opere moderniste in costruzione, quelle in cui le arti
applicate, e dunque anche la ceramica, venivano usate come risorsa esuberante per caratterizzare quel
nuovo stile non solo di costruire, ma anche di affrontare la vita. Dalmau le conosceva perch vi era
stato quando lavorava per don Manuel: la casa di Modest Andreu in calle Al Bei, dellarchitetto Telm
Fernndez; quella di Francesc Burs, in calle Ausis March, opera del maestro Berenguer, il pi intimo
e imprescindibile collaboratore di Gaud, dove il vestibolo e il primo piano erano tra i migliori esempi
di Modernismo; la casa Mulleras dellarchitetto Sagnier, sul paseo de Grcia come quella di Malagrida,
che stava iniziando a costruire Codina. Da l, evitando carri trainati a mano o da muli, tram, fanciulle,
panettieri che portavano il pane alle case, balie e impiegati che si dirigevano frettolosi verso il posto di
lavoro, tra i platani che ombreggiavano il viale, Dalmau riusc a individuare la casa Lle Morera di
Domnech, che si ergeva nellisolato successivo. La facciata era costituita principalmente da pietra e
grosse vetrate, che alleggerivano la presenza di alcuni elementi decorativi che altrimenti avrebbero
potuto risultare eccessivi, troppo carichi. Dalmau sapeva che, allinterno, larchitetto stava utilizzando
le piastrelle, ma ormai doveva aver finito.
Continu per qualche metro, super la casa Amatller de Puig e, costeggiandola, trov casa
Batll che Gaud stava costruendo sopra un edificio che Dalmau ricordava come insignificante,
volgare, con linee rette e balconi regolari, nato durante il fervore edilizio dellEixample di Barcellona e
dellurbanesimo noioso e uniforme che Cerd aveva proposto; un modello, una visione della citt e un
convenzionalismo che i geni modernisti stavano sfidando.
Dalmau osserv casa Batll tra i platani e le impalcature che coprivano la facciata, e si disse che
aveva perso troppo tempo con la droga e la drastica riabilitazione a Pekn. Quelledificio, gi definito
nelle linee e nelle forme quando Dalmau lavorava ancora per don Manuel, ora sinnalzava sopra casa
Amatller, con cui confinava, come se volesse divorarla. Il tetto triangolare terrazzato e rettilineo che
fino a quel momento aveva svettato imponente sulle tegole delle altre due case attigue a quella del
cioccolataio Amatller, ora si vedeva superato dal dorso ondulato del dragone che coronava casa Batll.
La facciata, che nel primo edificio era costellata di duri motivi geometrici, si era convertita in quella di
Gaud in qualcosa di sinuoso, alla ricerca di un movimento che larchitetto imprimeva sempre nelle sue
opere e che era riuscito a ottenere scalpellando a mano il muro originale affinch abbandonasse la sua
forma regolare.
Tutto in quella costruzione, dal dorso del dragone alla facciata, sarebbe stato piastrellato. Il
dragone con ceramiche a forma di squame cangianti sovrapposte; la facciata con il famoso trencads,
tanto usato dal genio, che in quel caso avrebbe fatto ricorso a vetri colorati e ceramiche rotonde per
emulare la superficie di un lago, con onde e ninfee. Un autentico omaggio al vetro, alla porcellana e
alla ceramica, che nella casa Batll avrebbero sostituito la pietra e il mattone per convertirsi nella vera
pelle delledificio.
Posso provarci, Joan?
Dalmau si era avvicinato allimpalcatura di legno che ricopriva la facciata, dove in quelle ore
del mattino iniziavano a radunarsi i muratori, e aveva fatto quella domanda alle spalle del caposquadra,
Joan Soler, un uomo calvo, anziano ma forte, che si sforzava di nascondere landatura zoppicante
dovuta a un incidente. Quando sent pronunciare il suo nome, luomo si gir; si conoscevano, avevano
lavorato insieme in diversi cantieri nel corso degli anni ed entrambi avrebbero sostenuto senza ombra
di dubbio di essere legati da una certa amicizia. Luomo sembr riconoscere la voce, ma impieg un
po a fare lo stesso con il giovane magro e barbuto che lo interrogava con gli occhi. Sei tu? domand
infine.
Dalmau annu.
Laltro sbuff. So... Hanno detto... Non volle proseguire. La gente ti dava per morto.
Lo sono stato.
Cosa ti porta qui?
Dalmau indic il grande cassone in legno in cui si ammucchiavano i frammenti di vetro
colorato, uno dei materiali con cui Gaud lavorava il suo famoso trencads. Sapeva qual era il metodo
del maestro: chiedeva ai muratori di selezionare i frammenti di ceramica, o in questo caso di vetro, per
colore, tono, forma e dimensione, per poi posarli ciascuno in un sacco; quindi, il maestro in persona
esaminava i sacchi e giudicava la sensibilit dei lavoratori. Quelli che erano riusciti ad azzeccare la
variet, le forme, i colori e le tonalit, sarebbero stati quelli che, sotto la supervisione sua o dei suoi
aiutanti, si sarebbero occupati di comporre il trencads.
Mi piacerebbe provare a selezionare i vetri.
Vuoi lavorare come muratore? si sorprese il caposquadra. Tu sei troppo bravo per questo.
No, Joan, lo interruppe Dalmau mentre negava con la testa. Voglio fare questo. Voglio
lavorare. Ho passato davvero un brutto periodo e non ho da mangiare n un posto dove dormire,
confess. Non sarei capace di livellare o tirare su un muro, ma sai bene che quando si tratta di
ceramica sono un esperto.
Per me sei gi assunto. Sarai di grande aiuto, qui il vetro e la ceramica sono essenziali. Devo
solo dirlo...
Joan, lo interruppe Dalmau. Preferirei che meno persone possibile sapessero chi sono. Non
ho molto di cui andare fiero.
Dopo che Josep Maria Jujol, collaboratore di Gaud, ebbe rovistato nel sacco di Dalmau,
analizzato i vetri scelti, fatto varie domande sulla tecnica di posa della ceramica cui Dalmau rispose a
testa bassa, e scelto tra coloro che avrebbero lavorato al trencads della facciata di casa Batll, il
caposquadra gli anticip un paio di stipendi affinch sopperisse alle necessit pi impellenti.
A partire da quella mattina Dalmau prese parte a unopera darte creata e diretta da altri. Si
trattava di ricoprire con piccoli pezzetti di vetro colorato lintera facciata delledificio, al di sopra delle
finestre irregolari sostenute da colonne sottili, che per la loro forma peculiare avrebbero finito per dare
alla casa il soprannome di casa de los Huesos, casa delle ossa.
Il cuore gli parve riprendere a battere solo a fine giornata. Fino ad allora era andato al ritmo
lento e tranquillo con cui aveva composto quel mosaico astratto e ondulato di vetri colorati. Ora, a
mano a mano che percorreva il paseo de Grcia verso la citt vecchia, la respirazione e il polso
iniziarono ad accelerare. Si ferm in plaza de Catalunya e fece un respiro profondo allincrocio tra le
due strade che la attraversavano formando una croce; una era quella da dove veniva lui e che arrivava
fino alle Ramblas, mentre laltra andava dal Portal de lngel fino alla rambla de Catalunya. Continu
per calle Rivadeneura, dove si trovava la Maison Dore, il ristorante in cui era stato schernito e che
aveva dato inizio alla sua discesa lungo la china; super i cantieri della nuova chiesa di Santa Anna, il
chiostro e la chiesa vecchia, e arriv fino allimbocco di calle Bertrellans, dove viveva sua madre. Un
carrettiere gli url di spostarsi, ma lui rimase immobile, senza osare mettere piede in quella stradina
dove, ad allungare le braccia, si potevano toccare contemporaneamente le pareti degli edifici su
entrambi i lati della strada; entrare in quello spazio cos oppressivo, con i palazzi che si addossavano
luno sullaltro fino a nascondere il sole e impedire allaria di scorrere, lo faceva sentire a casa. Il
carrettiere insistette. Dalmau reag e si mise spalle al muro contro una delle pareti di calle Santa Anna,
molto pi ampia. Poi guard di nuovo la sua via. L lo conoscevano tutti. La coppia di proprietari della
merceria, anche se forse ormai era il figlio a gestirla. Da bambino, aveva giocato mille volte con lui per
strada. Potevano riconoscerlo anche il falegname, il panettiere o il barbiere, cos come il proprietario
della taverna e tanti altri... Ebbe paura che il suo nome rimbombasse da un muro allaltro, come
facevano le urla o le semplici conversazioni della gente, ma nessuno lo chiam. Forse quei vecchi abiti
da muratore, la magrezza o la barba e i capelli lunghi, ancora radi, nascondevano il Dalmau che quelle
persone conoscevano; o forse i suoi vecchi vicini erano semplicemente confusi dallapatia e dalla
malinconia che emanava.
Passeggi per la zona con lo sguardo sempre fisso allimbocco della via della sua infanzia. Il
cantiere della nuova chiesa di Santa Anna, il transito incessante di fedeli e mendicanti che cercavano
aiuto, dei barcellonesi che prendevano quella strada per entrare nella citt vecchia, o degli alunni che si
recavano alle lezioni serali sopra il chiostro della chiesa, permise a Dalmau di confondersi e di andare e
venire a proprio piacimento, senza avere mai il coraggio di entrare in calle Bertrellans e salire fino
allappartamento della madre. Non sopportava il ricordo di averla picchiata; ogni volta che ci ripensava
chiudeva gli occhi e scuoteva la testa. Forse lo avrebbe pure perdonato, ma la vergogna gli impediva
dimplorare una tale generosit. Come avrebbe potuto fare una cosa simile?
La Voladora. Cos si chiamava la taverna, talmente stretta che tra i tavoli attaccati al muro e il
bancone entrava solo una persona in piedi. Il pavimento e le pareti erano appiccicosi e un odore daceto
usciva dalla porta davanti alla quale Dalmau era gi passato infinite volte durante linfanzia e la
giovinezza per comprare le caraffe di vino. David, cos si chiamava loste. Un uomo affabile e
chiacchierone. Il dubbio, la rovina, linfamia che Dalmau si sentiva addosso ricordarono al suo corpo il
modo in cui avrebbe risolto quei dilemmi qualche mese prima. Trem, uno spasmo che non riusc a
trattenere, e si trov a osservare la porta della Voladora. Due, tre calici di vino e tutto sarebbe
scomparso; nessun senso di colpa lo avrebbe pi tormentato. Forse uno, uno solo, gli avrebbe dato il
coraggio che ora gli mancava di salire da sua madre e chiederle perdono. Fece un passo verso la porta,
ma si ferm prima di entrare. Non poteva. Non doveva. Non ci cadr di nuovo, aveva promesso solo il
giorno prima alla trinxeraire che gli aveva salvato la vita. I bagni in mare, le botte dei pescatori, i latrati
dei cani, le canzonature dei bambini... Strinse i pugni, fece mezzo giro su se stesso e sincammin con
passo deciso verso la casa in cui era nato.
Dalmau?
Si gir al sentire quella voce inaspettata. Emma! Il cuore gli fece un balzo non appena la vide.
Sei tu? domand la ragazza facendo un passo verso di lui, per esaminarlo da vicino,
lespressione sorpresa. Pensavamo... fossi morto, annunci prima di indietreggiare, bruscamente,
come se i ricordi le fossero tornati di colpo. Che ci fai qui? chiese, fredda.
Sembrava stanca, ma sempre bella e sicura di s. Emanava sensualit. Anche in mezzo alla
gente e alla puzza di quelle strade, Dalmau credette di riconoscere il suo odore, quello del suo ventre
quando lui vi appoggiava la testa sopra... e lo leccava. Abbozz un sorriso. La sorpresa iniziale stava
lasciando posto a molte altre emozioni che, per un istante, lo lasciarono senza parole. Era cos felice di
vederla che era disposto ad accettare qualunque cosa gli avresse detto, qualunque accusa fosse uscita
dalle labbra di quella donna che non aveva mai dimenticato.
Che ti succede? Emma lo strapp in malo modo dalla trance in cui sembrava essere finito.
Dalmau cancell il sorriso e, come se avesse appena ricevuto uno schiaffo, la voce di Emma
cancell anche quelle sensazioni piacevoli, nostalgiche, che avevano appena fatto capolino dentro di
lui, per ricordargli che il suo corpo, le sue speranze, il suo amore, ora appartenevano a un altro uomo.
Un paio di persone passarono in mezzo a loro, in piedi allimbocco di calle Bertrellans e, come
se si fosse aperta una strada, altre seguirono, rompendo con il loro passaggio il flebile laccio che ancora
poteva unirli.
Sono venuto a vedere mia madre, rispose serio in un momento in cui non passava nessuno.
Ho bisogno del suo perdono.
Bastardo! lo insult Emma.
Il linguaggio! la rimprover un uomo diretto in chiesa.
Sparisci! rispose Emma.
Luomo fece per girarsi e lei gli si piant davanti prima che Dalmau potesse reagire. Laltro
decise di evitare ulteriori problemi e di proseguire per la sua strada. Dalmau percep laggressivit
esagerata di Emma, come se la sua apparizione ne avesse destato lira.
Vieni a chiedere perdono? continu Emma con lo stesso tono, ora rivolto a Dalmau. E per
cosa esattamente? Lhai maltrattata, picchiata e derubata del poco che aveva. Sei sparito e lei ha
sofferto per la tua morte senza funerale e senza sepoltura, e come se non bastasse, quel grandissimo
figlio di puttana del tuo maestro lha denunciata per i soldi che tu gli devi per aver evitato il militare, e
si  portato via lunica cosa che le avevi lasciato: la macchina da cucire; quella macchina rumorosa che
le permetteva di pagarsi laffitto, mangiare e sentirsi indipendente. Emma not langoscia sul volto di
Dalmau dopo la sua accusa. Pur non essendosi mossi, nessuno passava pi in mezzo a loro, come se la
tensione avesse creato una specie di barriera che la gente non aveva il coraggio di attraversare.
Per quale di queste cose vuoi chiederle perdono? insistette la giovane infilando il dito nella
piaga.
Vengo a chiederle perdono per tutto, si riprese Dalmau. Se necessario, mi scuser anche di
essere nato. Approfittando dello stupore di Emma, la super e sinfil in calle Bertrellans, immersa
nella penombra, sebbene fosse ancora giorno. Dalmau sbuff e alz la testa cercando il sole. Non lo
trov; l non cera. Quella era la vita che spettava loro: buia e fredda.
Ora sei pulito, o almeno lo sembri, ma quanto impiegherai prima di riprendere a ubriacarti o a
drogarti dopo esserti scusato tanto? gli chiese Emma, seguendolo. Una settimana? Un mese?
Sei crudele, protest lui senza girarsi.
No, Dalmau, no. Non lo sono. Ho sofferto a vedere Josefa cos... Viviamo con lei, chiar.
Sentendo quelle parole, Dalmau vacill nella sua camminata decisa. Vivi qui? domand,
fermandosi, senza capire. Perch?
Lho vista soffrire molto per te, insistette Emma ignorando la domanda. Troppo. E se ci
ricaschi? E se ricominci a drogarti? Succede spesso.
In quanti siete, con mia madre? insistette Dalmau, pensando al muratore. Vive anche lui con
mia madre?, si domand amareggiato.
Io e mia figlia Julia. Antonio...  morto, si vide obbligata a chiarire.
Mi dispiace, mormor Dalmau, pentito della gelosia che aveva provato qualche istante prima.
E se ci ricaschi? chiese Emma, ignorando le sue condoglianze. Cosa puoi offrire a tua
madre?
Dalmau guard lingresso della casa da un paio di metri di distanza, prima di affrontarla:
Niente, Emma, le rispose. Non posso offrirle niente perch non ho niente. Sono un rifiuto umano
che due mendicanti con pi dignit di me hanno raccolto moribondo dalla strada. Voglio solo il suo
perdono. Poi pens a quanto fosse mancato che entrasse alla Voladora e chiedesse del vino, e
aggiunse: Come dici tu, non posso nemmeno garantirle che non cadr nuovamente nel vizio.
Emma non rispose. Qualcosa in quelle parole la commosse pi che se avesse fatto promesse.
Dalmau percorse i due metri che mancavano al portone, lo attravers e sal le scale strette, umide e con
gli scalini rotti. Emma rimase dietro, in strada, turbata da uninfinit di sensazioni opposte,
contraddittorie: non riusciva a evitare la rabbia, ma allo stesso tempo non poteva negare di essere felice
di vederlo. Di sapere che era vivo, che era l. Reag dopo qualche secondo e gli corse dietro. La porta di
casa era spalancata e sul pianerottolo giocavano rumorosamente i figli di Anastasi e Remei.
Sono gli inquilini, lo avvis Emma, che nel frattempo lo aveva raggiunto. Occupano la tua
stanza.
Avvisato, Dalmau entr e salut con un cenno della testa la donna che stava sbucciando le fave
seduta al tavolo della cucina. Non volle ispezionare la stanza. Si avvicin alla camera della madre, che
era aperta, fece un respiro profondo, buss un paio di volte sullo stipite della porta ed entr. Josefa era
seduta su una sedia mezza rotta dove prima si trovava la macchina da cucire. Ora cuciva a mano,
lentamente, con le braccia protese verso la finestra, alla ricerca della luce che non riusciva a darle la
candela che ardeva sul davanzale sopra un vecchio cartone. Dalmau svi lo sguardo dalla culla
incastrata tra il letto e larmadio in cui dormiva una bambina e, quando guard nuovamente sua madre,
le braccia erano abbassate, la biancheria era appoggiata in grembo e lei, nel vederlo, aveva iniziato a
tremare mentre un grande sorriso le si disegnava sul volto. Quel sorriso riport Dalmau alla sua
infanzia: era la stessa donna che lo accoglieva da bambino, che lo abbracciava, che gli scuoteva i
capelli e gli faceva il solletico mentre gli chiedeva comera andata la giornata.
Figlio! esclam Josefa. Lo sapevo. Lo sapevo. Lo sapevo che non eri morto.
Il sorriso si trasform in lacrime. Dalmau non ebbe il coraggio di rispondere alle braccia tese
verso di lui e rimase sulla soglia. Emma dietro di lui.
Mi dispiace, mamma, riusc a strappare alla sua gola serrata. Mi dispiace per tutto il dolore
che ti ho procurato. Sono desolato.
Fu Josefa ad alzarsi, decisa, mentre si asciugava le lacrime con il braccio, attraversare con due
passi la camera e abbracciare Dalmau.
Non lo merito, mamma.
La donna gli avvolgeva il torso e, con la testa appoggiata al suo petto, sussurrava come se stesse
pregando. A Dalmau parve di sentire il nome di suo padre, Toms, molte volte. E altrettante la parola
grazie.
Perdonami, insistette lui.
Non c nulla da perdonare, Dalmau, disse Josefa. Sei mio figlio. Sapere che sei vivo... e
sano... aggiunse staccandosi un po da lui per afferrargli le braccia e scuoterle, come a conferma delle
sue parole.  la gioia pi grande che la vita mi ha dato. Tutto il resto non conta, Dalmau. Le madri
non ricordano gli affronti di chi hanno partorito; sarai sempre parte di me.
Dopo quella confessione, Dalmau sent un brivido percorrergli il corpo. Aveva dubitato di poter
ricevere quel perdono, aveva impiegato cos tanto a osare dimplorarlo, si era nascosto... Non poteva
esistere rancore tra madre e figlio, per questo il perdono di Josefa era tanto semplice e sincero, ma
comunque...
Io ti ho picchiato. Ho bisogno che mi perdoni, mamma, che me lo dici. Ho bisogno di
sentirlo.
Qui lunico a dover perdonare qualcuno sono io!
Dalmau si gir in tempo per vedere un uomo corpulento e rozzo che scansava Emma con
violenza, nel corridoio.
Chi  questo? Dalmau non pot dire altro.
Luomo inaspettatamente lo schiaffeggi. A parte Emma, tutti gli altri si trovavano nello
strettissimo spazio tra il letto, la culla, la parete e la porta.
Anastasi!
Lurlo part da Emma. Dalmau allontan sua madre, ma non pot evitare il secondo colpo.
Allora fu lui a sganciare un pugno che colp Anastasi in pieno volto. Fu tale il ruggito che usc dalla
boccaccia di quelluomo che sovrast le urla di Emma, di Josefa e anche il pianto della bambina che si
era svegliata di soprassalto. Cadde allindietro con forza fino a colpire Emma, schiacciandola contro il
muro. Lei sbatt con la schiena e la testa, crollando a terra. Dalmau, furioso, si lanci su Anastasi con
entrambi i pugni in avanti. Non riusc a prenderlo. Laltro evit i colpi con due avambracci che a
Dalmau sembrarono fatti di ferro, e allimprovviso si vide preso per il collo da una mano che glielo
avvolgeva quasi per intero e che inizi a stringere e a togliergli il fiato. Cos Anastasi lo trascin in
cucina, dove lo fece sedere allo stesso tavolo in cui sua moglie sbucciava le fave.
Allora tu devi essere il famoso Dalmau, il drogato morto, inizi a dire mentre gli si sedeva
davanti, allaltro capo del tavolo. O mi sbaglio?
S, rispose Dalmau con voce roca. Toss, faceva ancora fatica a respirare. Sono io.
La donna inizi a raccogliere velocemente le fave per metterle in salvo dallo scatto dira che di
sicuro suo marito avrebbe avuto di l a poco; i figli della coppia, sporchi e mocciosi, stavano accanto al
padre mentre Josefa si era messa alle spalle di Dalmau, ed Emma indolenzita cullava Julia tra le braccia
per farla calmare.
Per colpa tua ho perso molti soldi, prosegu Anastasi indicando Dalmau. Pi di quattrocento
pesetas, tutti i miei risparmi. Pi il mio coltello, il mio completo nuovo, tutto quello che avevo.
Diciamo almeno ottocento pesetas.
Perch? chiese Dalmau, senza capire. Cosa centro io...?
Quando le guardie giudiziarie sono venute a confiscare i beni per colpa del tuo debito, si sono
prese anche le mie cose.
Il contratto che avevi firmato con don Manuel per non fare la leva, Josefa credette fosse
necessario spiegare, non sapendo che lo aveva gi fatto Emma.
Gi, annu Dalmau.
Gi... E adesso? grugn Anastasi. Il colpo che Remei attendeva si abbatt sul tavolo come una
mazzata. Le rimanevano ancora da raccogliere alcune fave che saltarono in aria. Anastasi attravers
Dalmau con lo sguardo. Come pensi di restituirmi quei soldi?
Io non ho nulla.
S, lo corresse laltro allungando lultima vocale. S che hai qualcosa. Hai una madre e hai
quella l, aggiunse indicando Emma. Troverai il modo di ripagarmi.
Ma loro non centrano niente.
Ti assicuro che pagheranno al posto tuo, se non trovi un modo di risolvere il mio problema. Mi
hai capito? Ci metterei poco a recuperare i soldi che mi devi, vendendo la ragazza. Capisci?  un
rischio, ma non esiter a correrlo se nessuno mi restituir quello che  mio.
Emma guard Anastasi con lodio marcato nelle sopracciglia aggrottate. Aveva gi minacciato
di farlo in molte occasioni, di costringerla a prostituirsi, di venderla a qualche pappone. Cos tante volte
che un giorno in cui Emma si trovava alla Confraternita con quegli amici di Antonio che lavevano
accompagnata al funerale, aveva raccontato loro del suo problema. Pi tardi, quattro muratori avevano
aspettato Anastasi sulla porta di casa in calle Bertrellans. La conversazione era durata lo stretto
necessario perch lo scagnozzo prendesse nota delle funeste conseguenze che avrebbero avuto per lui e
la sua famiglia la scomparsa di Emma o qualunque disgrazia potesse accaderle. Da allora, erano passati
due mesi in un equilibrio precario, una tensione insopportabile. Emma non poteva andarsene, non
aveva nessun posto dove andare, sebbene il vero motivo che la spingeva a rimanere era la
preoccupazione di lasciare Josefa, che non era disposta ad abbandonare la sua casa, nelle mani di un
energumeno che si rifiutava di traslocare. Le aveva detto: Figliola, da qui mi porteranno via solo in
una bara. Anche cos, Anastasi aveva continuato a minacciarla, e lei aveva il presentimento che
quelluomo fosse capace di qualunque malvagit, sebbene quattro muratori avessero cercato di
terrorizzarlo.
E adesso corri a prendere i miei soldi, ordin Anastasi a Dalmau indicando con il pollice la
porta di casa alle sue spalle. E non tornare finch non li avrai. Mi hai sentito? url nel vedere che
laltro non vacillava.
Non sarai tu a ordinarmi cosa devo o non devo fare in casa mia.
Anastasi si alz bruscamente. Dalmau pure.
Figlio... lo preg Josefa, temendo le conseguenze.
Ascolta tua madre, grugn lo scagnozzo.
Josefa lo implor con lo sguardo.
Dalmau cedette, si avvicin a lei e stavolta fu lui ad abbracciarla. Perdonami per tutti i
problemi che ho causato.
Hai il mio perdono, Dalmau.
Avanti! gli mise fretta Anastasi.
Mi dispiace, disse Dalmau a Emma passandole accanto.
Gli sarebbe piaciuto parlare con lei, spiegarle, scusarsi altre mille volte, ma percep in quella
donna coraggiosa, con la pelle molto pi dura della ragazza che aveva lasciato alcuni anni prima, la
sfiducia e il rancore che non erano riusciti ad annidarsi in sua madre. Emma teneva stretta a s sua
figlia, come uno scudo, come se fosse il senso della sua vita, la sua luce.
Ci rivedremo? chiese Dalmau.
Vivo qui, rispose lei con tono acido.
Ma io non voglio rivederti in questa casa senza i soldi che mi devi, sintromise Anastasi.
Dalmau non lo guard nemmeno, fissando gli occhi su Emma in cerca di un rimasuglio dei
sentimenti che li avevano uniti. Emma non glielo concesse.
...
.
...
13.
...
.
...
Quella sera Emma vide Josefa sorridere mentre sminuzzava una crosta di pane e se ne portava
alcune briciole alla bocca, poche, dando la maggior parte a Julia inzuppate nel latte. Quella sera, la
sent persino canticchiare. Cenarono tardi, dopo che Anastasi e la sua famiglia ebbero finito, nella
speranza che lodore della cena che Remei aveva preparato fosse svanito o si fosse confuso con la
puzza delle strade e delle case. Non appena faceva buio, lo scagnozzo usciva a lavorare in qualche
topaia come guardia o semplicemente andava a bere; sua moglie sparecchiava, conservava gelosamente
i resti di cibo, se ce nerano, e andava in camera sua. I due selvaggi che la coppia aveva per figli,
invece, una volta sazi sparivano gi per la scala e i pianerottoli dove urlavano, correvano e litigavano
finch la stanchezza non aveva la meglio; a volte tornavano a casa, altre volte Anastasi o qualche
vicino li trovava addormentati in un angolo.
Josefa ed Emma aspettavano che Remei chiudesse la porta della sua camera, e poi si sedevano
al tavolo della cucina assieme alla bambina. Tuttavia, lodore del cibo cucinato prima non spariva mai
del tutto, e le perseguitava come un incubo finch non andavano a letto, ricordando loro, notte dopo
notte, la situazione critica in cui vivevano. Non avevano abbastanza soldi. Cucendo a mano, Josefa non
riusciva a guadagnare nemmeno un decimo di ci che riusciva a fare prima che le togliessero la
macchina da cucire, mentre Emma continuava a guadagnare le sue tre misere pesetas giornaliere alla
Confraternita Repubblicana. Rubava il cibo alla Confraternita e si litigava gli avanzi che restavano nei
piatti dei clienti. Gli aiuti che il partito distribuiva attraverso le sue associazioni bastavano solo per gli
operai e le famiglie senza lavoro. La crisi economica si aggravava; la tecnologia applicata ai processi
industriali lasciava migliaia di persone senza lavoro; limmigrazione dalle campagne aveva portato a
Barcellona una gran massa di persone non qualificate che si prestava a lavorare per salari sempre pi
bassi, mentre la gente si ammalava e perfino moriva di fame. Josefa ed Emma dovevano pagare laffitto
di calle Bertrellans; Anastasi non contribuiva, con la scusa dei soldi persi per colpa loro, cos ogni volta
che le due donne contavano le monete che giorno dopo giorno toglievano al pane e ai vestiti per pagare
il padrone di casa, tremavano allidea di finire in strada con la piccola Julia. Poi, il giorno in cui
riuscivano finalmente a racimolare le venticinque pesetas necessarie, sospiravano sollevate. Ancora
un mese, si dicevano. Il resto dei loro guadagni bastava appena a sopravvivere: latte diluito, verdure e
legumi rancidi, pane duro e carni che Emma sapeva essere state alterate. In un paio doccasioni chiese
aiuto a suo zio Sebastin, che le procur della carne decente a buon prezzo, anche se a malincuore
perch cos si privava della possibilit di venderla ad altri a un prezzo superiore. Rosa la aiut qualche
volta di nascosto dal padre, ma anche loro pativano la crisi. E in tutto ci, Emma conviveva con la
paura e langoscia perenni, soprattutto nei confronti della bambina, nel timore di prendere qualche
malattia o che si verificasse qualche incidente o imprevisto al quale non potessero far fronte.
Eppure, quella sera Josefa sorrideva. Ha ottenuto un buon lavoro in un cantiere importante sul
paseo de Grcia, aveva raccontato a Emma prima di cenare, mentre erano nella loro stanza, sedute sul
letto, con Julia che gattonava in mezzo, e aspettavano il loro turno in cucina mentre Anastasi e i
bambini urlavano e discutevano. Guarda cosa mi ha dato, aveva aggiunto e, come se si trattasse di un
tesoro, le aveva mostrato le monete racchiuse nel palmo della mano. Ci aiuter. Ha promesso che ci
aiuter. Emma ricord il momento in cui la schiena di Dalmau si era persa nel pianerottolo buio:
Josefa aveva reagito, come se le minacce di Anastasi avessero smesso di risuonare nella casa, nella sua
testa e perfino nel suo cuore, e gli era corsa dietro, come se la sua volont fosse stata liberata da quel
sequestro cui laveva sottomessa lo scagnozzo violento.
Dalmau! Il grido aveva rimbombato nella scala. Aspetta, figlio mio!
Quando Josefa era tornata, poco pi di unora dopo, vedendo il vortice di emozioni che
lavevano assalita Emma si vide obbligata anche lei a lasciare da parte tutti i pensieri riemersi al ritorno
di Dalmau.
Josefa aveva pianto e riso, cercando di balbettare qualcosa. Lo sapevo, continuava a dire. Lo
sapevo che Dalmau era vivo. Aveva preso la mano di Emma e poi laveva abbracciata. Sta bene. Ed
 pulito, le aveva singhiozzato nellorecchio.
Ti ha picchiata!, aveva pensato Emma. E ti ha rubato il poco che avevi. E se ci ricasca?, si
domandava, sapendo che era la cosa pi probabile: la maggior parte delle persone ricadevano nella
droga. Ma non poteva dirlo a Josefa! Quindi aveva annuito e ricambiato labbraccio.
Lavora. Dice che lavorer solo nei cantieri. Che non dipinger pi. Meglio cos!  stata la
pittura a distruggerlo. Tutta quella gente attorno a lui lo ha fatto cambiare. Josefa si era staccata da
Emma e la teneva per le braccia continuando a parlare del figlio, esultante, speranzosa.
La pittura ha rovinato anche me, si era lamentata Emma tra s. Quei nudi che erano passati di
mano in mano nella trattoria di Bertrn e poi... chiss dove altro. Aveva sentito una pugnalata allo
stomaco come ogni volta che immaginava gli uomini sporchi e lascivi desiderarla in quelle pose
tremendamente sensuali in cui Dalmau laveva dipinta. Era solo una bambina, ingenua, innamorata.
Ce la far! aveva predetto Josefa, condividendo quel suo desiderio con Emma.
Certo che s, le aveva fatto animo la ragazza nascondendo il proprio scetticismo. Ce la far.
Josefa gli aveva forse raccontato qualcosa di lei in quellora in cui avevano chiacchierato? Lui
le avr chiesto di me?, Emma ricordava lo sguardo tormentato e curioso con cui Dalmau se nera
andato.
Dice che gli piacerebbe parlare con te. Sistemare le cose, aveva detto allora Josefa, come se
le avesse letto nel pensiero.
Josefa... aveva cominciato Emma per chiarire subito la situazione.
Non ti preoccupare. Gli ho gi detto di no. Ti ha fatto troppo male, e tu non sei sua madre, non
devi perdonarlo.
Madre e figlio insieme, che chiacchieravano, rappacificati: Emma se li era immaginati.
Se vuoi che io me ne vada, perch lui possa tornare qui con te... le aveva proposto.
Morirei se mi togliessi questa piccolina. Josefa aveva sorriso dando un buffetto alla bambina
che giocava con uno scampolo di tessuto sul letto. No, figlia mia, aveva aggiunto seria. Dalmau si
riprender... credo e spero. Ma qualunque sia il suo destino, questa non  pi la sua casa.
Josefa aveva fatto trascorrere qualche secondo di silenzio. Emma aveva sostituito la sua
famiglia e preso il posto della figlia morta  Josefa ne aveva preso atto con una smorfia , e Julia... che
dire di quella bambina? Dalmau era un uomo, libero, senza legami; era lui a dover trovare il proprio
posto fuori da quella casa. Non avrebbe permesso che Emma e Julia venissero danneggiate da nulla.
Questa casa  nostra, aveva detto a voce alta, proseguendo nei suoi pensieri. E noi non
dobbiamo preoccuparci di nessun altro se non di questa piccola creatura. Dalmau ci deve aiutare a
tirare avanti,  suo dovere; avremo bisogno di molta fortuna per liberarci di Anastasi. Non so ancora
come faremo... Aveva scosso lentamente la testa per poi cambiare radicalmente umore, mostrandosi di
nuovo allegra. Per di pi, non mi ci vedo a dormire con lui in questo letto, aveva detto con ironia.
Potr aiutarci ben poco se con lo stipendio di muratore dovr coprire prima i suoi bisogni, pens
la giovane, ma prefer non dire niente.
Quella notte, dopo cena, mentre Josefa gi respirava pacatamente nel letto, Emma si alz
cercando di non svegliarla. Non riusciva a dormire, con i pensieri che saltavano incontrollati da
Dalmau a Josefa, dalla droga ai nudi, ad Antonio e di nuovo a Dalmau, ai loro sogni, al loro amore... a
Montserrat...! Credeva dimpazzire! E poi la domanda che langosciava davvero, che faceva capolino
timida da dietro quelle immagini che la tenevano sveglia: doveva perdonarlo? Non voleva nemmeno
chiederselo. Forse quando aveva creduto che Dalmau fosse morto per colpa della morfina, era riuscita a
sotterrare lodio e la rabbia, e i ricordi erano tornati a essere felici. Ora che sapeva che era vivo, per,
non sapeva se tornare allodio di prima o se perdonarlo. Scosse la testa come per allontanare da s ogni
pensiero.
Tu sei lunico senso della mia vita, sussurr allora china sulla culla in cui dormiva Julia.
Anche la bambina aveva fatto fatica a addormentarsi quella sera. Emma ne aveva incolpato le
tensioni della giornata. Josefa, quando glielaveva presa dalle braccia per cullarla, non si era detta
daccordo. Non mangia abbastanza, aveva sentenziato. Le inquietudini che fino ad allora lavevano
attanagliata erano scomparse davanti alle parole di Josefa. Avevano bisogno di pi cibo, di pi soldi per
far crescere la bambina, ed Emma credeva di sapere come riuscirci. Ascolt il respiro di Julia nella
notte, tranquilla, regolare, poi laccarezz e i turbamenti che gli uni e gli altri le avevano causato
scomparvero a mano a mano che le dita toccavano la delicata pelle della figlia.
Tu sei tutto per me, ripet prima di tornare a sdraiarsi accanto a Josefa.
Josefa ed Emma, assieme alla bambina, uscirono di casa presto; le campane di Santa Anna
avevano appena annunciato le sei del mattino. Se la sera cenavano dopo Anastasi e la sua famiglia, la
mattina i turni si scambiavano: facevano colazione prima loro, mentre lo scagnozzo recuperava le ore
di sonno perse durante la notte. Si salutarono per strada. Josefa fece il solletico a Julia che, dopo essersi
agitata tra le braccia della madre, la premi con una risata cos bella da riuscire persino a rallegrare
lambiente di quella stradina addormentata. Emma sincammin verso la Confraternita, e Josefa verso
lintermediario di biancheria, portando con s qualche lavoro che le sarebbe fruttato appena pochi
centesimi. Il cucito era il lavoro pi mal pagato a Barcellona: centinaia di donne lavoravano gratis nei
conventi in cui erano rinchiuse, e le suore facevano scendere i prezzi. E se per di pi si cuciva a mano,
era impossibile racimolare un salario decente. Il cesto di Josefa, che normalmente era pieno di
biancheria ricamata, ora pendeva leggero da un braccio.
Lintermediario non la sorprese. Una miseria. Inoltre, rifiut il colletto mal cucito di una
camicia. Controllava scrupolosamente il lavoro di Josefa, da quando lei non aveva pi la macchina.
Non ti funziona pi bene la vista, e nemmeno le mani, diceva per giustificare leccessivo zelo. In
altre occasioni Josefa avrebbe ribattuto a una tale affermazione, ma quella volta non lo fece: i suoi
pensieri erano rivolti a Santa Anna, dove aveva intenzione di dirigersi dopo aver messo via i pochi
centesimi ricevuti dallintermediario, senza nemmeno contarli.
Come fai a sapere che non timbroglio? le chiese quello interpretando il gesto di Josefa come
negligenza.
 tutta la vita che ci imbrogli, rispose lei. Che importanza avrebbe qualche centesimo in pi
o in meno?
Senza attendere una replica, si gir e sincammin verso la chiesa.
Cerco il reverendo Pedro, annunci al sacerdote che si trovava al piano terra della canonica,
accanto al bellissimo ed elegante chiostro gotico, quadrato, con dieci arcate per lato.
La canonica e il chiostro sinterponevano tra la chiesa antica, in parte risalente al XII secolo, e
la chiesa nuova in costruzione, che era pi grande e arrivava fino alla rambla, nel tentativo di emulare
quella di Santa Mara del Pi e quella di Betlem, mentre lingresso sarebbe stato su calle de
Rivadeneyra.
Il sacerdote cui Josefa si era rivolta la ispezion da capo a piedi prima di risponderle. Lui non
era un portinaio; era l per occuparsi dei malati. A ogni modo, trov il tempo di rispondere a quella
donna che in chiesa non aveva mai visto. Il reverendo Pedro  molto anziano.  andato in pensione.
Non incontra pi i parrocchiani, anche se non credo tu sia una di loro.
Sono unamica del reverendo, rispose Josefa evitando ogni riferimento alla sua condizione di
parrocchiana.
Non sapevo che il reverendo Pedro...
Per favore, mandategli a dire che c Josefa Port, la... la madre di quella bambina che lui ha
salvato da un pervertito. Capir.
Il sacerdote esaud la richiesta di Josefa e mand un giovane chierichetto; il reverendo Pedro era
benvoluto e rispettato a Santa Anna e, sebbene ancora scettico, il religioso non ebbe il coraggio di
mandare via una donna che poteva effettivamente essere una sua amica. Si trova nel chiostro, le
annunci dopo qualche minuto, quando il ragazzo torn correndo con il fiatone.
Josefa lo vide: in piedi, appoggiato a un bastone, in fondo a una delle gallerie. Si diresse verso
di lui, non sapendo se mantenere la seriet che aveva assunto da quando era entrata in quella chiesa.
Infine, a un paio di passi dal sacerdote che appariva molto pi anziano di quanto non ricordasse,
abbozz un sorriso. Reverendo, lo salut.
Josefa, si limit a rispondere lui.
La invit a passeggiare insieme, percorrendo il chiostro quadrato. La primavera si percepiva
nelle piante e negli alberi, che erano poche in quello spazio ridotto, quattro o cinque, ma fiorivano in
tutto il loro splendore. Per qualche minuto camminarono in silenzio, finch il reverendo non lo
interruppe. Nove anni.
S, conferm lei.
Era il tempo trascorso da quel 7 giugno 1896 in cui la processione del Corpus Domini che era
partita dalla chiesa di Santa Mara del Mar era stata attaccata da una bomba. Erano morte dodici
persone e una cinquantina erano rimaste ferite. La vita di Josefa era stata distrutta dopo che Toms e
quasi tutti i suoi compagni anarchici, che avrebbero potuto aiutarlo, erano stati arrestati. Suo figlio
maggiore Toms aveva sedici anni, Dalmau quattordici, Montserrat dodici. E Josefa si era ritrovata
senza soldi, senza amici, senza intermediari che le dessero da cucire, trattata come uninfame da quasi
tutta la societ che la circondava. I suoi figli ne avevano sofferto. Dalmau aveva deciso di lasciare gli
studi alla Llotja. Josefa allinizio non era sicura che fosse una buona idea, ma poi don Manuel lo aveva
assunto nella sua fabbrica. Anche Montserrat era riuscita a lavorare nel settore tessile, mentre Toms
gi lavorava nel laboratorio di un lattoniere. Tuttavia, a parte Toms, gli altri due guadagnavano
stipendi irrisori, utili a integrare gli stipendi dei genitori, non a sostenere una famiglia.
In quel periodo, il reverendo Pedro aveva visto dallesterno di Santa Anna un uomo obeso,
relativamente ben vestito, che allungava un panino con la pancetta a una bambina che stava
imboccando calle Bertrellans. La piccola si era avvicinata, luomo le aveva dato un pezzo di panino e la
bambina se lera portato avidamente alla bocca, prima che qualcuno potesse rubarglielo. Luomo allora
ne aveva staccato un altro pezzo e laveva tentata, parlandole con dolcezza e appartandosi nellandrone
buio di un edificio. La bambina non aveva esitato. Aveva ingoiato quasi senza masticare quello che gi
aveva in bocca e aveva iniziato a seguirlo. A quel punto per il sacerdote aveva afferrato il boccone che
faceva da esca e lo aveva tirato fino a strapparlo dalle mani delluomo ancora nascosto nella penombra.
Il pervertito era uscito fuori dallandrone, sorpreso, e vedendosi davanti il volto adirato del prete
aveva urlato e provato a scappare, ma il religioso laveva afferrato per un braccio e trattenuto. Qualche
curioso aveva iniziato ad avvicinarsi. Il reverendo Pedro aveva chiamato la bambina, le aveva dato il
boccone e, dopo aver tolto dalle mani delluomo il resto del panino, le aveva dato anche quello.
Sono sicuro che serve pi a lei che a te, vero? aveva detto al depravato. Sa Dio se hai grasso
di troppo... e cattive intenzioni. Laltro aveva piagnucolato in atto di contrizione. Il reverendo non ci
era cascato e lo aveva scosso, alzando la voce davanti ai curiosi intorno che continuavano ad
aumentare. Non provare nemmeno ad avvicinarti di nuovo a questa chiesa o alle strade che la
circondano! Guardatene bene! aveva detto rivolto a tutti, molti erano parrocchiani che lui conosceva.
Non  altro che un ruffiano che vuole approfittare di bambine innocenti come questa, e aveva
indicato con il mento in direzione di Montserrat, che ignara di tutto era concentrata a divorare il panino
con la pancetta. Se lo rivedrete da queste parti, cacciatelo via a calci!
Non sar necessario rivederlo! aveva gridato uno dei presenti lanciandosi sullobeso.
La gente aveva rincorso il pervertito lungo calle Bertrellans tra pugni, calci, insulti e sputi.
Era stato il reverendo Pedro ad accompagnare Montserrat a casa e a parlare con Josefa. Le
aveva raccontato laccaduto e lei aveva tremato di fronte allimmagine della sua bambina violentata in
un androne buio, umido e fetido e, una volta ricompostasi, aveva promesso di prendere misure al
riguardo. Aveva detto di aver gi parlato alla bambina degli uomini cattivi, ma promise che avrebbe
rincarato la dose.
Ha fame, laveva avvisata il reverendo.
E chi non ce lha? aveva risposto lei.
La Chiesa aiuta le famiglie nella vostra situazione.
Voi non mi conoscete, lo aveva interrotto Josefa.
S, laveva sorpresa il religioso. Sei la moglie di uno degli anarchici arrestati per la bomba al
Corpus Domini.
E allora che ci fate qui? aveva chiesto, incredula.
Non credo che tuo marito fosse responsabile. Non credo nemmeno che lo fossero gli anarchici.
La bomba  esplosa in coda al corteo, non allinizio dove cerano tutte le autorit. Perch avrebbero
dovuto uccidere degli umili cittadini?
Josefa aveva annuito. Quelli erano proprio gli argomenti che usavano gli anarchici. Nessuno
aveva rivendicato lattentato.
In ogni caso... aveva proseguito il sacerdote. Anche se vi avesse preso parte, siamo tutti figli
di Dio.
Noi anarchici non crediamo in Dio. Non possiamo essere suoi figli, aveva ribattuto lei con un
certo sarcasmo.
Per soffrite la fame esattamente come chi crede in Lui.
Josefa aveva annuito, dopo aver riflettuto qualche secondo. Reverendo, aveva detto infine
con voce serena. Mio marito  in carcere a Montjuc e viene torturato senza piet. Probabilmente lo
condanneranno a morte. Non ha messo lui quella bomba, ma ha sempre lottato contro la Chiesa.
Credete che io, sua moglie, possa approfittare dei vostri favori mentre lui sostiene la libert tra le mura
di quel maledetto castello a costo della sua stessa vita?
Il reverendo aveva annuito in segno di comprensione. Se cambiassi idea o un giorno dovessi
avere bisogno di me, non esitare a cercarmi, le aveva detto prima dincamminarsi verso la porta.
Grazie per quello che avete fatto per la mia bambina, padre, lo aveva ringraziato lei
accompagnandolo sul pianerottolo. E anche per la vostra offerta, aveva finito per dire mentre laltro
gi scendeva le scale.
Il giorno seguente, uno degli intermediari che laveva mandata via in parecchie occasioni, dopo
che Josefa era andata a supplicarlo per lennesima volta, le aveva riempito il cesto fino allorlo senza
darle alcuna spiegazione. Lei non aveva fatto domande, ma in silenzio aveva pensato a quel buon uomo
che il pomeriggio precedente era stato a casa sua. Quel giorno aveva lavorato per quasi ventiquattrore,
come per recuperare tutto il tempo perso. Cucendo a mano dal mattino, quando la scarsa luce del sole si
rifiutava di penetrare tra gli edifici dei poveri costruiti luno sopra laltro, fino a sera alla luce delle
candele di paraffina di cui mercanteggiava energicamente il prezzo con i rigattieri che vendevano
oggetti usati per strada.
Montserrat  morta, disse ora Josefa al reverendo Pedro, per saziare linteresse del sacerdote
per quella bambina da lui difesa nove anni prima.
Lo so, le disse il reverendo. Tua figlia era molto conosciuta nel quartiere, le spieg.
Entrambi stettero nuovamente in silenzio per un momento. Ho pregato per lei, confess infine.
Josefa scroll le spalle. Reverendo, non crediamo in una vita nellaldil. Non serve a nulla
pregare per un morto.
Va bene... ammise lui, con gli occhi vitrei, stanchi. Se Montserrat non esiste in nessun
aldil, non pu averle dato fastidio che io abbia pregato per lei, e se invece un aldil esiste, non le avr
fatto male, non credi?
Josefa si permise di sorridere. Se le cose stessero come voi predicate, la mia bambina sarebbe
allinferno.
Dio  clemente. Tanto da aiutare anche te, aggiunse il religioso, invitandola a rivelare la
ragione di una visita che non poteva avere altro scopo che quello di chiedere aiuto.
Sua nipote Julia soffriva la fame, spieg Josefa, attribuendosi quel legame familiare. Aveva solo
un anno ed era denutrita. Si sarebbe ammalata o, nel peggiore dei casi, sarebbe cresciuta rachitica come
la maggior parte dei figli degli operai. Lei era tornata a cucire a mano e la madre della piccola
guadagnava una miseria. Non avevano soldi e avevano bisogno di aiuto, s. Era disposta a soddisfare le
richieste della Chiesa per accedere alla beneficenza di Santa Anna?, le domand il sacerdote. Josefa
annu: avrebbe fatto qualunque cosa, anche consegnare lanima al diavolo, se fosse esistito, pur di
procurarsi cibo per la bambina. Tuttavia, non disse nulla di tutto ci, sapendo che quello che il
reverendo poteva chiederle era lunica cosa che non era disposta ad accettare.
Ti aiuter, promise il reverendo Pedro. Perch altrimenti non potresti mai soddisfare i
requisiti richiesti dalla parrocchia.
Voi sapete che non mi convertir, intervenne Josefa. Perch lo fate, allora?
Perch, indipendentemente dalle opinioni riguardo alla Chiesa, il Signore desidera che tu,
come tanti altri, sappiate che noi, suoi vicari sulla terra, suoi sacerdoti, siamo brave persone.
Il reverendo Pedro iscrisse Josefa nel registro dei poveri della parrocchia e convinse il Consiglio
di beneficenza, incaricato di valutare i bisognosi, che quella donna era idonea a ricevere aiuto perch
non era una senza tetto o una mendicante  i quali venivano rifiutati dalla parrocchia  ma unoperaia
che con il lavoro di cucito non riusciva a coprire i bisogni di una nipotina a suo carico, ment, evitando
di parlare della madre.
Il reverendo le consegn quindi una tessera su cui erano scritti da un lato il suo nome e
indirizzo, e dallaltro le condizioni che la sua titolare accettava per ricevere laiuto. Josefa le lesse con
attenzione prima di firmare. Non bestemmiare n destare scandali. Dentro di s risuonarono gli
insulti che Toms e Montserrat avevano rivolto alla Chiesa; lei stessa aveva insultato e attaccato senza
piet le donne credenti che si rimettevano nelle mani di preti e sacerdoti, e anche Emma laveva fatto
con veemenza in tutta la sua vita, e se possibile con ancora pi odio, dopo lumiliazione ricevuta
nellincontro con don Manuel. Josefa sapeva che i suoi morti non lavrebbero disturbata, se non nelle
notti in cui non riusciva a dormire, ma Emma... come avrebbe reagito Emma a quello che stava
facendo? Julia ha bisogno di mangiare!, si giustific, prima di leggere la seconda condizione sulla
tessera: Non frequentare taverne, sale da gioco o simili. Esigenza vana: non lo faceva mai. Terza:
Rispettare i sacerdoti e le altre autorit. E, infine: Comportarsi da persona onorevole e cristiana.
Sapendo di essere osservata dal reverendo, Josefa rilesse in silenzio quella che le sembrava la condanna
a morte dei suoi ideali, delle sue lotte, di tutto ci in cui aveva creduto insieme alla sua famiglia. Nel
momento in cui alz lo sguardo, con gli occhi lucidi e le lacrime sul punto di uscire, il reverendo
abbass il suo, come a non voler partecipare allumiliazione di una donna onesta e coerente con i suoi
principi che ora si vedeva obbligata a cedere per amore di quella nipotina affamata.
La ami fino a questo punto? le chiese in un sussurro il reverendo, osando guardarla.
Le lacrime ormai scorrevano sul volto di Josefa. Prov a rispondere, ma non le uscirono le
parole, quindi si schiar la gola. Con tutta me stessa, riusc a dire alla fine. Ho bisogno di vederla
ridere. Julia ha il diritto di vivere allegra e felice come la bambina che . Morirei, se le succedesse
qualcosa.
Il reverendo annu, consapevole che solo un sentimento tanto intenso avrebbe potuto portare
unanarchica come Josefa a rinunciare alle proprie convinzioni. Firma, le disse, temendo che ci
avrebbe ripensato e che la bambina non potesse quindi ricevere laiuto di cui aveva bisogno.
Josefa fece diversi respiri profondi, strinse le labbra e, dopo aver annuito in segno di
ringraziamento, firm la tessera con mano decisa, cos comera decisa la colpa che sentiva di fronte alla
memoria di suo marito e di sua figlia per quel tradimento.
Con la tessera in mano, Josefa doveva presentarsi ogni venerd a mezzogiorno in chiesa, nei
chiostri superiori della parrocchia, dove si recitava un rosario, si ascoltava il sermone del sacerdote
assieme a un centinaio di altri poveri ammessi a Santa Anna, e si riceveva un buono da spendere nei
negozi del quartiere per un chilo e mezzo di pane di prima qualit, fagioli e riso. In qualche occasione
speciale, venivano consegnati anche buoni per carne, pollo e latte.
Il primo venerd che Josefa si riun con laltro centinaio di indigenti al secondo piano del
chiostro, stretta in mezzo alla folla, la puzza di sudore, alcol e sporcizia le stord i sensi. Mentre tutti
erano impazienti che il sacerdote terminasse le sue eterne ammonizioni, la donna corse con i suoi buoni
a prendere il pane e le verdure, e quella sera, quando Emma incredula le chiese dove si fosse procurata
il cibo, si limit a far scivolare la tessera sul tavolo.
E questo cosa significa?! esplose la giovane donna, rabbiosa dopo averla solo guardata di
sfuggita. Comportarsi da buona cristiana e rispettare...! Ma si zitt.
Josefa non la guardava nemmeno. Stava giocando con Julia facendo smorfie bizzarre e gesti
buffi per farle mangiare la densa purea di fagioli con riso e pane che aveva cucinato. Questa bella
bimba, canticchiava. Crescer forte e sana, e sar la pi bella e la pi intelligente di tutto il
quartiere. Sollecit la piccola mettendole unaltra cucchiaiata in bocca. Mangia, tesoro, disse,
evitando di girarsi verso la madre perch non vedesse che stava piangendo.
Josefa aveva rinunciato a una vita intera di lotta e, insieme, aveva tradito la memoria del marito
e di Montserrat, entrambi morti per difendere principi che la donna aveva sempre fatto propri. Si era
consegnata alla Chiesa, ai preti. E tutto per dare da mangiare alla sua bambina, a sua figlia!
Continuo a non credere in Dio, confess Josefa a Emma con un sorriso pi tardi, dopo aver
lasciato la bambina nella culla, sazia, ed essersi accomodata accanto alla finestra, dove accese una
candela per riprendere a cucire.
Ne sono sicura, replic laltra, gi sdraiata a letto; non che in camera ci fosse spazio per stare
in unaltra posizione. Ma accettare lelemosina della Chiesa, umiliarsi cos. Le condizioni su quella
tessera...! Abbiamo sempre sostenuto che  il primo passo per cadere nella loro rete.
Josefa smise di cucire e rimase qualche secondo in silenzio.  vero, riconobbe infine.
Scusami, le disse Emma girandosi immediatamente verso di lei dal letto. Non ho diritto di
rimproverarti nulla. Anzi ti ringrazio...
Viviamo tempi molto difficili, figlia mia, la interruppe Josefa. Sai, non mi sento in colpa per
averlo fatto. Il sorriso di questa bambina vale qualunque sacrificio.
Sacrificio. Emma finse di dormire, rimanendo immobile e controllando il respiro, anche se
quella parola non smise di rimbombarle nella testa, stordendola. Josefa le aveva appena mostrato il
cammino, cos lontano dalla commiserazione in cui aveva vissuto fino a quel momento. Non era tempo
di adattarsi. Non era tempo di lamentarsi della situazione o della sorte. Bisognava lottare. Ingannare, se
necessario. Usare tutte le armi alla loro portata. Apr un occhio e, tra le ciglia, osserv in controluce
Josefa che cuciva alla scarsa luce della candela.
Grazie, sussurr.
A voi, rispose Josefa senza staccare gli occhi dal lavoro. Senza il vostro affetto, non sarei
sopravvissuta alla scomparsa di Dalmau.
Il giorno dopo, Emma stava attendendo nel corridoio davanti allufficio di Joaqun Truchero che
lui o il suo assistente Romero, con cui aveva parlato in precedenza, la facessero entrare. La
Confraternita brulicava di attivit e di uomini che andavano e venivano, leggevano, magari a voce alta
per gli altri, o discutevano infervorati di politica.
Fu il dirigente repubblicano a chiamare Emma. Si affacci sulla porta dellufficio, che si apriva
verso linterno, e abbozzando un sorriso, con una mano sullo stipite e laltra protesa, la invit a entrare.
Tuttavia, non si scost, restando fermo a occupare oltre met soglia, con la scusa di tenerle la porta
aperta. Emma dovette girarsi per passare accanto al giovane e, anche cos, i suoi seni sfiorarono il petto
di Truchero, che allarg il sorriso.
 da tempo che non ci facciamo una chiacchierata, comment dopo averla salutata e averle
offerto di sedersi su una delle due sedie davanti alla scrivania.
Emma si sedette e, con sua sorpresa, lui si limit ad appoggiarsi sul bordo del tavolo, con le
gambe leggermente allungate verso di lei, che dunque non poteva muovere le sue senza toccare quelle
di lui. Da quella posizione di dominio, in un silenzio che cercava di dissimulare con la mimica facciale,
storcendo le labbra, annuendo e sorridendo, Truchero la scrut come se stesse esaminando un oggetto
allasta. Distinto, Emma cerc di nascondere le mani arrossate e screpolate per il costante sfregare
tazze e piatti, ma non ci riusc. Non seppe dove metterle, dove nasconderle. Truchero se ne accorse e si
erse, arrogante, come se limbarazzo della ragazza lo compiacesse. Emma temette che la tensione le
procurasse una perdita di latte; integrava ancora lalimentazione di Julia con lallattamento al seno.
Mani da serva, latte sulla camicia: quantera diversa dalla giovane attraente che infuocava la gente con
i suoi discorsi!
So di te dal tuo capo, inizi a dire Truchero.
Emma non lo ascolt. Si guard le mani di soppiatto e si sent brutta. Come le stavano i capelli?
Non ebbe il coraggio di toccarli. E i vestiti? Dalla morte di Antonio non aveva quasi pi prestato
attenzione al proprio aspetto. Julia, Josefa, Anastasi, la povert, la fame...
Perch sei venuta? concluse Truchero.
Emma non sent quelle ultime parole e cal il silenzio. Laltro mosse le mani per farle cenno di
parlare.
Cosa? chiese lei.
Ti ho chiesto perch sei venuta. Perch mi volevi parlare.
Se era cos brutta, pens, perch quelluomo la guardava con gli occhi pieni di lussuria? Si
guard di nuovo le mani, stavolta sfacciatamente, stendendole e girandosele in grembo. Schiocc la
lingua e scosse la testa. Non sono proprio le mani di una borghese, si lament.
No, conferm lui. Sono quelle di unoperaia, di una lavoratrice, aggiunse con orgoglio,
come se stesse per iniziare un comizio.
Emma si alz. Era alta quanto Truchero. Forse le sue mani non erano belle, ma in quel
momento, sentendosi desiderata, torn a sentire il proprio corpo dopo molto tempo, un corpo nuovo
dopo la nascita di Julia, sodo, voluttuoso. Un brivido le percorse la schiena generando impulsi che non
aveva pi provato dopo la morte di Antonio. Non desiderava Truchero... oppure s? Era da tempo che
non si godeva il sesso, se non al buio e in silenzio, velocemente, quasi senza piacere. Non volle
pensarci, ma seppe che se avesse voluto avrebbe potuto dominarlo, che sarebbe riuscita a far fare a
quelluomo tutto ci che voleva e a soddisfare i suoi desideri.
Le mani di unoperaia, s. I loro corpi erano incastrati tra la scrivania, sulla quale Truchero
era ancora appoggiato, e la sedia da cui Emma si era alzata. Sentivano ciascuno lodore dellaltro. Di
unoperaia che  stanca di guadagnare tre pesetas al giorno...
Si pu rimediare, la interruppe lui con voce melliflua e afferrandola per la vita. Emma sorrise
pensando a quanto fosse ridicolo quel tono in qualcuno che era solito usare la voce come arma.
Truchero mal interpret quel sorriso e fece scivolare una mano fino alla coscia di Emma. Lei lo aveva
previsto, ovviamente; ma, anche cos, dovette trattenere un gemito. Perch sei venuta? ripet lui e le
strinse le natiche.
Perch voglio un posto da cuoca nella Casa del Popolo, pretese lei. Con uno stipendio
buono.
Non  ancora finita, puntualizz Truchero, eccitato, gemente. Dovrai aspettare...
Lei gli prese la mano e lallontan decisa. Allora dovrai aspettare anche tu.
Ma...
Scans la sedia e si allontan dal giovane. Sono sicura che c molto lavoro, anche se la cucina
non  ancora aperta. Dicono che manca circa un anno, vero?
S, conferm Truchero. Per ci sono gi persone che se ne occupano: capicantiere,
fornitori... Non c abbastanza lavoro per pagarti uno stipendio. Perch non aspiri a qualcosa di pi
modesto?
Emma sorrise ironica, allung il collo e alz il mento con sicurezza, per avvertire Truchero che
le sue parole avrebbero potuto giocare a sfavore delle aspettative. I seni, grandi e sodi, sinnalzavano su
un ventre piatto e fianchi rotondi che incorniciavano un pube che il repubblicano non smetteva di
guardare. Emma si sent potente, terribilmente potente. Questo  ci che voglio, disse. Se non c
abbastanza lavoro nel cantiere della cucina della Casa del Popolo, dammi altri compiti. So che il partito
sta preparando delle rivolte.
Truchero neg.
Lo sanno tutti quelli che bazzicano da queste parti! disse lei. Avrete sempre bisogno di
persone che organizzano, controllano e danno una mano, e lo sai che i compagni hanno una buona
considerazione di me dopo i comizi e le lezioni alle operaie. Tu mi paghi bene per entrambi i lavori, e
io non ti deluder. So cucinare,  il mio lavoro, e quanto allattivismo... Be, mi conosci.
Truchero fece un passo verso di lei, che indietreggi. Si ferm. Quello che mi chiedi... inizi
a dire, cercando di controllare il respiro.
Se tu non puoi, posso sempre rivolgermi ad altri nel partito. Molti di quelli che mi hanno
aiutata duranti i comizi mi hanno dimostrato affetto, lo minacci.
Nella mente di Truchero sfilarono nomi e immagini di compagni, alcuni suoi amici e altri no,
che non avrebbero esitato un secondo a soddisfare Emma. Vedr cosa posso fare, promise allora.
No, si sorprese Emma a rispondere. Non vedrai cosa puoi fare. Farai!
Lo salut con un sorriso provocante e usc dallufficio lasciandolo sconcertato. Non appena
chiuse la porta, le ginocchia le tremarono fin quasi a farla cadere. Si appoggi al muro e percorse il
corridoio in fretta, allontanandosi dalla possibilit che Truchero aprisse la porta e la vedesse in quello
stato. Gir langolo e, una volta libera da quel rischio, si appoggi tremante alla parete del palazzo, con
la testa che le girava. Cosa aveva fatto? Si era comportata come una volgare prostituta, come quella
sgualdrina schifosa che le aveva rubato il posto dal pollivendolo perch gli permetteva di pizzicarle il
sedere. Anche Truchero lo aveva fatto! No, si corresse colpendo con forza la parete con il palmo della
mano. Lei non era una prostituta. Pens a Julia: doveva allattarla. Fece alcuni respiri profondi e
sincammin verso lasilo. Sacrificio, si ripet. No, non si era venduta come le prostitute; lei,
semplicemente, si era immolata per sua figlia, e per Josefa. Cosaltro avrebbe potuto offrire se non il
proprio corpo? La seduzione era lunica arma con cui poteva lottare. E cosera il corpo? Che
importanza aveva il sesso per chi non lo considerava peccato?
Dalmau non si ferm al rifugio del Parque nemmeno per le tre notti a cui aveva diritto, e il terzo
giorno si trasfer in un ostello per operai che il municipio aveva inaugurato alla fine del 1904 in calle
del Cid, nel Raval. Joan, il caposquadra, gli aveva procurato uno dei settantacinque posti letto che
venivano dati al costo di quindici centesimi a notte. Lostello era destinato unicamente agli operai e
lobbligo di pagare, anche se la cifra era irrisoria, quasi simbolica, teneva alla larga mendicanti e senza
tetto. Gli operai avevano diritto a un letto, due lenzuola, due coperte in inverno e alcuni asciugamani,
visto che cerano dei lavandini con il sapone e persino un bagno gratuito. Era possibile entrare
nellostello dalle sette alle nove di sera, orario in cui il medico controllava le condizioni di salute degli
ospiti, e bisognava andar via tra le sei e le otto del mattino.
Diversamente dal rifugio del Parque, dove cerano persone bisognose di ogni tipo, con
conseguenti baraonde, liti e risse, nellostello del Cid gli operai si recavano per riposare ed essere in
grado di affrontare la giornata successiva. Imperava un certo ordine, che gli operai si autoimponevano
e, soprattutto, una volta che le luci si spegnevano vigeva il silenzio.
Non molto lontano da l si trovava limmonda taverna dove una volta Dalmau, assieme a un
gruppetto di anarchici e una pazza, tutti ubriachi, si era scagliato contro alcuni giovani borghesi che lo
deridevano dopo lo scandalo alla Maison Dore. Dalmau ricord la batosta che gli avevano dato quei
giovani sani e forti. Imbecille!, si disse. Anche l, nel cuore del Raval, gli odori e lambiente lo
riportarono a calle Bertrellans. Lumidit e le fogne rotte, la puzza, la terra bagnata, i bambini pallidi e
magri, denutriti... tristi. Le tossi croniche e gli schiarimenti di voce forzati, quasi agonizzanti, che nel
buio si levavano da quelle stanze annunciavano la presenza della tubercolosi: la morte.
Gi la prima notte, tra le discussioni dei vicini che entravano dalle finestre aperte e il russare
degli operai, Dalmau insonne ascolt quei macabri concerti tisici. Anche quelli, proprio come gli odori,
inondavano calle Bertrellans sin da quando era bambino. Tuttavia, allepoca non faceva caso a rumori e
discussioni, e dormiva, mentre ora restava sveglio in cerca di una soluzione al problema di quel
furfante che voleva ottocento pesetas da sua madre. Lei glielo aveva confermato quando avevano
parlato fuori casa. Non era certa della cifra, aveva ammesso, ma sapeva che ad Anastasi era stato
sequestrato tutto ci che aveva: la borsa con i soldi, tutti i suoi beni e... quattro galline, aveva aggiunto
con una risata inattesa. Il perdono di sua madre era confortante per Dalmau, ma la situazione lo
angosciava: era impossibile racimolare una cifra simile. E le minacce che quelluomo aveva fatto a
Emma... Emma! Sua madre gli aveva consigliato di aspettare, se voleva riconquistarla, di lasciar
passare del tempo, di dimostrare dessere un uomo per bene, non un drogato, e di lavorare per poterle
offrire un futuro. Tuttavia, Dalmau continuava a chiedere di lei. Lasciala in pace! aveva urlato Josefa
stufa di quella insistenza. O riuscirai solo a farti odiare.
E dopo le minacce di Anastasi, le pene della madre e lobbligo di rinunciare a Emma, un altro
motivo di turbamento aumentava la sua angoscia: don Manuel. Aveva umiliato Emma. Quella carogna
aveva permesso che lei gli si prostrasse davanti con un ginocchio sanguinante, e che lo supplicasse;
cos gli aveva raccontato sua madre con le lacrime agli occhi. Si era accanito anche su di lei. Il ricco
industriale non aveva alcun bisogno di sequestrare la macchina da cucire di Josefa n gli oggetti della
sua casa. Era vero: Dalmau non aveva estinto il debito concessogli da don Manuel per evitare la leva,
ma poteva giurare sul Dio di cui tutti quei baciapile si riempivano la bocca che i benefici che il maestro
aveva ricavato dal suo lavoro moltiplicavano per mille il debito pendente. Lo aveva sfruttato! Come
facevano tutti i borghesi e gli industriali ricchi con i meno fortunati. Che colpa ne avevano loro della
morte di rsula? Nessuna. Dalmau poteva capire che don Manuel lo odiasse per aver causato quella
disgrazia, ma prendersela con i suoi cari era solo un atto di vigliaccheria che si annidava dietro la
patina di carit cristiana con cui si travestivano quei bigotti. Il maestro aveva danneggiato la sua
famiglia, laveva maltrattata e portata alla rovina, e questo gli rodeva e lo faceva rivoltare inquieto
ovunque si trovasse; e, ogni volta che simmergeva in simili pensieri, lodio cresceva e gli esplodeva
dentro.
Dalmau non beveva pi. Evitava di pranzare e cenare nelle taverne, che per quanto accessibili
erano comunque pi care delle mense per i poveri. Andava alla mensa degli operai di Santa Madrona,
in calle Calbria, accanto al Paralelo, dove le Figlie della Carit di San Vicente de Pal gestivano un
ristoro a prezzi ancora pi bassi. L consumava in silenzio una cena frugale, risparmiando fino
allultimo centesimo per poterlo dare a sua madre; poi comprava la colazione e il pranzo per il giorno
seguente, li conservava in una gavetta, quindi camminava sul Paralelo senza fare caso alle feste e al
baccano, arrivava fino al Cid e, dopo aver salutato il medico dellostello che conoscendolo non lo
esaminava e gli altri operai che erano l, se ne andava a letto. A volte, per, continuava a camminare
fino al porto e si perdeva a contemplare le navi ormeggiate o ancorate che lo colmavano con i loro
alberi maestri svettanti fino al cielo, ciascuno che danzava al ritmo di una sinfonia diversa, come se
gareggiassero luno con laltro.
Quelle navi in legno di ogni tipo e dimensione che, apparentemente indifese, rispondevano
allimpulso delle onde e dei venti che soffiavano nel porto, gli ricordavano i tasselli del murale vitreo di
casa Batll, o le squame del dorso del drago che coronava ledificio: vetri o ceramiche tutti diversi che
formavano ognuno una parte imprescindibile di unopera magistrale che in qualche modo assomigliava
allaffascinante spettacolo degli alberi maestri in movimento, i quali risaltavano sempre pi a mano a
mano che la luce scemava e allorizzonte si scorgeva solo un esercito di acque oscure che graffiavano il
cielo.
Lavorare a quellopera incredibile e incontrare sua madre per consegnarle i soldi che riusciva a
risparmiare ogni giorno: ecco i due momenti in cui Dalmau provava una certa felicit. Le curve e il
luccichio accecante delle grandi ceramiche destinate a diventare le squame del drago, che Dalmau
ammirava quasi con riverenza, consapevole dellarte richiesta dal loro disegno e dalla loro produzione,
oltre che della fatica necessaria per collocarle con precisione e delicatezza, facevano scomparire le sue
preoccupazioni, e lo stesso facevano il sorriso e la gratitudine di Josefa quando riceveva il suo aiuto. In
quei momenti, chiacchieravano e lei gli raccontava di Emma... Finch la realt non tornava con
impertinenza a ricordargli di Anastasi e delle sue minacce.
Doveva fare qualcosa per risolvere la situazione critica in cui la vendetta del suo maestro aveva
messo Josefa ed Emma. Appollaiato sullimpalcatura, con il paseo de Grcia e i borghesi ai suoi piedi,
pi vicino al sole di quanto non lo fossero i ricchi e alla brezza marina che trascinava tutti gli odori di
quella citt cos ingiusta con i pi umili, Dalmau poteva vedere la casa in cui vivevano don Manuel e la
sua famiglia: un isolato pi in l, sempre sul paseo de Grcia allaltezza di calle Valncia, subito dopo
il ponte, superati i binari del treno. Era tardi. Joan, il caposquadra, annunci la fine della giornata e i
compagni di Dalmau iniziarono ad abbandonare velocemente limpalcatura.
Non vieni? gli chiese Demetrio, un compagno che dovette sporgersi nel vuoto per schivare
Dalmau, inginocchiato su unasse.
Aveva bisogno di pensare, tranquillo, da solo, in silenzio.
No, rispose sostenendolo perch non cadesse, poi indic alcune ceramiche brillanti disposte
sulla schiena del drago, che diventavano verdi, rosse o ocra, tutte della stessa forma e misura, curve e
sovrapposte luna allaltra. Ci sono due o tre squame che non sono ben fissate, ment,
accompagnando la bugia con il movimento di una squama che aveva appena finito di fissare con uno
dei ganci, diversi per ogni tassello, con cui Gaud creava leffetto sinuoso e ondulato del dorso del
drago. E ho paura che possano staccarsi e rovinare anche gli altri pezzi. Devo solo fissarle e aspettare
un pochino; non  un problema.
Demetrio, membro attivo della Societ operaia dei muratori di Barcellona, sebbene i sindacati
come il suo avessero perso quasi ogni potere dopo lo sciopero generale del 1902 e la crisi economica,
aggrott le sopracciglia e rispose: Daccordo, ma ricordati che ci  costata molta fatica e sacrificio
ottenere la giornata lavorativa di otto ore. Alcuni compagni sono morti o hanno visto morire di fame i
loro figli. Questa sar uneccezione, per il resto rispetta gli orari. Non rovinare tutti i nostri sforzi.
Anche se per te non  un problema lavorare di pi, quando finisce lorario devi andartene, hai capito?
Dalmau annu e gli chiese di avvisare lui il caposquadra, una volta sceso; insistette perch non
si preoccupassero, che se ne sarebbe andato non appena fosse stato sicuro di aver fissato bene le
squame e, senza attendere risposta, che arriv solo sotto forma di grugnito, finse di concentrarsi su
quelle ceramiche che a suo dire si muovevano.
Presto il cantiere fu deserto e, poco dopo, il paseo de Grcia inizi a liberarsi dai signori e dalle
dame a passeggio, dalle carrozze e dai venditori ambulanti. I negozi chiusero e i mendicanti, che prima
seguivano la gente supplicando lelemosina, si appostarono davanti ai portoni delle case benestanti,
cercando di accaparrarsi il posto migliore per quando i domestici avrebbero distribuito gli avanzi dei
signori. Dalmau osserv il fluire dellarteria pi importante della citt, nascosto in alto sullimpalcatura
che circondava la facciata di casa Batll, godendo da l di una prospettiva privilegiata.
I lampioni del viale iniziarono ad accendersi, cos come le luci dentro le case e gli appartamenti,
prima che facesse buio del tutto. Dalmau si sent aggredito, come se dovesse schierarsi nella lotta tra lo
splendore rossiccio del sole che si nascondeva e il luccichio bianco delle luci a gas; due mondi che si
scontravano, uno naturale e laltro artificiale. Alla fine decise di schierarsi per il sole, capace di giocare
con loscurit che invase Barcellona; una volta tramontato del tutto, diresse lo sguardo verso la casa del
maestro. La terrazza sul paseo de Grcia, da dove doa Celia e le sue figlie osservavano cosa accadeva
in strada e allo stesso tempo si facevano vedere, orgogliose, era illuminata. Dalmau strinse le labbra e
scosse la testa pensando a rsula. Avevano iniziato con il piede sbagliato, molto sbagliato, ma poi a
poco a poco si erano... affezionati? Avevano iniziato a volersi bene? rsula non era una cattiva
persona; era capricciosa, comera normale per la figlia viziata di un ricco borghese, ma non era cattiva.
E s, certo, rsula era morta per colpa sua; certe notti la ragazza gli compariva in sogno per
ricordarglielo. Tuttavia, cercava di giustificarsi. Il giorno in cui era morta lui era sotto gli effetti della
droga, che aveva annullato il suo giudizio. Non era stato lui a darle la siringa quel pomeriggio, e
durante la loro relazione non gliela aveva mai offerta. Ci nonostante, rsula, di tanto in tanto, gli
faceva visita per punzecchiarlo con quei rimorsi di cui Dalmau non riusciva a liberarsi.
Don Manuel, invece, che lo aveva sempre avuto in massima considerazione, si era comportato
in modo vile e crudele con Emma e Josefa. Non meritava il rispetto di Dalmau. Se lo incolpava della
morte di sua figlia, la sua scomparsa e la sua presunta morte avrebbero dovuto porre fine a quegli
avvenimenti deplorevoli. Invece, pur credendolo morto, don Manuel se lera presa con due donne
indifese, come un volgare delinquente.
Con la morte di rsula in mente, Dalmau ripens a quei giorni e ne concluse che non si era mai
chiesto se tra loro esisteva qualcosa di pi profondo del sesso o delle fughe notturne al Paralelo. Le
fughe notturne! Unidea inizi a prendere forma nella sua testa durante le ore in cui rimase nascosto
sullimpalcatura ripetendosi che don Manuel non meritava alcun rispetto dopo la vendetta su Emma e
Josefa. Poi, quando le luci delle case e degli appartamenti seguirono lesempio del sole e si spensero,
Dalmau scese senza far rumore, non prima dessersi assicurato che la guardia notturna che vigilava la
zona si trovasse il pi lontano possibile, da dove la sent annunciare a squarciagola: La una de la
madrugada!
Oltrepass il ponte ferroviario su calle de Arag e si diresse verso il palazzo di quello che era
stato il suo maestro. Incroci alcune persone che non prestarono la minima attenzione a lui e, dopo
qualche metro, si ritrov di fronte alla porticina di servizio, che conduceva al retro dei negozi al
pianterreno, ai servizi comuni e alla scala che saliva fino allo sgabuzzino dellimmenso terrazzo di don
Manuel. Nel momento in cui gir la maniglia in ferro battuto della porta, fece un respiro profondo.
Sebbene non portasse da nessuna parte, quellingresso avrebbe dovuto essere chiuso per impedire alla
gente di accedere allinterno delledificio, ma Dalmau sapeva che non era cos. Cerano alcuni
impiegati dei negozi che uscivano molto tardi e non avevano le chiavi per chiudere; ricordava persino
che una ragazza viveva dentro il negozio in cui lavorava, dove si vendevano tessuti preziosi, ed entrava
e usciva come se fosse casa sua. Il portinaio delledificio, che abitava con la sua famiglia in un
appartamentino minuscolo in soffitta, non aveva nessuna intenzione dinterrompere le sue ore di riposo
per scendere a controllare che la porta di servizio fosse chiusa.
E non lo era, come ebbe modo di verificare Dalmau girando la maniglia. Si richiuse la porta alle
spalle e si diresse verso le scale che lo avrebbero portato allo sgabuzzino. Era passato tanto tempo dalla
morte di rsula, ma, a meno che non fosse accaduto qualcosa di particolare, nessuno doveva essersi
accorto che mancava un doppione della chiave che, infatti, si trovava nella fessura di un gradino
dovera rimasto dopo lultima fuga sul Paralelo. Una volta presa la chiave, Dalmau vacill: aprire
quella porta avrebbe significato compiere una violazione di domicilio, ma limmagine di Emma
inginocchiata a supplicare clemenza dissip ogni dubbio. La introdusse nella serratura, apr, chiuse di
nuovo e sal le scale. In un attimo, si trov sul terrazzo. Le facciate delle case dellisolato sinnalzavano
attorno a lui, intrappolandolo sotto un pezzo di quello stesso cielo stellato che poco prima aveva
osservato, infinito, dallalto dellimpalcatura, come se ogni volta che si avvicinava a don Manuel
perdesse un pezzetto della sua libert. Si diresse deciso verso lappartamento, per non destare sospetti
in chi poteva guardare dalle finestre delle case circostanti, anche se erano poche le luci accese e ancora
meno i movimenti.
La facciata davanti al terrazzo di don Manuel era costituita da una galleria in legno che arrivava
fino a un metro da terra e poi da l sinnalzava una meravigliosa vetrata in cui si alternavano ninfee
eteree in mezzo a innumerevoli elementi vegetali. La vetrata, unopera darte, era stata realizzata
secondo le tecniche moderniste: il gioco di luci e colori non proveniva dalla pittura sul vetro, ma dalla
combinazione di frammenti di quello stesso materiale in diverse tonalit, cos si perdeva la funzione
puramente strutturale e si acquisiva una dimensione di decorazione estetica rilevante. Nel buio, Dalmau
riusc solo a intuirne la sagoma, ma ricordava come se ce lavesse inciso sulla retina il meraviglioso
gioco di luci e colori che veniva a crearsi con i raggi del sole.
Le vetrate erano usate da tutti i grandi architetti modernisti. Domnech era passato dalle vetrate
gotiche con i motivi storici del caff-ristorante dellEsposizione universale del 1888 allo splendore
stilistico, basato su un gioco di luce, colore e consistenza del vetro, di quella della galleria di casa Lle,
con galline e uccelli in un paesaggio bucolico che si perdeva tra le montagne azzurre. Puig era ancora
affezionato alle vetrate storiche, mentre Gaud, cui si rimproverava di non aver dato abbastanza spazio
alle vetrate in alcune sue opere, ne stava realizzando una in modo magistrale a casa Batll, applicando
gli effetti luminosi persino sulla ceramica affinch sembrasse che le pietre si muovessero.
La chiave di una delle porte della galleria era nascosta, come quella che dava accesso alla scala,
sotto il cornicione che coronava il muro intorno alla terrazza. Era evidente che n don Manuel n sua
moglie avevano mai sospettato delle uscite notturne di rsula e nessuno si era preoccupato di quei
duplicati. Dalmau si chiuse la porta della galleria alle spalle e respir il silenzio e la calma della casa.
La conosceva alla perfezione. La stanza seguente era la sala da pranzo. La percorse con attenzione,
nella penombra creata da alcune luci ancora accese nella casa; Dalmau sapeva da dove provenivano: le
candele della cappella non venivano mai spente.
Sul tavolo della sala da pranzo cerano un paio di candelabri dargento, grandi e allapparenza
molto pesanti. Dalmau non riusc a calcolare se valessero le ottocento pesetas che gli servivano per
estinguere il debito di Anastasi, pi quello che doveva ancora dare al giudice, visto che una volta
venduti allasta pubblica la macchina da cucire e gli altri oggetti confiscati a sua madre non si sarebbe
comunque arrivati a coprire la cifra richiesta.
Li avrebbe portati a Pekn e avrebbe negoziato con don Ricardo. Escludendo tutti i degenerati
incontrati durante la sua dipendenza dalla morfina e con cui non voleva pi avere nulla a che fare, non
conosceva nessun altro nel mercato nero a cui potesse rivolgersi per vendere oggetti rubati.
In ogni caso, sapeva con quale durezza don Ricardo negoziava i prezzi, ne era stato testimone
tante volte mentre dipingeva il suo ritratto. Era un profittatore, al quale interessava poco delle
condizioni di chi faceva affari con lui. Dalmau lo aveva visto letteralmente derubare chi bussava alla
sua porta, sebbene in quelle circostanze  un ladro che vendeva a un altro ladro  si era scandalizzato
poco per il fatto che avesse sganciato per una collana di smeraldi meno di quanto lui aveva speso per
un frac di seconda mano.
Con lui don Ricardo non sarebbe stato pi generoso, per cui scart i candelabri. Aveva bisogno
di un oggetto il cui valore fosse molto pi alto della somma che gli serviva. Riflett un momento, il
necessario per capire che proprio quella luce che rompeva loscurit della casa era la soluzione al suo
dilemma. Don Manuel non era solito ostentare ricchezze, sebbene ne avesse, e molte. Magari esponeva
i quadri di qualche pittore famoso, ma pi per il loro valore artistico e per lammirazione che provava
nei confronti dei suoi autori che non per il prezzo che li aveva pagati. Tuttavia, in quella casa esisteva
un oggetto di cui Manuel Bello non riusciva a smettere di vantarsi: un reliquiario in argento puro, a
forma di croce, incastonato di svariate pietre preziose: diamanti, rubini, zaffiri e smeraldi. Al centro
della croce si apriva una fessura rotonda, protetta da quarzo trasparente, al cui interno riposavano,
secondo quanto diceva don Manuel, le reliquie di santInnocenzo. Dalmau si diresse verso la cappella.
La casa restava silenziosa, sebbene ogni tanto qualche suono irrompesse allimprovviso: un colpo di
tosse, lo scricchiolio del legno, lurlo di un ubriaco per strada... Quando li sentiva, Dalmau si bloccava,
senza sapere bene perch. Cosavrebbe fatto se qualcuno lo avesse scoperto? Poi, non appena sulla casa
tornava la calma, lui proseguiva il suo cammino verso la luce. Inestimabile! ricord che aveva
risposto il maestro quando Dalmau gli aveva domandato il valore di quellopera darte, dopo che
glielaveva mostrata senza permettergli di toccarla.
Ha pi di mille anni, gli aveva assicurato in unaltra occasione. Il vescovo me lha chiesta
per la cattedrale, aveva detto orgoglioso durante un pranzo davanti a tutta la famiglia. Gli ho
promesso che ne terr conto nel mio testamento. Solo Dalmau si era accorto della smorfia adirata che,
per uno o forse due secondi, aveva contratto il viso di doa Celia nel venire a conoscenza del destino
del reliquiario.
Pesava. Molto. Ed era pi grande di quanto Dalmau non ricordasse. Era un oggetto sacro.
Sbuff e si disse che Dio non esisteva. Sempre nella cappella, prese dei panni bianchi ricamati da sopra
laltare, vi avvolse la croce e si gir per scappare. Era la prima volta in vita sua che rubava qualcosa,
ma don Manuel li aveva umiliati e mandati in rovina. Con quel crocifisso sarebbero tornati in parit.
Usc e nella penombra del corridoio not come il bianco del panno risaltasse: lo avrebbe fatto ancora di
pi nel buio della notte, pens prima di proseguire. Quindi torn sui suoi passi, lasci la croce e apr un
armadio in cui erano appese le casule che il sacerdote, in genere padre Jacint, utilizzava per officiare
messa. Ne trov una nera e vi avvolse la croce. Quando usc dalla cappella, lo colpirono nuovamente la
calma e il silenzio. La casa aveva un buon odore: cera e profumi. Fece un respiro profondo. La luce che
emanava dalle candele della cappella quasi non riusciva a illuminare gli altissimi soffitti a cassettoni. Il
senso di colpa che avrebbe potuto provare per il crimine che stava commettendo sfum davanti a quella
ricchezza palpabile. Una macchina da cucire e quattro arnesi di cui gli abitanti di quella casa non
avevano il bench minimo bisogno. Quello era il danno che don Manuel aveva deciso di recare a sua
madre, pensando che lui fosse morto, mentre il sequestro dei beni di Anastasi era stato solo una
coincidenza. La verit  che lunica cosa di valore che cera in casa di Josefa era quella macchina da
cucire.
Sput in direzione della cappella; la Chiesa e chi credeva in essa, laici o religiosi che fossero,
non avevano fatto altro che causargli problemi, a lui, alla sua famiglia e ai suoi cari. Poi sincammin
verso la terrazza dimenticandosi delle precauzioni che aveva preso quando era entrato. Cammin
velocemente, senza fare caso ai rumori della notte, finch nel corridoio delle camere principali, dove
dormivano i membri della famiglia, un rumore metallico, continuo, ruppe il silenzio facendolo fermare
con le spalle al muro. Pens di fuggire a gambe levate, ma con la croce sarebbe stato difficile e avrebbe
svegliato tutti gli occupanti della casa. Non riusciva a prendere una decisione; stava cominciando a
sudare quando il rumore metallico inizi a trasformarsi in un getto liquido. Dalmau esal laria che
aveva trattenuto fino a quel momento: don Manuel stava urinando nella sua bacinella. Sorrise e
prosegu verso la terrazza con limpressione che la pip del maestro fosse riuscita a far tremare persino
le pareti delledificio.
Non ebbe intoppi nel lasciare la casa e scendere fino al pianterreno; si port dietro i duplicati
delle chiavi che aveva usato con rsula durante le loro fughe, intenzionato a disfarsene. La porta di
servizio che dava sul paseo de Grcia era ancora aperta e, dopo essersi affacciato e aver controllato che
la guardia non fosse nelle vicinanze, cerc di confondersi con le facciate e inizi la sua discesa verso il
porto. Dovevano essere le due del mattino e la notte era ancora lunga, abbastanza da arrivare fino a
Pekn e aspettare lalba, quando don Ricardo lo avrebbe ricevuto. Cammin facendo attenzione a
guardie e poliziotti, tenendosi lontano dagli androni in cui potevano rifugiarsi i mendicanti. Le strade
erano quasi deserte e i viandanti cercavano di non incrociarsi; nessuno voleva rischiare brutti incontri.
Anche cos, un paio di bestemmiatori ubriachi lo intercettarono e lo seguirono per un bel tratto,
accerchiandolo, chiedendogli soldi e cosa trasportasse sotto quella mantella nera che cercavano di
toccare, strattonandolo dalla giacca perch si fermasse. Infine, il silenzio di Dalmau li irrit e, invece di
continuare a seguirlo, gli si piantarono davanti impedendogli di avanzare. Lui si rispecchi nei due
disgraziati che balbettavano e sputavano lalcol di pessima qualit con cui si avvelenavano ogni notte.
Cera passato anche lui. Aveva disturbato anche lui i passanti in quel modo? Non se lo ricordava, ma
era possibile. Ci di cui era certo  che quei due non sarebbero riusciti a reggere neanche il pi leggero
degli spintoni.
Da... dacci questa...! Nera. Questa... nera... che porti, balbett uno dei due afferrando un
lembo della casula.
Non appena lubriaco afferr il tessuto, Dalmau fece girare la croce e lo colp sul mento con il
braccio. Non volle colpirlo con troppa forza, ma luomo vacill comunque allindietro fino a cadere a
terra di schiena.
Vuoi prenderle anche tu? Si rivolse allaltro, che si allontan e inizi a scappare con passo
incerto, abbandonando il compagno in mezzo alla strada.
Cos  la notte, borbott tra s Dalmau prima di proseguire. Era stato pi facile del previsto.
La croce era unarma, in realt... Dalmau aveva preso a trasportare il reliquiario in modo diverso,
reggendolo come un fucile nascosto sotto la casula nera. La poca luce consigli ad altri nottambuli, pi
pericolosi dei due ubriachi, soprattutto a mano a mano che si avvicinava a Pekn, di tenersi lontani da
quellindividuo che camminava a passo deciso, senza temere pericoli, con in mano qualcosa che
assomigliava a un fucile.
La fila di baracche in riva al mare dormiva serena. Il primo ad accoglierlo fu il solito cane, che
stranamente non abbai.
Subito uno scagnozzo si affacci alla porta della baracca di don Ricardo. Cosa ci fai qui,
pittore? chiese dopo che i suoi occhi si furono abituati alloscurit.
Devo vedere don Ricardo.
A questora? Sei pazzo? E cosa porti l? aggiunse indicando la croce. Un fucile?
Qualcosa di simile. Posso aspettarlo? chiese Dalmau facendo un cenno verso la stanzetta
senza porta in cui aveva vissuto lagonia della disintossicazione.
Lo scagnozzo sorrise.  casa tua, gli concesse.
Emma si rimise la biancheria intima, cerc di lisciarsi il vestito stirandolo con le mani,
velocemente, e poi si sistem i capelli. Truchero, con la patta dei pantaloni gi riabbottonata, le offr un
pettine che estrasse dalla tasca interna della sua giacca. Lei lo rifiut, pettinandosi la chioma con le
dita. Era stato un incontro rapido, quasi urgente, come tutti gli altri che aveva avuto con il giovane
repubblicano: sempre nel suo ufficio, con la porta chiusa da dentro, e dopo aver inviato Romero a fare
qualche commissione che non finiva mai prima che la porta si riaprisse; fornicavano su un vecchio
divano a due posti che era accostato al muro, solitario, incongruo, senza altra funzione apparente se non
quella di accogliere i loro impeti amorosi.
Sei bellissima, la adul Truchero mentre con un dito accarezzava uno dei suoi seni da sopra i
vestiti. Una dea: Atena, Cibele... Hispania!
Non dire sciocchezze, Joaqun, lo rimprover lei allontanando il dito. Laltro reag con una
smorfia simile a quella di un bambino che sta per mettersi a piangere. Per oggi  sufficiente, disse
dirigendosi verso la porta.
Ne voglio ancora, tent di trattenerla Truchero.
Devo lavarmi, si scus Emma con decisione. Non preoccuparti, ci vedremo sicuramente di
nuovo, ironizz.
Si lav meglio che pot. Truchero non voleva usare preservativi. Voglio toccarti, sentirti;
voglio sentirti senza che nulla sinterponga tra noi, diceva. E quel cappuccio... Ci avrebbe messo
poco a convincerlo o obbligarlo, si rallegr Emma. Lo cap il primo giorno in cui si era concessa a lui,
nel momento in cui si era mostrata completamente nuda nel suo ufficio. Lui glielaveva ordinato, ma
quando lei si era alzata, orgogliosa del proprio corpo, il volto del repubblicano si era scomposto e lei
aveva visto cadere, luna dopo laltra, tutte le maschere dietro le quali lui si nascondeva per mostrare la
vanit e larroganza che facevano parte del suo personaggio. Truchero laveva accarezzata come un
bambino, con devozione pi che con lussuria, percorrendo il suo corpo con delicatezza, finch di colpo
tutto non era diventato veloce, come se il giovane dirigente repubblicano si fosse svegliato da un sogno
e avesse capito che da un momento allaltro avrebbe potuto presentarsi nel suo ufficio uno dei capi del
partito.
Anche quel giorno, Emma era finita nello stesso gabinetto in cui si stava pulendo ora. Non era
stato traumatico come pensava. Non aveva provato alcun senso di colpa, n di ribrezzo; Truchero era
un giovane sano, pulito e persino di bellaspetto, ma a convincerla era stato il tradimento di Josefa con
la Chiesa, e se quella dimostrazione di amore e affetto non fosse stata sufficiente, un paio di settimane
dopo Dalmau si era presentato a casa, una sera, accompagnato dallavvocato Fuster, con le ottocento
pesetas reclamate da Anastasi, pi le cinquecento che servivano a chiudere definitivamente il debito
con don Manuel.
Da dove hai preso tutti questi soldi? Che hai fatto, figlio mio? lo aveva interrogato Josefa
bisbigliando sulla soglia della sua stanza, in corridoio, dopo che si erano allontanati dalla cucina dove
lavvocato negoziava con Anastasi perch abbandonasse la casa e firmasse un documento in cui
affermava che Dalmau e Josefa non avevano pi alcun debito nei suoi confronti.
Niente, mamma, aveva insistito lui. Non preoccuparti. Emma aveva ascoltato la
conversazione dallinterno della camera, con Julia in braccio, usandola di nuovo come scudo protettore,
come se la presenza di Dalmau fosse una minaccia. Senza dubbio, era cambiato. Aveva due anni pi di
lei, quindi circa ventitr, ma ne dimostrava almeno dieci di pi. Indossava gli stessi abiti vecchi con cui
era riapparso dal nulla dopo che lo avevano dato per morto, ed era ancora magrissimo, forse anche di
pi, valut Emma. Aveva sempre i capelli lunghi, cos come la barba, che scendeva rada, a ciocche,
sotto il mento, e sebbene fosse pulito  Emma sapeva da Josefa che nellostello cerano i bagni , il suo
sguardo e il suo corpo trasudavano un senso di tristezza e abbandono che le fece stringere ancora di pi
la sua bambina al petto.
Non approvava il comportamento di Dalmau, che continuava a non rispondere alle domande di
Josefa, nella cui mente sfilavano almeno una decina di ipotesi sullorigine di quei soldi, nessuna delle
quali legale.
Perch non vuoi dirci come hai ottenuto queste milletrecento pesetas? Emma aveva interrotto
bruscamente la discussione tra madre e figlio.
Gli occhi di Dalmau si erano illuminati per il solo fatto che Emma gli avesse rivolto la parola.
Aveva rubato. Dalmau aveva descritto in modo esaustivo le circostanze del furto finendo con il
dire che era terrorizzato allidea che Anastasi potesse compiere le minacce che aveva rivolto a Emma.
So difendermi da sola! aveva replicato lei senza pensarci, provocando una smorfia
dindignazione persino in Josefa. Comunque grazie, gli aveva concesso infine.
Perci il giorno in cui Emma si era spogliata davanti a Truchero per la prima volta, i
comportamenti di Josefa e di Dalmau avevano attenuato i sensi di colpa e la vergogna che lavevano
assalita a mano a mano che si toglieva i vestiti, scrutata con lussuria da un uomo con il respiro ora
accelerato ora trattenuto. Dalmau aveva rubato per lei, pensava sfilandosi le calze davanti a Truchero e
proseguendo con il vestito a fiori, fresco, leggero, e poi con lintimo. Le sudavano le mani, le
tremavano. Restava da togliere solo il corsetto e poi sarebbe stata completamente nuda. Per il nuovo
lavoro alla Casa del Popolo, Truchero le aveva promesso trecento pesetas al mese, il salario massimo
che poteva guadagnare un cuoco di seconda classe. Trecento pesetas al mese! E avrebbe iniziato a
prenderle gi quello stesso giorno, aggiunse; il giorno in cui mi spoglio, aveva pensato. Avrebbe dato
una mano a costruire la mensa finch non fosse stata inaugurata e aperta ai compagni, e nel frattempo,
siccome il lavoro da fare non era tanto, sarebbe stata promossa a intermediaria tra i dirigenti del partito
e i gruppi di giovani repubblicani che si dedicavano allattivismo di strada. Avrebbe trasmesso ordini e
lamentele degli uni agli altri. Aveva chiuso gli occhi, pensando a Julia e al futuro che avrebbe potuto
offrirle con quei soldi mentre si slacciava il corsetto con una goffaggine che le sarebbe piaciuto
nascondere. Lumida e calda estate barcellonese gravava su di loro, ma Emma aveva sentito una
corrente gelida che laveva fatta rabbrividire non appena aveva lasciato cadere il corsetto a terra per
presentarsi completamente nuda. Aveva respirato a fondo, un paio di volte, e aveva aperto gli occhi
ripensando alle parole di Josefa: Il sorriso di questa bambina vale qualunque sacrificio.
...
.
...
14.
...
.
...
Il furto del reliquiario di santInnocenzo ebbe grande eco a Barcellona. Il sindaco, il capitano
generale e perfino il vescovo della citt se ne interessarono personalmente, facendone una priorit delle
forze di sicurezza. Dallalto dellimpalcatura che copriva il dorso ondulato e brillante del drago che
coronava casa Batll, Dalmau osservava il movimento di poliziotti, giornalisti, curiosi e carrozze che
andavano e venivano dalla casa di don Manuel.
Che succede laggi? chiese uno dei muratori.
Non ne ho idea, rispose.
Il giorno dopo, la notizia era su tutti i giornali cittadini. Quelli conservatori, come El Diario de
Barcelona, El Correo Cataln, La Vanguardia o El Noticiero Universal, ne parlavano con un ventaglio
di opinioni che andavano dal semplice furto per motivi economici allinsulto alla comunit cristiana
tramite un intollerabile sacrilegio. La stampa repubblicana, invece, come El Diluvio o La Publicidad,
organo di Lerroux, il pi implacabile nella sua campagna anticlericale, La Campana de Grcia o
LEsquella de la Torratxa, si burlavano del furto con ogni genere di vignette e articoli satirici, in una
delle quali era raffigurato il fantasma di santInnocenzo che sintrufolava in casa di don Manuel,
sorvolando il letto in cui questi dormiva con doa Celia, per recuperare le sue ossa e darsela a gambe
lasciandosi dietro una scia di risate tali da svegliare la pia coppia, mentre in unaltra vignetta la
famiglia squallida e affamata aveva usato le reliquie per arricchire il contenuto di una pignatta in cui
galleggiavano solo alcune bucce di patata. Ci su cui furono tutti daccordo, conservatori, regionalisti,
liberali e repubblicani, fu la generosit della ricompensa offerta pubblicamente dal rinomato industriale
delle ceramiche don Manuel Bello a chi avesse ritrovato la croce e le reliquie: diecimila pesetas doro,
monete che ormai non si coniavano pi e che la gente conservava come un tesoro, compresa doa
Celia, che aveva rimproverato aspramente il marito per quellofferta, soprattutto perch una volta
morto lui gli oggetti trafugati sarebbero passati alla Chiesa.
Darei tutto il mio patrimonio, fabbrica compresa, pur di recuperare le reliquie di
santInnocenzo, era stata la replica di don Manuel, con una sincerit che aveva spaventato la moglie.
La pressione delle autorit mobilit la Guardia Civil e la polizia municipale, che condussero
indiscriminatamente retate in tutte le case in cui risultava si vendessero oggetti rubati. La ricompensa
promessa eccit tutti coloro che a Barcellona facevano affari o avevano contatti con la malavita, dai
grossi trafficanti ai semplici venditori ambulanti. Circolarono voci, e una gran quantit di bricconi si
mise in fila davanti alla porta di don Manuel giurando di avere piste e indizi che avrebbero portato al
ritrovamento delle reliquie. Molte chiese organizzarono processioni pubbliche per la pronta
riapparizione dei resti di santInnocenzo sani e salvi, senza profanazioni, mentre indovine, maghe e
streghe offrivano a don Manuel i propri servigi o si facevano intervistare dai giornali sostenendo ogni
genere di teoria riguardo al furto, una pi peregrina dellaltra, dalla tesi secondo cui altri santi avevano
preso in ostaggio santInnocenzo per lotte di potere intestine nellaldil, fino a una presunta alleanza tra
il santo e il diavolo, ragion per cui questultimo aveva sotterrato le reliquie in un punto imprecisato
della citt su cui sarebbe cresciuto un albero maledetto con le radici piantate direttamente allinferno.
Nessun cittadino os immischiarsi nelle lotte di potere celesti, ma ci fu chi and a scavare nei punti in
cui si notava la terra smossa, in cerca di quei pezzettini dosso che tante disgrazie avrebbero portato a
Barcellona nel caso in cui fosse stato davvero siglato un patto demoniaco.
Tutta la citt discuteva e speculava sul destino delle reliquie. In trattorie e taverne si ascoltava
con attenzione chi leggeva i giornali ad alta voce; anche allostello del Cid il furto fu argomento di
conversazione per svariate sere e, chi pi chi meno, tutti avevano unopinione al riguardo. Nel
frattempo Dalmau, dal suo privilegiato punto dosservazione, guardava con inquietudine le risse
davanti alla porta di don Manuel, il dispiegamento di forze di polizia e le imprevedibili conseguenze
del suo crimine.
Comera sua abitudine, don Ricardo, sulla sua poltrona e con la coperta sulle gambe nonostante
il calore della giornata, aveva contrattato il prezzo della croce in modo spietato.  un pezzo molto
difficile da piazzare, si era lamentato. Chi pu volere le ossa di un santo, oltre alla Chiesa? E come
gliele vendo, alla Chiesa? Mi arresterebbero subito.
E tutto quellargento? E le pietre preziose incastonate?
Il trafficante obeso si era frugato con difficolt in una tasca estraendone vari diamanti grezzi.
Ce ne sono fin troppe in circolazione, di gemme non lavorate, pittore. Oggi la gente vuole gioielli
modernisti. Tu te ne intendi, dico bene? Pietre preziose brillanti e ben tagliate, montate su oro
sagomato a forma di donna, ali di libellula o coda di pavone.
Don Ricardo aveva fatto svolazzare con furbizia le mani grassocce, burlandosi di quella nuova
moda, mentre Dalmau ricordava davvero di aver visto gioielli creati da Llus Masriera, in cui il disegno
era predominante perfino sulle gemme e sugli altri materiali preziosi, sempre in cerca del valore
artistico delloggetto. Il nuovo stile modernista, sulle orme dellArt Nouveau dellorefice francese Ren
Lalique, si nutriva di naturalismo e simbolismo e si basava sul colore, sulle pietre pi svariate, sulluso
di perle e avorio e soprattutto di smalti traslucidi, il tutto in genere montato sulloro. Fauna esotica,
fiori, uccelli, rettili, cigni, cicogne, insetti, draghi e animali fantastici, o anche figure femminili
stilizzate, eteree, delicate, come fate e principesse. Tuttavia, a differenza delluso che avrebbero potuto
farne altri orefici come i francesi, a Barcellona la donna non veniva mai raffigurata nuda, seguendo i
precetti degli artisti cattolici del circolo dei Llucs a cui apparteneva lo stesso Masriera, argentiere,
pittore eccellente, scrittore, regista teatrale, scenografo e attore; un intellettuale colto, un artista
completo, come i grandi architetti o i pittori modernisti.
Dalmau aveva rivisto nella sua mente tutti quei gioielli e li aveva paragonati a quel rozzo
crocifisso dargento sbalzato, appoggiato contro un paravento, con le semplici crepe dentro cui erano
incastonati rubini e altre gemme poco lavorate. La delusione gli si era dipinta sulla faccia, e in quel
momento il trafficante era stato certo di aver vinto.
Voglio farti un favore, pittore, aveva detto poi, attirando lattenzione di Dalmau. Quanto ti
serve?
Dal suo bastione in cima alla casa Batll, Dalmau si chiese se la polizia avesse arrestato don
Ricardo e se, in tal caso, questi lavrebbe tradito. Alz gli occhi al cielo mentre lo stomaco gli si
stringeva dandogli un lieve senso di vertigine che non poteva permettersi, arrampicato comera su una
tavola sopra la schiena del drago di Gaud.
Don Ricardo non era stato arrestato; aveva corrotto un numero sufficiente di poliziotti e
autorit, ma ricevette la visita degli agenti, scontata visto che era uno dei maggiori ricettatori di
Barcellona. Diecimila pesetas doro stuzzicavano anche la sua bramosia. Sottraendo le milletrecento
che aveva pagato a Dalmau in banconote da cento, sporche e spiegazzate, il ricavato sarebbe stato
spropositato e ottenuto in brevissimo tempo.
Io non ho niente a che fare con questa storia, disse ai due poliziotti in piedi davanti alla sua
poltrona. Come sapete bene, i miei affari sono limpidi, non compro mai niente di provenienza...
dubbia.
La smorfia dincredulit sul volto dei due che cercavano di resistere allumiliazione di dover
ascoltare un delinquente in piedi, al centro di una miserabile baracca costruita sulla sabbia e piena di
oggetti rubati, fu abbastanza eloquente perch don Ricardo potesse fingere di offendersi e insistere.
Ne dubitate, forse? Posso dimostrare la propriet di tutto ci che vedete.
Va bene, va bene, lo interruppe uno degli agenti, uno che aveva sempre appesa al labbro una
sigaretta, accesa o spenta sembrava importargli poco. Allora come fate a sapere della croce?
Io so molte cose, rispose il trafficante con durezza. Anche sul vostro conto, prosegu,
indicando il poliziotto che lo stava interrogando. Volete che ve le racconti?
Quello fece cenno di no con la testa.
E quindi so anche della croce, e potrei recuperarla dalle mani di chi lha rubata.
Il giorno dopo, di nascosto, con discrezione, per evitare la stampa e non fare pressioni sul
trafficante obeso, come raccomandato dagli agenti che avevano parlato con lui e che tornarono a Pekn
per accompagnarlo, don Bello in persona prese una vettura a noleggio e si present nella baracca sulla
spiaggia.
Lasciate parlare noi, gli ripet il poliziotto con la sigaretta mentre entravano nella baracca
zigzagando tra mobili, oggetti, stoviglie di ogni tipo, cani che abbaiavano e bambini che scorrazzavano
qua e l. Vari scagnozzi, appostati in quellapparente disordine, tenevano docchio i nuovi arrivati.
Don Ricardo li ricevette come sempre: seduto in poltrona, con la coperta sulle gambe e avvolto
dal fumo della stufa, che quella mattina aveva messo in funzione alla massima potenza proprio per
creare un ambiente ostile, data la temperatura gradevole che regnava in quel giorno soleggiato sulla
costa mediterranea.
Buongiorno, don Ricardo, lo salut il poliziotto che aveva appena parlato con il maestro, e
che si assunse lincarico di portavoce del gruppo. Vi presento don Manuel Bello, il cittadino cui 
stata rubata la croce di cui dite di sapere qualcosa.
Il trafficante fece un cenno di saluto a don Manuel, che si sfregava gli occhi irritati dal fumo.
Dicono che siete disposto a pagare diecimila pesetas doro per recuperare la croce,  vero? chiese
don Ricardo, che voleva sentirlo dalla bocca del maestro, senza far caso al suo disagio.
Esatto, conferm don Manuel.
Una decisione che vi fa onore, lo lod il trafficante. Non tutti, per quanto religiosi siano...
Vediamo di sbrigarci, lo interruppe il poliziotto, consapevole del disagio del maestro. Come
pensate di procedere per la riconsegna della reliquia?
Io non riconsegno un bel niente. Lo far chi lha rubata. Io agir solo da mediatore, per pura
buona volont. Non sarebbe un bene se Barcellona perdesse reliquie tanto importanti, ironizz don
Ricardo.
Dunque...? insistette il poliziotto.
Be, immagino che la persona in possesso della croce, o qualcuno di sua fiducia, potrebbe
riconsegnarla in una chiesa, Santa Mara del Mar, per esempio, vicina al mare come questa baracca: e
non appena i preti di quella chiesa confermeranno di avere le reliquie, il signore qui presente  indic
don Manuel  che si trover con voi e con i miei uomini in un altro luogo, consegner il denaro che io
far pervenire a quella persona.
Vi sta bene? chiese il poliziotto al maestro.
I professionisti siete voi, conferm don Manuel, riprendendosi un po nonostante gli occhi
irritati e iniettati di sangue.
Quando si potrebbe fare? volle sapere il poliziotto.
Quando volete. Io ne ho gi parlato con...
Dalmau!
Il grid rimbomb per tutta la baracca. Poliziotti e trafficante si voltarono verso il maestro, che
stava fissando il ritratto di don Ricardo appeso alla parete alle sue spalle.
Dalmau, ripet don Manuel, avvicinandosi fino a trovarsi a pochi centimetri dalla faccia del
trafficante.
I tanti scagnozzi che vegliavano sullincontro chiusero subito il cerchio attorno ai visitatori e al
loro capo, alcuni gi con la mano dietro la schiena in cerca dellarma. Alcuni oggetti caddero a terra,
seminando ulteriore sconcerto. I cani ripresero ad abbaiare.
Fermi.
Tranquilli.
I poliziotti cercarono di riportare la calma tendendo le braccia con le mani aperte. Gli uomini di
don Ricardo si bloccarono a un ordine del loro capo, e quelli che avevano portato la mano alla schiena
la tennero l, nascosta.
Cosa intendete dire, signor Bello? lo interrog il poliziotto che fino a quel momento aveva
guidato la spedizione.
Quello! ringhi don Manuel, sovreccitato, indicando il quadro con un dito tremante. Quel
ritratto  stato eseguito da Dalmau Sala, lapprendista che... ha assassinato mia figlia rsula!
Devessere ancora vivo, nascosto da qualche parte.  stato lui a rubare le reliquie di santInnocenzo.
Adesso capisco!
 vero? intervenne laltro poliziotto.
Che cosa? chiese placido don Ricardo, sistemandosi meglio nella poltrona e distinguendosi
con la propria calma dalleccitazione del maestro. Quel quadro lha dipinto un vagabondo che ha
avuto bisogno del mio aiuto...
Dalmau!  la sua firma! lo interruppe don Manuel.
Non so se si chiamasse Dalmau o Pedro. Io lo chiamavo pittore e basta. Da queste parti non
chiediamo i nomi, vero, ragazzi?
Alcuni scagnozzi annuirono, altri risero.
Aveva bisogno di soldi, e io glieli ho dati in cambio del ritratto. E allora? Il trafficante fece
per girarsi e ammirare il quadro, ma il collo non gli obbed, e dovette rinunciare maledicendo tra s il
fatto che quel baciapile avesse riconosciuto lautore del ritratto. Decise dunque di non restituire pi le
reliquie, cos nessuno avrebbe potuto metterlo in relazione con il furto. Sarebbe stato pi laborioso e
anche pi rischioso, ma in qualunque Paese straniero, in Francia o in Italia per esempio, ne avrebbe
ricavato pi denaro di quello offerto da quel bigotto con i favoriti. Se  stato il pittore a rubare le
reliquie, io non ne ho idea, riprese. Ma vi dico una cosa: in tal caso, non avrete bisogno di me.
Vedetevela con... come avete detto che si chiama? Quello, Dalmau, aggiunse, quando uno dei
poliziotti gli sugger il nome.
 questo Dalmau la persona che avrebbe restituito la croce per tramite vostro? lo interrog il
poliziotto della sigaretta.
No.
Ma se non conoscevate il suo nome... volle tendergli una trappola laltro poliziotto.
Per so che non era il mio pittore, si difese il trafficante con un sorriso. E vi dico che, se 
stato il pittore a rubare le reliquie, dovreste trattare con lui.
E allora... chi vi ha offerto le reliquie perch faceste da mediatore nella restituzione?
Don Ricardo si strinse nelle spalle. Il maestro seguiva la conversazione tra i due, senza smettere
di osservare il ritratto con la coda dellocchio. Quelluomo si sar sbagliato. Daltronde,  anziano.
Eh, gi, lo prese in giro uno dei poliziotti.
E avete idea di dove potrebbe trovarsi questo Dalmau? Il vostro pittore... chiese laltro.
Qui non chiediamo da dove si viene, n dove si  diretti. E il tono di don Ricardo si fece
tagliente. Bene, a quanto pare non abbiamo altro da dirci. Se non siete interessati a nessun altro
oggetto... E il trafficante offr la sua mercanzia facendo scorrere la mano a mezzaria, dopo di che
aspett un secondo, non di pi, e davanti al silenzio del maestro e degli agenti, li conged: Peccato
che non abbiamo potuto fare affari. Tu, accompagnali, ordin poi a uno degli scagnozzi.
Ma allora... reag don Manuel. Che facciamo con le reliquie di santInnocenzo?
Andate voi stesso a chiederle a quel...
Dalmau, lo aiut uno dei suoi uomini, cogliendo lesitazione del suo capo.
Proprio lui.  stato un piacere, signori.
Don Manuel ebbe un attimo desitazione prima di lasciare la baracca, ma i poliziotti, attenti alle
mosse degli scagnozzi, gli indicarono la porta con fare imperioso.
Credo proprio che abbiate definitivamente perso le vostre reliquie, gli comunic quello della
sigaretta non appena ebbero varcato la soglia.
Cosa vorrebbe dire?
Che avete parlato un po troppo, signor Bello, lo rimprover.
Ma le ha rubate Dalmau! esclam don Manuel arrivando alla conclusione che quella sporca
canaglia doveva essere ancora vivo, mentre lui lo aveva dato per morto.
 possibile. E le ha vendute a quel delinquente.  evidente che si conoscono. E per questo non
ricompariranno mai pi da queste parti. Il trafficante non permetter di essere collegato a Dalmau per
altro che non sia il ritratto.
Ma allora... dovete perquisire la baracca! Chiamate la Guardia Civil! Dovete trovare
santInnocenzo!
Davvero credete che il ladro nasconda la croce l dentro? Non la ritroverebbe nemmeno
lintero esercito!
Parler con il capitano generale!
Nessun poliziotto fece commenti, mentre il maestro continuava a gridare salendo sulla carrozza
che li aspettava.
Nel frattempo, allinterno della baracca, don Ricardo parlava con i suoi uomini: Cercate quella
trinxeraire, Maravillas, e ditele che devo parlarle del pittore. Quel ragazzo mi sta simpatico. Il ritratto 
davvero buono. E in ogni caso, anche se non credo che oseranno venire a Pekn, portate via tutto quello
che potrebbe incriminarmi. Dovremo aspettare finch tutti questi bigotti non si saranno dimenticati
delle reliquie e non avranno sotterrato una volta per tutte il loro santInnocenzo. Che sarebbe anche ora,
accidenti!
Don Ricardo rise della sua battuta e agit le mani perch i suoi uomini si mettessero allopera.
La gente di don Ricardo ti sta cercando.
Il messaggio raggiunse Maravillas lo stesso giorno in cui il trafficante ordin di trasmetterlo.
Poco importava in quale punto di Barcellona si trovasse la ragazzina: nel mondo della malavita cerano
persone i cui ordini sembravano bruciare sulla bocca di ladri, truffatori, mendicanti e trinxeraires, e
don Ricardo era una di quelle. Solo i trinxeraires che vagabondavano per le strade erano diecimila.
Maravillas e Delfn corsero subito a Pekn, ascoltarono quello che don Ricardo aveva da dire e
tornarono a Barcellona prima ancora che il caposquadra del cantiere di casa Batll desse per conclusa
la giornata di lavoro. La bambina sapeva che Dalmau lavorava l, ma sapeva anche dove dormiva e
dove mangiava, e ancora di pi: sapeva dove abitava la puttana che aveva sposato il muratore. La
trinxeraire non aveva avuto lintenzione di ucciderlo  in realt, non si era nemmeno fermata a
riflettere sul perch avesse voluto spaventare quel cavallo , ma quando era accaduto lincidente aveva
avuto la certezza che Emma sarebbe sparita dalla vita di Dalmau, e invece quella bastarda si era
intrufolata in casa di sua madre. E lui laveva vista e aveva ripreso a parlare con lei, e ormai non cera
pi nessun muratore che potesse impedirlo.
E lhai ammazzato proprio tu! la prendeva in giro Delfn.
Suo fratello aveva insistito mille e mille volte nel dirle che doveva dimenticare il pittore e tutto
ci che aveva a che fare con lui, e per un periodo Maravillas aveva dato limpressione di farlo e non si
era pi avvicinata a Dalmau, pur continuando a tenerlo docchio. Ora lo aspettava tra il paseo de Grcia
e calle Diputaci, allangolo della casa di Lle de Domnech i Montaner davanti alla quale sarebbe
passato Dalmau per raggiungere la mensa degli operai di Santa Madrona.
Non ho pi soldi, disse alla coppia di trinxeraires non appena li vide avvicinarsi.
Subito dopo, si sent confuso. Non era passato molto tempo dallultima volta che si erano
incontrati, il giorno in cui lui aveva lasciato Pekn, per quei bambini non crescevano, anzi gli
sembrava addirittura che diventassero sempre pi piccoli nella loro miseria, che fossero ogni volta pi
curvi, sporchi, magri e scheletrici.
Ho un messaggio di don Ricardo, annunci Maravillas mettendosi al passo con lui.
E la trinxeraire gli raccont della visita del maestro e dei due poliziotti a Pekn. Due agenti!
sottoline suo fratello. Dalmau non ne fu sorpreso: don Ricardo non poteva certo lasciarsi sfuggire la
ricompensa di diecimila pesetas doro.
E gli ha dato la croce? chiese.
Quale croce? Come faceva a dargliela! Don Ricardo non ce lha, la croce che va cercando il
tuo maestro.
Non  pi il mio maestro.
Per lo  stato.
Dalmau sbuff: non aveva senso discutere con una trinxeraire.
Allora, che messaggio dovevi riferirmi?
Be, il tuo maestro ha visto il ritratto che hai fatto a don Ricardo e si  messo a gridare come
un pazzo che eri stato tu a rubare la croce.
Dalmau si sent scorrere addosso unonda di sudore freddo.
Don Ricardo ti manda a dire di stare attento, perch ti cercano.
Lui pens che la conversazione fosse finita l, quindi salut e ringrazi Maravillas per il
messaggio, poi fece schioccare la lingua a conferma del fatto che non aveva monete da dare. Tuttavia,
non appena fece per riprendere il cammino, la ragazzina aggiunse un altro avvertimento.
Mi ha detto anche che devi stare zitto. Che ti apprezza, ma che se ti metti a chiacchierare ti
succeder qualcosa di molto pi grave che con la droga. Hai capito? gli chiese Maravillas.
Dalmau annu.
Hai capito bene?
Perch tanta insistenza? si volt lui.
Don Ricardo mi ha detto di fare cos, di assicurarmi che avessi capito bene il messaggio.
Digli che s, ho capito perfettamente, e che non si preoccupi: non ci saranno problemi di
nessun tipo.
Quella notte, allostello, ebbe qualche difficolt a addormentarsi. Con laiuto di suo fratello
Toms e dellavvocato Fuster aveva preso misure preventive per evitare che potesse essere accusato del
crimine che i due lo avevano costretto a confessare quando lui aveva chiesto aiuto per il documento che
gli serviva a pagare il debito di Anastasi.
Chi potrebbe ricollegarmi al furto? aveva riflettuto Dalmau ad alta voce. Non mi ha visto
nessuno.
Spesso le prove che emergono nelle indagini derivano da pure coincidenze o dalle situazioni
pi peregrine e inimmaginabili, gli aveva risposto lavvocato.
Se per qualche ragione lavessero arrestato, avevano concluso i tre, non avrebbe potuto
dichiarare dove aveva dormito la notte del furto, perch allostello controllavano gli ospiti in modo
puntiglioso. Per questo, risolta la questione di Anastasi, e una volta che questi ebbe lasciato la casa di
Josefa insieme alla sua famiglia, si erano diretti a una pensioncina dove le persone dormivano perfino a
terra, condividendo letti caldi e sempre occupati, a volte anche da prostitute che si vendevano ai
numerosi clienti. La padrona, Emilia, una vecchia amica degli anarchici, non aveva chiesto molte
spiegazioni quando Toms le aveva indicato suo fratello, in piedi accanto a lui, suggerendole che quella
notte avesse dormito nella sua pensione.
Lo sapete, signor poliziotto, perch sono tanto sicura del fatto che questuomo ha dormito
qui? aveva scherzato la vecchia, dalla pelle che sembrava di cartone, poi aveva fatto una pausa, e
Toms e lavvocato si erano guardati con un sorriso; la conoscevano bene. Perch ha dormito con
me! aveva affermato con unespressione maliziosa e una smorfia che le aveva scomposto tutte le
rughe, come sul punto di strapparsi. Che c, non ti piacerebbe? aveva detto a Dalmau, vedendo la
sua espressione.
Ma s, certo, gli era andato in aiuto Toms.
S, s, si era visto costretto a dire Dalmau di fronte allo sguardo scoccatogli dal fratello.
Ah! La padrona della pensione diede limpressione di avergli perdonato lindecisione.
Tuttavia, bisognava ancora trovare una ragione plausibile perch Dalmau avesse dormito in
quella pensioncina puzzolente invece che allostello degli operai, aveva detto Fuster una volta usciti di
nuovo in strada, dopo aver consegnato alla donna qualche moneta.
Facile, aveva risposto Dalmau. Ho dovuto fermarmi pi a lungo al cantiere e quando sono
andato via, passate ormai le nove di sera, non potevo rientrare allostello perch l laccesso 
consentito solo fino a una certa ora.
Qualcuno pu testimoniare che sei rimasto al cantiere pi a lungo? gli aveva chiesto il legale.
S, certo.
E quello scagnozzo a cui avete dato le ottocento pesetas non potrebbe tradire Dalmau? si era
intromesso Toms.  un po sospetto che proprio il giorno prima che Dalmau gli restituisse i soldi,
qualcuno abbia rubato le reliquie di don Manuel Bello, lo stesso che gli aveva fatto confiscare i beni.
Pu darsi, aveva risposto Fuster. Ma sul documento che gli ho fatto firmare non si parlava
n di pagamenti n di cifre; si diceva semplicemente che lui rinunciava a qualsiasi credito nei confronti
di Josefa o di Dalmau, riconoscendo che la confisca non era stata colpa loro: solo questo. Tramite lui
nessuno potrebbe dimostrare un passaggio di soldi, non esiste nessuna documentazione. Quanto al
resto, vale a dire le cinquecento pesetas per liquidare definitivamente il debito in tribunale, ho pensato
anchio la stessa cosa che hai pensato tu: che quel denaro sarebbe comunque arrivato a don Manuel,
che potrebbe notare la coincidenza, per cui Dalmau o sua madre pagano una quantit importante di
denaro proprio nel momento in cui veniva rubata quella dannata croce. Questo s, sarebbe rivelatore.
E allora? laveva messo alle strette Toms.
Il denaro ce lho io. I tribunali sono tremendamente lenti. Ci metteranno un mucchio di tempo
a vendere allasta i beni e le galline, che a quel punto ormai saranno morte o se le sar mangiate
qualcuno, aveva scherzato lavvocato. Pertanto manca ancora parecchio prima che si conosca la
valutazione definitiva del debito. Ci sar tempo per pagare, anche tramite una divisione in piccole rate,
come se ci costasse fatica pagare, affinch nessuno possa avere sospetti.
Pur sapendo di tutte quelle precauzioni, la mattina successiva Dalmau trascin le gambe e lo
spirito verso casa Batll dopo linsopportabile dormiveglia in cui aveva passato la notte, girandosi e
rigirandosi nel letto, dormicchiando pochi minuti per poi svegliarsi sudato e in preda allangoscia. Era
lalba, e lungo il paseo de Grcia la vita ricominciava tra il frastuono e il vociare di domestiche e
impiegati, mendicanti e venditori ambulanti e carrettieri con i loro carri e i muli, alcuni che andavano
qua e l, di fretta, altri che si muovevano con calma, come in attesa di svegliarsi allarrivo del nuovo
giorno. Le grida di carbonai e panettieri sintrecciavano allo stridere dei tram stracarichi di viaggiatori,
alcuni arrampicati fin sul tetto, cui si aggiungeva il fracasso del treno per Madrid che passava poco
lontano in calle de Arag.
E in tutto quel rumore a Dalmau parve di sentire... No! Non era possibile! La voce squillante di
uno dei bambini che vendevano giornali allangolo della strada gli perfor il cervello per scendergli
fino alla pianta dei piedi, lasciandosi dietro una scia dinquietudine che gli diede le vertigini,
obbligandolo ad appoggiarsi a uno dei platani del viale.
Scoperto il ladro delle reliquie!
Accanto allalbero, Dalmau ascolt le grida del ragazzino. Pi erano forti le grida ed esagerati i
titoloni, e pi giornali avrebbe venduto; e quel ragazzino in particolare, appostato su uno degli angoli
pi di passaggio per i possibili lettori barcellonesi, sapeva sicuramente come attirare lattenzione.
Il ceramista don Bello denuncia alla polizia il suo apprendista: Dalmau Sala!
Dalmau trem alla vista di quei giornali che venivano strappati di mano al ragazzino. Si sent
osservato e si guard attorno: niente. Forse qualche sguardo perso, indifferente.
La polizia d la caccia al ladro!
Raddrizz la schiena e si allontan di un passo dallalbero, simulando indifferenza.
Il ceramista Bello offre una ricompensa di cento pesetas per qualunque informazione utile a
identificare il suo nascondiglio!
Figlio di puttana! bofonchi Dalmau. Figlio di puttana! Bastardo schifoso! Ladro? Se don
Manuel non avesse cercato di vendicarsi sulla pelle di sua madre, lui non sarebbe stato costretto a
derubarlo. Aveva incassato quelle milletrecento pesetas solo perch sua madre ed Emma potessero
vivere tranquille, senza la violenza e la costante minaccia di Anastasi, e con il sequestro giudiziario
saldato completamente, spese e interessi compresi, una volta che lavvocato Fuster avesse finito di
versare le cinquecento pesetas. Dalmau, dal canto suo, sentiva con il proprio lavoro di aver restituito
con gli interessi il prestito di don Manuel per evitarsi la leva; anche di questo avrebbe dovuto tener
conto, il bastardo: le creazioni che aveva fatto per lui lo avevano arricchito. Dunque non poteva essere
una semplice questione di soldi. Era una vendetta personale, vile e spregevole da parte di un borghese
benestante contro una sartina umile e anziana qual era sua madre. Nonostante tutte le argomentazioni
che Dalmau formulava nella sua testa, la gente continuava per a comprare il giornale. Molte persone
gli passavano accanto senza notare la sua presenza, immerse nella notizia o intente a discuterne tra loro.
Gli sembr di vedere il proprio viso, disegnato grande al centro della prima pagina. Non doveva esser
costato molta fatica al maestro, ritrarlo: aveva sempre avuto una buona mano. Cerc di tranquillizzarsi:
era quasi impossibile, con il suo aspetto attuale, che qualcuno potesse riconoscerlo. Cosa sarebbe
successo, per, con coloro che aveva frequentato di recente? I muratori di casa Batll, gli operai
dellostello e quelli della mensa di Santa Madrona, il personale del rifugio del Parque... Nessuno di loro
laveva riconosciuto come il Dalmau Sala che lavorava alla fabbrica di don Manuel Bello, ma ormai
sapevano chi era. Per cento pesetas, molti dovevano essersi gi presentati alla polizia. Probabilmente
avevano sentito la notizia in taverna o in trattoria, dalla bocca di quelli che sapevano leggere. Maledetto
il momento in cui aveva dipinto il ritratto del trafficante! Se don Manuel non avesse riconosciuto la sua
firma, non avrebbe mai immaginato che fosse stato proprio lui a rubare la croce, visto che lo dava per
morto.
Sent le campane della chiesa annunciare le sette del mattino. Stava facendo tardi al cantiere.
Rise con ironia, rendendosi conto che ormai non importava pi. Non poteva presentarsi al lavoro, ma
ci nonostante si avvicin come se quella casa rivoluzionaria nello stile e nellideazione potesse
accoglierlo, avendo giusto laccortezza di avvicinarsi dal lato opposto al paseo de Grcia. Alle porte
della stazione modernista che si stava costruendo al centro di calle de Arag, a solo un edificio di
distanza da casa Battl, vari ragazzini carichi di giornali andavano di qua e di l schivando carrozze e
cocchieri, mescolandosi tra venditori, vagabondi e viaggiatori, e facendosi concorrenza a chi gridava e
strepitava pi dellaltro, per attirare un cliente e rubarlo al collega pi vicino. Dalmau Sala.
Reliquie. Ladro. Polizia. Si era preparato un alibi per la notte del furto, ma di fronte ai ruggiti di
quegli strilloni, che lo colpivano come pugni, tutte le misure prese sembravano ingenue e ridicole. Chi
avrebbe dato credito alla storia della sua notte di passione con una vecchia rinsecchita e rugosa?
Improvvisamente perse ogni sicurezza, gli si strinse lo stomaco e, distinto, si addoss al muro
delledificio, e da l sussult, pallido e curvo, di fronte alla scena che si stava svolgendo allaltro lato
del paseo, dove il caposquadra e vari muratori stavano discutendo con due guardie municipali. Cap
cos che lavevano denunciato. Uno che era stato suo compagno, lo ricordava, Genaro, indic verso
lalto, verso la schiena del drago, senza dubbio per spiegare alle due guardie dov che aveva lavorato
Dalmau. Ingenuamente, anche lui alz gli occhi verso la parte alta dellimpalcatura. Genaro non gli era
parso un cattivo ragazzo, ma forse non era stato lui a denunciarlo.
Se resti qui, ti arresteranno. Sembri un morto, rigido e bianco, che qualcuno ha appoggiato in
piedi contro il muro perch quelli del municipio lo mettano in una cassa di pino. Maravillas rise. La
trinxeraire si era piantata davanti a Dalmau, sporca come sempre. Lui non laveva mai sentita parlare
tanto a lungo. Non ricordava di averle mai sentito pronunciare cos tante parole in fila. Gli sembr
nervosa. Stava per chiederle di suo fratello Delfn, dal quale era inseparabile, ma la ragazzina lo
anticip: Vieni, seguimi. Ti terr nascosto finch non avrai deciso che fare.
A Pekn? le chiese Dalmau.
No, l non ti vogliono vedere. Meglio che non ti avvicini. E insistette, mettendogli fretta con
gesti imperiosi: Seguimi.
Le guardie municipali continuavano a discutere con il caposquadra e gli altri muratori. Dalmau
segu i passi della trinxeraire; sarebbe stata la seconda volta che lo salvava, o forse di pi, date le molte
notti in cui lui era caduto per strada, drogato, ma che nemmeno ricordava. Svoltarono a destra in calle
de Arag, camminando nello stretto spazio tra le facciate delle case e il muro di contenimento della
galleria a cielo aperto in cui circolava il treno.
Dove andiamo? chiese alla ragazzina, camminando dietro di lei.
In un posto sicuro. Non preoccuparti.
Superarono vari isolati di case e, allangolo con calle del Bruc, mentre lui guardava a sinistra
verso il mercato e la chiesa de la Concepci, comparvero varie guardie municipali che si tennero
nascoste dietro lultimo edificio per piombargli addosso allimprovviso. Dalmau non ebbe nessuna
possibilit di reagire.
Dalmau Sala! ud dire a una guardia, che lo colp allo stomaco con il manico del manganello.
Sei in arresto, lo inform unaltra e approfitt del fatto che Dalmau fosse piegato in due dal
dolore, senza fiato, per tirargli i polsi dietro la schiena e mettergli le manette.
Trascorsero alcuni secondi e, quando Dalmau riprese a respirare, si ritrov ammanettato e
scortato da un paio di guardie che lo tenevano stretto per le braccia. Non riusciva a capire cosa fosse
successo. Le guardie erano comparse da dietro langolo, come se lo stessero aspettando, e questo
poteva significare solo...
Mi hai tradito! disse accusando Maravillas, che si teneva un po discosta.
La ragazzina fece una smorfia e si strinse nelle spalle, un gesto quasi impercettibile sotto i vari
strati di vestiti e brandelli di stoffa che la coprivano e che tanto stonavano con gli abiti leggeri e dai
colori vivaci che andavano riempiendo la citt. Alla fine ti avrebbero arrestato comunque, si scus la
trinxeraire. Lha detto Delfn. Avrebbero aspettato che andassi a trovare tua madre o quella
puttana...
Udendo quellinsulto contro Emma, Dalmau si volt in modo talmente brusco che quasi si
liber delle guardie, le quali reagirono aumentando la forza con cui lo trascinavano verso la caserma de
la Concepci.
Lo sapevi, che ti avrebbero arrestato, ripet Maravillas, cercando di camminare al passo delle
guardie. Delfn dice che sarebbe andata cos.
Lultima cosa che Dalmau ud prima di essere spinto dentro la caserma fu Maravillas che
chiedeva le sue cento pesetas di ricompensa.
Dovrai aspettare che arrivi il ceramista, le disse uno dei poliziotti. Sono gi andati ad
avvisarlo.
Hanno arrestato il tizio che aveva rubato la croce con dentro quelle ossa.
Il commento era stato fatto da un ragazzo di non pi di sedici anni che si era appena unito al
gruppo di giovani barbari in attesa per strada, davanti a una chiesa, con lintenzione di assalirne i
parrocchiani non appena si fossero avvicinati. Emma quasi non ascolt le risposte che si accavallarono
sulla bocca della quindicina di attivisti che formavano il gruppetto. Che peccato! Bel coraggio
aveva, quel tizio! Speriamo che almeno le abbia profanate, quelle dannatissime ossa!  quello che
dovremmo fare tutti: rubare tutte le maledette croci della citt! Uff, ma ce ne sono di grandissime!
Questultima lamentela diede il via a scoppi di risa, battute e insulti rivolti alla Chiesa e ai religiosi.
Dove lhanno portato? chiese Emma in quella confusione, che in buona misura cess davanti
al suo interesse.
Molti si voltarono verso di lei. Nel poco tempo trascorso da quando aveva lasciato il caff della
Confraternita, in attesa dellapertura della Casa del Popolo e della costruzione delle sue cucine che lei
controllava quasi ogni giorno, Emma non era pi solo una semplice intermediaria ma era diventata una
dirigente dei giovani barbari. Non le era costato troppa fatica: la Professoressa non aveva avuto nessun
problema a farsi riconoscere come capo da quei gruppi di attivisti radicali dei quartieri operai, tutti tra i
sedici e i venticinque anni, di cui Lerroux si serviva come milizia contro gli oppositori e contro la
Chiesa. La maggior parte di quei ragazzi laveva ascoltata con passione nei grandi raduni repubblicani;
i pi giovani, e alcuni che lo erano meno, avevano subito il suo fascino: Emma era bella, voluttuosa,
ardente, combattiva, oratrice, orfana di una vittima di Montjuc, martire lei stessa... Molti ne avevano
fatto loggetto delle proprie fantasie, ragion per cui vedendola presentarsi nelle taverne e nelle
confraternite operaie in cui si riunivano, in parecchi si erano arresi incondizionatamente ai suoi voleri.
Non sono qui per prendere il vostro posto, aveva comunque tranquillizzato i capi che fino ad
allora avevano guidato quella guerriglia urbana. Continuate pure a considerarmi lintermediaria tra voi
e i dirigenti del partito.
E da quel momento li aveva accompagnati come fosse una di loro a rovinare matrimoni,
battesimi e funerali cattolici, irrompendo in chiese e cimiteri, insultando e tormentando sacerdoti e
istigando i cittadini a ribellarsi contro la religione.
Quel prete conoscer i peccati di tua moglie e tu non lo verrai nemmeno a sapere! gridava
Emma indicando il sacerdote che officiava messa, rivolta allo sposo furente e spaventato per lirruzione
alle sue nozze di quel gruppo di energumeni. E la perdoner in cambio di una manciata di preghiere...
e forse facendoselo prendere in bocca nel confessionale. Tu non saprai mai se ti  stata infedele, o se ha
dovuto rubare o prostituirsi per procurare il pane ai vostri figli, perch non ne parlerete, non ci sar
confidenza tra voi, perch i tuoi problemi e i suoi saranno discussi in questa chiesa, alle tue spalle,
davanti alla gran menzogna di questo Dio e dei suoi seguaci, e non davanti a te, che sei il suo
compagno e che dovresti sostenerla. Non lo capisci?
Poi arrivava la polizia e tutti scappavano per non farsi arrestare, dopo aver scagliato a terra i
candelabri, calpestato i fiori e le decorazioni e gridato qualche bestemmia. Organizzavano grigliate di
carne lungo i lati delle chiese nei giorni di digiuno che la Chiesa imponeva o durante le processioni
della Settimana Santa, e sintrufolavano nei raduni dei partiti politici dellopposizione o nelle
assemblee delle associazioni conservatrici per boicottarli. Questultima iniziativa era un po pericolosa,
perch gli altri si difendevano, e di solito erano un buon numero. A quel punto entravano in scena
bastoni, coltelli e perfino qualche pistola, perci Emma aveva chiesto con forza a Truchero che le
consegnasse una delle armi di un arsenale arrivato dalla Francia. Non mi sfiorerai pi nemmeno con
un dito finch non avr una di quelle pistole, laveva minacciato a mo di ultimatum. Truchero non
aveva tardato a farsela ripagare pochi giorni dopo averle consegnato una Browning semiautomatica
modello 1903 fabbricata in Belgio, con cui Emma non aveva mai sparato sebbene lui le avesse
insegnato a farlo. Tuttavia, la portava sempre con s nelle razzie violente con i giovani barbari, finch
un giorno Josefa se nera accorta e le aveva impedito di continuare a farlo, dicendole che, se lavesse
mai usata o se lavessero arrestata con quella, il reato sarebbe stato considerato molto pi grave.
 alla caserma della Concepci, le rispose il ragazzo che aveva dato la notizia dellarresto di
Dalmau.
Emma sospir e si allontan dai ragazzi, scuotendo la testa.
Dove vai?
Cosa pensi di fare?
Le domande si accavallavano.
Non so, rispose lei. Vado alla caserma. A ogni modo, non sono affari vostri... Si corresse
subito. Voglio dire, non riguarda il partito, e nemmeno i nostri obiettivi.
Larrestato  un tuo amico? chiese un altro.
Emma annu.  stato un mio fidanzato, aggiunse. Avevamo un rapporto cos importante che
al momento vivo a casa di sua madre.
Non sarebbe la prima volta che aiutiamo un amico fuori dalle ore di lavoro, disse un terzo,
dando avvio a un coro di risate e ad alcuni commenti al ricordo di quelle azioni.
Ti ricordi...? si ud dalla bocca di vari ragazzi.
Vi ringrazio, ma insisto: non voglio crearvi problemi per una faccenda privata.
Ha rubato una croce con delle reliquie a uno dei peggiori bigotti della citt, intervenne
Vicen, il giovane capo del gruppo. E ora  detenuto in una delle caserme che i borghesi ricchi usano
per reprimere le libert degli operai: perch dici che  una faccenda privata? Chiesa, santi, polizia,
borghesi... sono i nostri nemici! A questo tuo amico bisognerebbe fare una statua, il suo furto ha dato
tanto fastidio ai cattolici. Veniamo con te!
Emma pens che non sarebbe stato conveniente difendere la presunta innocenza di Dalmau di
fronte a quei compagni che si unirono a lei esaltati per le parole del loro capo. Non so se bisogner
fargli una statua, disse mentre gi gli altri la sospingevano verso la caserma, superato ormai ogni
dubbio sul fatto che Dalmau fosse lartefice del misfatto, cosa che Emma decise di dimenticare e di
lasciare immutata. Quello che so  che, se riusciremo a liberarlo, sar lui a dipingere i quadri per la
Casa del Popolo!
 questo che vuoi? Liberarlo dalla caserma della Concepci? le domand Vicen, che
camminava al suo fianco.
S. Non so, immagino di s, esit lei.
Sarebbe la cosa migliore. Una volta che lavranno trasferito al carcere modello o a Montjuc
non potremo fare pi niente.
Il ricordo di Montjuc e delle torture subite da suo padre fece fremere Emma.
Vicen sembr comprendere i suoi timori quando lei rallent il passo, un po confusa. S, le
disse. L dentro pu succedere qualsiasi cosa al tuo amico.
Bisogna tirarlo fuori da l, disse Emma con convinzione, riprendendosi.
Nella caserma non ci saranno pi di cinque guardie, le spieg Vicen.
Emma annu. Conosceva i numeri: la polizia municipale di Barcellona era composta da un
migliaio di agenti che lavoravano su turni di otto ore, il che significava che per ogni turno cerano poco
pi di trecento guardie, divise tra le ventitr caserme distribuite in tutta la citt. Una media di dieci
uomini per caserma, a cui andavano sottratti quelli che dovevano prestare servizio a cavallo o a piedi in
giro per le strade a controllare i quartieri, nonch gli ammalati, perci si poteva realisticamente
prevedere che la guarnigione allinterno della caserma sarebbe stata composta da non pi di cinque
agenti.
E noi siamo molto pi numerosi, si vant Vicen chiamando un paio di ragazzi che si
avvicinarono, ascoltarono attenti le sue istruzioni e si allontanarono di gran carriera.
Il capo di quel contingente di giovani barbari continu a impartire ordini ai suoi finch non
arrivarono alla caserma della Concepci, dove si sparpagliarono per le strade esattamente come aveva
chiesto Vicen, nellintento di non farsi notare dalla polizia finch i due ragazzi incaricati non avessero
assaltato la chiesa della Concepci, ubicata proprio nellisolato a fianco. Emma e Vicen, appostati
dietro il muretto che proteggeva la galleria sotterranea in cui passava il treno per Madrid, di fronte alla
caserma, restarono a osservare la scena, in attesa: un grande edificio pubblico condiviso dal municipio
di quartiere e dalla caserma. Limmobile, di tre piani, era stato costruito alla fine del secolo precedente
seguendo le tendenze medievalizzanti in voga allepoca. Il portone era composto da tre arcate che
occupavano tutta la facciata. Un solo poliziotto, pi attento a quello che accadeva allinterno che non
alla strada, se ne stava appoggiato allinferriata, volgendo loro le spalle.
Ed ecco arrivare di corsa un sacrestano, che si rivolse in modo convulso alla guardia appoggiata
alla ringhiera, gesticolando e indicando freneticamente verso la chiesa della Concepci.
A quanto pare, i nostri hanno fatto un buon lavoro, sussurr Vicen.
E adesso? chiese Emma.
Aspetta.
Pochi istanti dopo, due guardie abbandonavano la caserma per seguire il sacrestano.
E adesso sono ancora meno di prima, mormor Vicen. Indic a Emma altri giovani barbari
che avrebbero portato avanti il piano, e lei ne vide tre intrufolarsi nelledificio, confondendosi con i
cittadini che si recavano negli uffici municipali per qualche pratica burocratica. La guardia sulla porta
ormai non vigilava pi e non faceva altro che andare avanti e indietro dalla strada ai locali della polizia.
Non fu difficile per i tre ragazzi entrare con un fascio di carte e un paio di fascicoli, nasconderli dietro
una colonna e appiccare il fuoco, da cui si sprigion una notevole colonna di fumo. Due di loro
uscirono subito da dietro la colonna gridando Al fuoco! mentre il terzo continuava ad alimentare le
fiamme con altra carta.
Non brucer tutto ledificio? si preoccup Emma.
No, la tranquillizz Vicen indicandole gli altri ragazzi che stavano entrando nella caserma.
 solo un fuoco di carta, si spegne con un secchio dacqua e labbiamo appiccato in un punto in cui
non ci sono altri oggetti che possano prendere fuoco. Lidea  che produca solo molto fumo, spargendo
il panico. Non vogliamo una strage.
E il panico, come previsto da Vicen, arriv dopo appena qualche secondo. I giovani gridavano,
fingendosi terrorizzati, e spronavano la gente a scappare. Il fumo continuava ad aumentare. Cerano
persone che correvano, che si scontravano luna con laltra, che gridavano di paura. Le guardie
uscirono dalla caserma, situata nellala opposta delledificio rispetto a quella degli uffici municipali,
per ritrovarsi circondate dal caos pi assoluto. Fu in quel momento che una decina di giovani barbari
sintrodusse nei locali della polizia. Vicen aveva ragione: dentro non potevano essere rimaste che due
guardie a controllare un uomo ammanettato, con il volto ferito e sanguinante, che era costretto a restare
seduto dietro un tavolo. Accanto a lui, cera un altro uomo vestito di nero, con i favoriti grandi e folti
che si univano ai baffoni.
I giovani approfittarono dellelemento sorpresa. Alcuni si scagliarono contro i poliziotti e
contro don Manuel, facendoli cadere a terra. Gli altri sollevarono di peso Dalmau e lo trascinarono
fuori. In pochi secondi, dopo aver schivato funzionari e curiosi che dallesterno osservavano il fumo
che gi si dissipava, stavano correndo lungo calle de Arag in direzione del parco. Confuso tra la folla,
don Manuel urlava alle guardie dinseguire gli assalitori, ma gli agenti erano pi preoccupati di
verificare i danni riportati dalledificio, con il fuoco ormai spento, che non dinseguire una banda di
rivoluzionari.
Don Manuel continu a gridare con un braccio levato al cielo e lo sguardo furibondo, perso
sulle tracce di Dalmau. E la sua ossessione gli imped di accorgersi che due trinxeraires gli sottraevano
il portafoglio e lorologio, appeso a una catena tirata attraverso il panciotto, per poi dileguarsi tra la
folla ben sapendo che il bottino superava di molto le cento pesetas che il ceramista si era rifiutato in
malo modo di pagar loro.
...
.
...
15.
...
.
...
Dalmau ascolt, in preda a un dolore straziante, la diagnosi del dottore che era stato mandato a
chiamare. Sua madre aveva impedito al medico di somministrargli un calmante a base di morfina.
Meglio il dolore che fargli ricordare il sapore della droga, si era opposta.
Un dente spaccato a met, due che gli ballavano nelle gengive. Resisteranno, previde il
dottore. E il setto nasale  rotto. Non posso escludere che ci sia un danno anche alla mandibola: lo dir
il tempo, anche se mi sentirei di escluderlo. E aggiunse: Il resto sono contusioni di pi o meno grave
entit, ma che guariranno senza problemi.
Il medico gli raccomand il riposo, poi grugn agitando le mani alla vista di tutta la gente che si
era ammassata nellappartamento, e sottoline come il paziente non avrebbe potuto riposare in mezzo a
tanta confusione: quindi trasportarono Dalmau in quello che era stato il suo letto, e che Emma gli
cedette per tornare assieme a Julia nel letto con Josefa. E l, nelloscurit e nel silenzio che poco a poco
calavano sulla casa, e nellimmobilit assoluta che Dalmau cercava di mantenere per evitare le fitte di
dolore, esplosero le emozioni. Lo avevano torturato per sapere delle reliquie di santInnocenzo, con
don Manuel sempre presente, finch il fumo e il caos provocato dallincendio non avevano invaso
ledificio. Lui, per, non aveva confessato. I ceffoni e i pugni gli avevano ricordato quelli ricevuti a
Pekn, e aveva pi paura della collera di don Ricardo che non di quei poliziotti. Poi nei suoi pensieri
sintrufol Maravillas; un giorno lo raccoglieva dalla strada e da morte quasi certa, un altro lo
consegnava alle autorit. E doveva averlo ingannato anche quando la pagava per cercare Emma, ne era
convinto. Era una trinxeraire imprevedibile, come tutti i ragazzini mendicanti, denutriti e analfabeti,
incapaci di agire con coerenza. Impossibile fidarsi di loro.
Steso sul letto, Dalmau ramment il chiasso sollevato dai giovani barbari al commissariato. Lo
avevano tirato fuori di l, frastornato e ferito, costringendolo a correre. Era stato allora che aveva
riconosciuto Emma al suo fianco. Aveva cercato di parlarle, ma il fiato non gli era bastato. Una volta a
casa, qualcuno gli aveva detto che era stata proprio lei a organizzare quello scompiglio per liberarlo. A
tale rivelazione, il sangue gli era corso con forza nel corpo, facendo pulsare ritmicamente le zone
lesionate: il naso rotto, le labbra spaccate, i lividi che gli coprivano il volto, un dolore sordo e
persistente che si era unito a quello che aveva cancellato qualsiasi illusione non appena Emma aveva
fatto il suo ingresso in casa.
Laveva intravista tra i ragazzi che entravano e uscivano dallappartamento, gremito di persone,
vicini e curiosi, che sintrufolavano con sfacciataggine: cera anche il giudice di guardia, comparso
assieme allavvocato Fuster. Emma si muoveva in mezzo a loro accompagnata da quello che pi tardi
Dalmau avrebbe appreso essere un dirigente repubblicano: altezzoso, giovane e ben vestito, con ogni
probabilit attraente per le donne, che la prendeva per mano o le cingeva la vita, la palpeggiava, la
baciava o le sussurrava allorecchio per poi rivolgere agli astanti un sorriso idiota. In seguito, dopo aver
salutato tutti, erano andati da lui ed Emma glielaveva presentato: Joaqun Truchero, aveva
annunciato. Il mio capo.
Be, forse qualcosa di pi! aveva scherzato laltro dandole una pacca sul sedere.
Emma non se nera lamentata: aveva sopportato imperterrita.
Josefa, invece, aveva fatto una smorfia.
Il pulsare delle ferite di Dalmau si era placato. Non aveva ascoltato quello che Truchero gli
diceva. Non aveva distolto gli occhi da Emma, che aveva retto il suo sguardo con la stessa freddezza
dimostrata poco prima con il repubblicano.
 vero? laveva sentito dire.
Cosa? Di che state parlando? No... aveva iniziato a replicare.
Emma mi ha detto che dipingerai dei quadri per la Casa del Popolo, laveva interrotto
Truchero davanti al suo evidente sconcerto. Te ne saremmo davvero grati.
Vicen, il capo dei giovani barbari, sentendo parlare dei quadri si era avvicinato, intervenendo a
sua volta:  quello che ci ha promesso Emma se ti avessimo liberato.
Dalmau aveva guardato di nuovo Emma, che aveva stretto le labbra come a chiedergli di
confermare la sua promessa. Lui aveva appena visto come le toccavano il sedere, e tutte le sue speranze
erano crollate con la stessa rapidit con cui erano rinate. Ci nonostante, non era stato capace di
contraddirla in pubblico, di farla passare per bugiarda davanti a quel viscido essere che la palpeggiava:
perci annu.
Quella notte, disteso sul letto, Dalmau decise di andarsene al pi presto da quella casa: un paio
di giorni, tre al massimo; non era nello spirito adatto per condividere lo spazio con Emma, sfiorarla,
sentirla parlare, respirarne il profumo... Durante la sua convalescenza, intanto, il giudice interrog
Demetrio, il muratore che aveva visto Dalmau fermarsi al cantiere la notte del furto in casa di don
Manuel. Interrog anche Joan, il caposquadra, che conferm la dichiarazione del suo dipendente e
subito dopo ne approfitt per far visita a Dalmau e comunicargli con grande dispiacere di non avere pi
lavoro per lui a casa Batll. Il fatto  che Gaud, larchitetto di Dio, pi religioso del Signore stesso,
non ci aveva pensato due volte sentendo dalla bocca di don Manuel la storia del furto delle reliquie di
santInnocenzo e dei suoi sospetti, e aveva ordinato il licenziamento di Dalmau. Il caposquadra era
molto dispiaciuto, disse. E Dalmau gli credette. Il giudice interrog anche Emilia, la padrona
dellalloggio, che fu chiamata a deporre.
Mi state dicendo che avete condiviso...? E il giudice picchi ripetutamente un indice contro
laltro per lungo, come se non osasse nemmeno ripetere ci che la donna gli aveva appena raccontato.
Esattamente, salt su la vecchia anarchica, e Fuster nascose lo sguardo in un angolo dellaula
giudiziaria; sapeva cosa sarebbe venuto dopo. Il letto. Abbiamo condiviso il letto; non ce nera un
altro libero. Insieme, signor giudice. E il ragazzo si  divertito, glielo assicuro. Io sono ormai vecchia e
troppo secca perch... perch qualcuno mi monti come una bestia... Il giudice fece un gesto come a
chiederle di zittirsi, ma laltra continu a recitare la parte. Per so ancora come far divertire un
uomo. Ed Emilia agit la mano su e gi in un gesto osceno.
Basta cos! rugg il giudice.
Non cerano prove che identificassero in Dalmau Sala il ladro delle reliquie: fu questa la
conclusione del giudice. La semplice coincidenza che avesse dipinto un ritratto della persona che poi si
era offerta di aiutare la polizia nella restituzione del crocifisso non dimostrava n implicava alcun
legame con il furto. E poi era strano che non ci fosse stata effrazione per accedere alla casa. Don
Manuel ammise che Dalmau non era mai stato in possesso delle chiavi del suo appartamento. Nessuno
ricordava lesistenza di duplicati, ragion per cui il giudice fu incline a pensare che il furto fosse stato
opera di professionisti pi che di un uomo della condizione di Dalmau. Infine, dalle prove addotte si
poteva concludere che limputato aveva passato tutta la notte nella pensione di Emilia, quindi non si
poteva prendere alcuna misura contro di lui. Quanto ai maltrattamenti ricevuti da Dalmau al
commissariato, gli agenti sostennero allunanimit che il detenuto aveva cercato di scappare e si era
rivoltato con violenza contro di loro, tanto da averli costretti a usare la forza.
E la cosa fin l, anche per i barbari assalitori che nessuno os denunciare, nemmeno i poliziotti
stessi, per paura di possibili rappresaglie. Lunico a urlare e a lamentarsi fu don Manuel Bello, ancora
convinto che Dalmau gli avesse rubato il suo bene pi prezioso, e sempre deciso a vendicarsi sulla
madre di colui che un tempo era stato il suo pupillo, ottenendo che le venisse revocato laiuto
economico della Chiesa. Il primo venerd dopo il riconoscimento da parte di don Manuel dellautore
del dipinto appeso alle spalle del ricettatore di Pekn, a Josefa fu impedito laccesso al chiostro di Santa
Anna, dove venivano distribuiti i buoni per il pane, il riso e i fagioli. La donna prefer non discutere
quando il prete portinaio le impose in malo modo la restituzione della tessera, cercando di umiliarla
davanti a centinaia di sfortunati che accorrevano al chiostro in cerca di elemosina.
Tu hai mentito, donna! laggred. Non sei una vera cristiana. Sei unanarchica, unatea, una
sacrilega!
S, sono tutte queste cose, ammise lei strappando in due la tessera di cristiana povera.
La stanza che Dalmau aveva affittato in calle de Seplveda, nel quartiere di Sant Antoni, si
trovava in un palazzo di appartamenti popolari, costruito alla catalana sul finire del secolo precedente.
Era ampia e soleggiata, orientata a sud-est, e Dalmau non aveva mai goduto di tanto spazio tutto per s,
men che meno di una finestra affacciata sulla strada. Un letto con un materasso imbottito, un armadio,
un tavolo da lavoro con una sedia, un altro con sopra un catino che doa Magdalena, la padrona di casa,
teneva sempre pieno dacqua pulita, costituivano la mobilia: Dalmau vi aggiunse un cavalletto, su cui
per non aveva ancora osato mettere una tela.
Prima che lasciasse la casa di sua madre, passata una settimana, con il naso un po storto verso
destra, un dente spezzato, e la barba che era tornata a spuntare tra le croste, ma in fin dei conti
abbastanza ristabilito, Emma gli aveva ricordato la sua promessa di dipingere dei quadri per la Casa del
Popolo.
Io non dipingo pi, aveva detto lui. Non cera bisogno di rispettare le forme: erano in
famiglia.
Be, dovrai ricominciare a farlo, aveva replicato lei con seriet.  quello che ho promesso
alla gente che ha partecipato alla tua liberazione... e tu lhai confermato.
Mi avevano picchiato, non mi ricordo di quel che stai dicendo, si era scusato Dalmau, pur
avendo ben presente a quale momento si stesse riferendo Emma. E comunque non credo di poter pi
dipingere niente, aveva ribadito.
E perch no, figliolo? si era intromessa la madre, con grande stupore degli altri due. Lhai
gi fatto in passato. E hai dipinto bene, molto bene. Ti hanno addirittura dato un premio! Lavora e
dipingi.
Durante la convalescenza di Dalmau, il caposquadra Joan era andato a fargli visita un paio di
volte, consigliandogli di tentare la sorte presso il laboratorio di un mosaicista italiano che collaborava
con tutti i grandi architetti e che in quel momento stava lavorando per Domnech al nuovo cantiere del
Palau de la Msica Catalana, la cui prima pietra era gi stata posata il 23 aprile, festa di Sant Jordi,
santo patrono della Catalogna. So che litaliano sta cercando gente come te, con le tue qualit. Il
lavoro che ha intrapreso  notevole, e ha bisogno di personale. Tu sei un bravo ragazzo, aveva
aggiunto Joan anticipando la domanda che Dalmau gli poneva con lo sguardo. Nessuno ti accusa di
niente, non credo che avrai problemi in quel senso.
Dalmau lo conosceva, litaliano; ce nera solo uno, a Barcellona, con un cantiere aperto e
abbastanza bravo da collaborare con Domnech e con gli altri grandi architetti: Mario Maragliano. In
quel momento, per, non aveva dato troppa importanza al consiglio del caposquadra; bruciava ancora
di gelosia al ricordo delle mani intrecciate di Emma e Truchero.
Josefa ne era consapevole, e se nera persuasa ancora di pi mentre cuciva: suo figlio doveva
dimenticare Emma una volta per tutte, e per riuscirci doveva tornare ad avere successo, doveva
ritrovare dentro di s ci che lo appassionava, la pittura. Josefa ne era ormai convinta, a differenza di
quanto aveva pensato fino ad allora sulla disgrazia che proprio la pittura aveva portato nella vita del
figlio. Non poteva continuare a essere un operaio mediocre, con lunico obiettivo di porre rimedio agli
errori commessi per colpa dellalcol e della morfina. Per lo meno, doveva provarci!
Dipingi! lo aveva esortato il giorno in cui Dalmau, con una gran fretta di allontanarsi da
Emma, laveva salutata per trasferirsi nella sua nuova stanza. Tuttavia, nessuno dei bozzetti eseguiti lo
soddisfaceva, e i disegni si andavano ammucchiando sul tavolo della nuova stanza.
Dipingi! Lordine della madre lo perseguitava ogni volta che scartava un nuovo bozzetto, ma
non ce la faceva: niente gli piaceva mai abbastanza. I suoi disegni erano volgari; non riusciva nemmeno
a immaginarli plasmati in un quadro. Era una sensazione simile a quella vissuta nei giorni in cui
cercava di fissare su carta lo sguardo altezzoso di rsula. Allepoca laveva risolto: ora, un dolore
lancinante... forse solo una coppa dassenzio avrebbe potuto ricreare quella voragine creativa. Del
vino!, si riprometteva spesso. Nei momenti in cui si sentiva assalire dalla tentazione, stringeva i pugni e
si colpiva le cosce supplicando il dolore di trascinarlo di nuovo in strada, come il miserabile che era
stato, o di riportarlo a Pekn, nella baracca dove aveva vissuto fino in fondo la propria umiliazione
prima di liberarsi dal vizio. Quanto impiegherai prima di riprendere a ubriacarti o a drogarti, dopo
esserti scusato tanto? gli aveva domandato Emma il giorno in cui si erano incontrati dopo il suo
ritorno dallinferno.
Con la sfida che ancora gli faceva tremare le mani, Dalmau prendeva un altro foglio di carta e
simpegnava a disegnare alcuni tratti che gi sapeva volgari, senza riuscire a scacciare del tutto
limmagine di Emma.
Dimenticala, figliolo, gli aveva consigliato sua madre il giorno in cui se nera andato di casa.
Doveva assolutamente farlo. Doveva lasciarsi alle spalle quella relazione di giovent. Emma lo
aveva abbandonato, anche se forse era stato lui a provocare labbandono: che importanza aveva, ormai?
Poi lei si era messa con il muratore, dal quale aveva avuto una figlia, e adesso sembrava proprio che
fosse qualcosa di pi di una semplice impiegata per quel repubblicano superbo che le palpava il sedere
a mo di proclama. Dalmau fece a pezzi lennesimo foglio di carta e, pur essendo ormai sera, si avvi
verso la casa della madre.
Non mi sono mai impegnato a dipingere qualcosa per la Casa del Popolo dei repubblicani,
disse dopo un freddo saluto alle due donne che, accanto alla bambina, stavano cenando tranquillamente
nellappartamento di calle Bertrellans. La porta era aperta, come al solito, cos lappartamento
sembrava inglobare anche lannesso pianerottolo delle scale. Emma sobbalz. Josefa inclin la testa,
pi incuriosita che sorpresa.
Gi,  vero, riconobbe Emma ruotando il busto sulla sedia senza alzarsi per affrontare
Dalmau che era in piedi a un passo da loro. Lho fatto io a nome tuo. Ho dovuto, se volevo che ti
liberassero. Ricordi? Eri prigioniero, e ti torturavano.
E te ne sono grato, linterruppe Dalmau. Ma questo non significa che io debba dipingere tre
quadri.
Che mi ringrazi a fare, allora? ribatt Emma con severit.
Dalmau fu infastidito dal suo atteggiamento. S, lo aveva liberato, ma se si era ritrovato
prigioniero era solo perch aveva voluto aiutarle  lei, sua madre e la piccola Julia , liberarle dalle
minacce di Anastasi. La colpa era interamente sua. Era stato lui a volersi liberare della leva, era stato
lui a cadere nella droga e a scatenare la collera di don Manuel per la morte di rsula. Nessuna di loro
era colpevole di ci che gli era successo, ma non gli sembrava nemmeno giusto che Emma non gli
riconoscesse alcun merito. Proprio lei, che ancora viveva in casa sua, con sua madre!
Se mi hanno incarcerato,  stato perch volevo aiutarvi, sbott. Ho rubato quella croce per
potervi liberare da Anastasi.
Non te lho chiesto io di farlo.
Allora siamo pari: nemmeno io ti ho chiesto di liberarmi.
Emma fece una smorfia.
I nostri rapporti sono sempre stati pieni di malintesi. Dalmau non attese risposta. Baci sua
madre, che aveva assistito attonita a quellaspro scambio di battute, e si permise di rubarle un
pezzettino di carne dal piatto. Buona, comment, scompigliando i capelli di Julia. La piccola rispose
con una risata cristallina capace di sciogliere qualsiasi tensione. Dalmau salut e subito si confuse con
la penombra del pianerottolo. Il suo stomaco, contratto fin dal momento in cui aveva deciso di
affrontare Emma, si era improvvisamente rilassato. Gli si risvegli la fame, facendogli venire
lacquolina in bocca. Era ancora in tempo per cenare alla mensa degli operai di Santa Madrona.
Tutti i vecchi posti del quartiere di Sant Antoni che andava attraversando mentre si dirigeva al
laboratorio del maestro italiano, e che fino a quel momento aveva preferito aggirare perch gli
risvegliavano ricordi dolorosi e inquietanti, si trasformarono a partire da quella notte in semplici punti
di riferimento senzaltra connotazione se non quella di far parte di una storia con Emma ormai
superata. Ca Bertrn, che prosperava come trattoria, sempre piena di operai; un giorno avrebbe dovuto
andarci a mangiare, si ripropose a conferma definitiva della catarsi che stava vivendo. I padri scolopi. Il
carcere di Amalia. La casa in cui Emma aveva abitato assieme allo zio e ai cugini. Il mercato di Sant
Antoni, dove Montserrat era stata uccisa.
Il laboratorio di Mario Maragliano si trovava nellEixample, al pianoterra di un edificio di calle
Girona, sopra calle Diputaci, e occupava per buona parte linterno dellisolato. A differenza della
fabbrica di ceramiche di don Manuel Bello, il laboratorio dellitaliano era pi artigianale, con un forno
a volta in stile arabo, di grande capacit, alimentato a legna e con una caldaia interrata sotto il patio,
che lasciava a livello del suolo solo la camera di cottura. Il resto dello spazio allaria aperta era
riempito in modo un po anarchico con essiccatoi, cisterne, magazzini e mucchi dargilla. Vi lavorava
una ventina di persone, molte delle quali, come Dalmau, erano impiegate ai tavoli da disegno e
composizione del pianoterra.
Maragliano, un uomo sulla quarantina che aveva imparato il mestiere a Genova, da dove si era
trasferito con la qualifica e la considerazione di maestro esperto in mosaici romani e bizantini,
conosceva Dalmau; sapeva del suo lavoro con don Manuel e apprezzava le sue opere in ceramica,
ragion per cui non esit un secondo ad assumerlo. Il primo giorno chiacchierarono a lungo, litaliano
con un lieve accenno della sonorit quasi musicale della sua lingua natia, anche se evitarono di
discutere di politica o di quanto era accaduto a Dalmau con la polizia. La Chiesa e i Llucs avevano
ancora parecchia influenza sul mercato, disse il maestro, come a scusarsi per quella mancanza.
Risulta anche a me, conferm Dalmau dal canto suo, abbozzando un sorriso con le labbra
ancora gonfie e piene di lividi.
Il mosaicista lavorava in molti cantieri, sia a Barcellona sia fuori citt  ne aveva uno anche a
Madrid  e con Domnech aveva collaborato a casa Lle e ora lavorava al Palau de la Msica Catalana
assieme a un altro grande mosaicista dellepoca: Llus Bru. Consapevole delle capacit e del buon
lavoro che il suo nuovo dipendente poteva sviluppare, non volle per porlo a un livello superiore
rispetto ai lavoratori di cui gi disponeva, e lo equipar ai primi operai qualificati. Inoltre Dalmau, che
indubbiamente padroneggiava sia il disegno sia la ceramica, doveva ancora familiarizzare con larte
che caratterizzava il laboratorio dellitaliano: il mosaico.
Peccato che non sia lospedale di Santa Creu i Sant Pau, comment Dalmau riferendosi a un
altro cantiere barcellonese diretto da Domnech. L ci sarebbe molto pi lavoro per un laboratorio
come il vostro.
S, riconobbe litaliano. Lospedale  certamente una grande opera, immensa, ma il Palau...
Sai che superficie occupa lospedale?
Dalmau fece di no con la testa.
Pi di trecentomila metri quadrati. Domnech sta facendo una gran bella figura con i suoi
padiglioni, e ha per le mani un capolavoro che sicuramente darebbe molto da lavorare ad artisti come
noi. Ma sai che superficie occupa il Palau de la Msica?
Non fu necessario che Dalmau facesse di nuovo di no con la testa: la sua espressione fu
sufficiente.
Non arriva ai millecinquecento metri quadrati, e su un terreno irregolare, incastrato tra i viali
di uno dei quartieri pi antichi della citt. Non godr di nessuna prospettiva, incuneato tra edifici dalle
cui finestre si potr quasi toccarne la facciata. I cittadini quasi inciamperanno nel Palau! Trecentomila
contro millecinquecento. E in quei millecinquecento, scarsi e mal disposti, Domnech pretende di
incarnare lo spirito della musica attraverso larchitettura; vuole esteriorizzare la tradizione catalana dei
canti corali promossi dallOrfe Catal, che in fin dei conti  listituzione popolare che ha voluto
lopera; e vuole raggiungere anche lapice del Modernismo, che nellarchitettura di questa citt  al
massimo dellespressione, mentre in altri luoghi  stata gi superata da nuove tendenze artistiche. Ma
soprattutto vuole offrire al popolo uno spazio in cui la gente semplice e modesta possa godere della
musica e viverla appieno; ecco il perch della sua ubicazione. Conosco i progetti di quellarchitetto.
Lospedale sar anche unopera grandiosa, s, sar meraviglioso, ma ti assicuro che i posteri
ricorderanno Domnech per il Palau de la Msica, e noi avremo svolto la nostra parte.
Gomito a gomito con il resto del personale, seduto assieme a loro ai lunghi tavoli da disegno,
con uno spolverino azzurro stinto che gli andava grande ma che gli trasmetteva una sicurezza analoga a
quella provata in cima alla schiena del drago di casa Batll, Dalmau cominci a lavorare a una tecnica
di cui non sapeva nulla, ovvero alla preparazione e al taglio delle piccole tessere colorate che avrebbero
ricoperto colonne, tetti e facciate del Palau, seguendo i disegni di Domnech in attesa della messa in
opera, conciliando tale compito con quello della costruzione senza che mosaicisti e muratori se ne
risentissero. Studiando i progetti e i disegni, Dalmau non tard a capire che, a differenza di casa Lle e
anche del nuovo ospedale, proprio come aveva detto Maragliano, Domnech aveva previsto una
profusione di superfici in ceramica, mosaici e trencads che, insieme al contributo delle altre arti
industriali, alla scultura, allebanisteria, alla vetreria e alla lavorazione del ferro battuto, avrebbero
creato un edificio senza paragoni al mondo.
E condividendo il tavolo da lavoro con gli addetti del laboratorio, Dalmau cominci a
condividere con loro anche lozio e i divertimenti. Guadagnava bene e pertanto disponeva di denaro;
non aveva altri obblighi a parte il proprio sostentamento, che continuava a essere frugale, e poi laffitto
della stanza e lintenzione di mettere da parte un po di soldi ogni mese per comprare una nuova
macchina da cucire a sua madre, che non aveva pi voluto il suo aiuto economico. Emma prende una
buona paga, gli aveva detto. Pi che sufficiente per noi tre, e io guadagno ancora qualcosina
cucendo. Approfittane per dare una sistemata alla tua vita, figliolo. Dalmau non aveva voluto rivelarle
lo sforzo che stava facendo per risparmiare i soldi necessari allacquisto della macchina da cucire. Un
compagno del laboratorio di mosaico gli consigli di chiedere un prestito al Monte di Piet, cos
avrebbe potuto comprarla senza aspettare oltre, ma una volta che venne a conoscenza di chi dirigeva
quellistituzione il ragazzo decise di lasciar perdere per non rischiare dincontrare amici di don Manuel.
Pens anche di chiedere un prestito allinfinit di persone che pubblicavano trafiletti sui giornali
offrendo denaro, ma in quel caso avrebbe dovuto sottoscrivere un prestito a usura che sarebbe potuto
arrivare fino al dieci per cento al giorno. Dalmau non voleva cadere in quel circolo vizioso, che
intrappolava buona parte degli operai quando la necessit li stringeva. Meglio risparmiare qualcosa di
mese in mese, aveva concluso.
In quel momento sent ridere, e rise a sua volta. Apprezzava gli svaghi semplici, popolari: feste
di quartiere, variopinti spettacoli di strada, tendoni pubblici al cui interno si ballava in allegria, ritrovi
nelle taverne, scherzi, discussioni e partite a dadi o a carte in cui, per ignoranza, non osava giocare o
scommettere, e di tanto in tanto una sera al cinema, al circo, a teatro o a una partita di pelota.
Riscopriva la citt della sua infanzia: gare ippiche nel parco, esposizioni di fiori e piante, concerti di
bande civiche e militari, cori popolari, concorsi regionali di ballo, processioni, mascherate, fal. E una
cosa che da bambino non poteva aver visto: le corse automobilistiche. A Barcellona circolavano
allepoca quasi duecento veicoli, che dimprovviso affollavano le strade lasciandosi alle spalle un fumo
azzurro e puzzolente, e anche qualche ferito che non ce laveva fatta a scansarsi in tempo.
Alcune automobili furono tra quelle che gareggiarono nel record del chilometro su strada,
assieme a biciclette e motociclette ma anche a corridori a piedi, in va de Cortes, tra calle Entena e
calle Muntaner, incoraggiate da una banda musicale e da una moltitudine di persone lungo tutto il
tracciato, compresi Dalmau, alcuni suoi compagni del laboratorio e altri amici. Lautomobile vincitrice
concluse il percorso in cinquantuno secondi, solo trenta secondi meno della bicicletta che vinse la gara
ciclistica, e molto meno della motocicletta che conquist il premio della propria categoria.
La domenica, dopo essersi divertito con gli amici, Dalmau prese labitudine dinvitare sua
madre a cena e passeggiare con lei fino alla trattoria che avevano scelto, Josefa aggrappata al suo
braccio; e, mentre leggevano il menu, chiacchieravano e si raccontavano tutto ci di cui non avevano
mai parlato in tutti gli anni di vita di Dalmau.
Domenica 26 aprile 1906, Lerroux inaugur il pianterreno della Casa del Popolo, situata
allangolo tra calle de Arag e calle de Casanova. Nel resto delledificio si lavorava ancora. La parte
pi importante del pianoterra era composta da una sala enorme, a mo di teatro, con un palcoscenico e
due gallerie doppie ai lati, destinata a ospitare assemblee politiche dei repubblicani, rappresentazioni
teatrali, a fare da auditorium e, pi in generale, da ristorante.
Emma ci aveva lavorato sodo per tutta la settimana, senzaltro riposo che un paio dore di sonno
la notte. I primi due giorni ne aveva approfittato per correre a vedere Julia, mentre il terzo aveva
annunciato a Josefa che finch non fossero riusciti a far partire quellimmensa attivit le sarebbe stato
difficile tornare a casa; preferiva cercarsi l un angoletto dove stendersi e riposare nel poco tempo
libero che aveva. Doveva pulire, correre a fare acquisti, ordinare e controllare piatti, posate e bicchieri,
padelle, pentole e pentolini; occuparsi della legna e del carbone per la cucina in ferro, e della sabbia per
pulire i piatti. In definitiva, doveva far s che tutto procedesse con ordine. Emma non deluse Flix, il
capocuoco, come non laveva deluso quando avevano collaborato in fase di costruzione, come indicato
da Truchero; ricordava bene gli insegnamenti e le esperienze apprese a Ca Bertrn. Sotto la direzione di
Flix, due cuochi di prima categoria ne dirigevano altri quattro di seconda categoria, tra cui Emma e
unaltra donna, Engracia, di circa dieci anni pi vecchia di lei, che a loro volta potevano gridare ordini
a un mucchio di aiutocuochi e camerieri. Le cucine erano grandi, con molti fuochi, per far fronte agli
oltre cinquecento operai che avrebbero potuto prendere posto in sala e ai quali bisognava dare piena
soddisfazione: commensali che si sarebbero sentiti padroni del locale, come ben presto avrebbero
potuto constatare Emma e i suoi colleghi, ragion per cui avrebbero dovuto soddisfare esigenze che in
una trattoria qualsiasi nessuno avrebbe osato avanzare. Molti avevano addirittura collaborato alla
costruzione delledificio, in forma gratuita al termine delle rispettive giornate di lavoro, e altri erano
soci, per cui quella era la loro casa: la Casa del Popolo! Gli operai avranno qui un baluardo dei loro
diritti, annunci Lerroux nel suo discorso inaugurale. E accidenti se esigevano rispetto, quelli.
Il banchetto di quel 26 aprile fu servito in una sala stracolma, decorata con ghirlande e bandiere
spagnole e francesi, rallegrata dal Coro del Pueblo, che interpret canzoni catalane e spagnole, oltre
ovviamente alla Marsigliese, che fu accolta da appassionate grida di esultanza e che fu necessario
ripetere pi e pi volte. Il menu era quello tipico delle festivit casalinghe delle famiglie catalane che se
lo potevano permettere: cannelloni, xat, pollo arrosto e fricassea. E come dolce, crema catalana e mat
de monja. Il tutto innaffiato da acqua e vino rosso, per poi passare ai vini dolci con i dessert e a liquori
e caff. Emma aveva una certa curiosit di vedere se si sarebbe presentato Matas, il pollivendolo, ma
era un locale troppo importante per cercare di rifilare merce avariata; a ogni modo, le sarebbe piaciuto
sapere chi accompagnava adesso il vecchio sdentato.
Flix le aveva affidato la preparazione del xat, uninsalata tipica della costa catalana di cui si
era cominciato ad avere notizie solo a met Ottocento, e la cui paternit era rivendicata da vari villaggi
a sud di Barcellona, soprattutto Sitges, Vilanova i la Geltr ed El Vendrell. Gli ingredienti di base
erano scarola, tonno sotto sale, baccal spezzettato sotto sale, acciughe e olive nere. Come
accompagnamento si preparava una salsa fatta di peperoncini piccoli e secchi, mandorle tostate, pane,
aglio, sale, olio doliva e aceto. Fin l, tutti i padri del xat parevano essere daccordo, a parte qualche
discrepanza rispetto alla frutta secca, tuttavia le discussioni nella cucina della Casa del Popolo erano
arrivate quasi allo scontro fisico quando ogni cuoco, compresi quelli di seconda categoria, volle dire la
sua sugli altri ingredienti e condimenti che sarebbero dovuti rientrare nella preparazione. Peperoncini
guindilla, devono esserci i guindilla, aveva detto uno. No, mai! aveva replicato un altro. Il pane
devessere fritto, aveva detto ancora il primo. No, devessere tostato, lo avevano contraddetto gli
altri. E cera stato anche un terzo che aveva insistito nel dire che bisognava usare solo la mollica
inzuppata nellaceto. Cipolle, pomodori al forno, pi acciughe nella salsa... Con il baccal e il tonno gi
dissalati, Emma aspettava accanto ai mortai di poter mescolare definitivamente gli ingredienti della
salsa, cos che gli aiutanti potessero cominciare a pestarli. Non conosceva nel dettaglio quella ricetta e
la divertiva sentire i cuochi discutere con tanto astio delle rispettive posizioni: sullo xat esisteva una
vera faida tra i sedicenti creatori, e non cera tavola attorno alla quale, dopo una buona insalata come
quella, che veniva cortesemente lodata, non si precisasse con pignoleria ci che le mancava... o che era
di troppo. Inutile dire che, come in ogni discussione che si rispetti, in alcuni casi gli animi si
surriscaldavano. Ed erano proprio a quel punto quando Flix le aveva fatto locchiolino.
Xat allo stile della Casa del Popolo! aveva esclamato allora Emma zittendoli tutti. Via
dalla mia postazione. Decido io.
E lo aveva fatto, memorizzando bene le decisioni prese, per ricordarle in futuro, ma sempre
controllando con la coda dellocchio gli altri, che si lamentavano a voce alta o sorridevano a seconda
delle sue scelte. Emma si era divertita alle loro spalle, prendendo gli ingredienti pi controversi per
riflettere un attimo e infine scartarli o utilizzarli per la salsa.
Lo xat piacque. Come anche i cannelloni e il resto del banchetto. Lerroux chiam in sala
cuochi e aiutanti per congratularsi e permettere loro di ricevere gli applausi di mezzo migliaio di
commensali. Emma e gli altri di tanto in tanto si erano affacciati in sala, soprattutto quando il coro di
studenti di Valencia aveva attaccato ancora una volta La Marsigliese. Come quasi sempre le accadeva,
le era venuta la pelle doca mentre ascoltava con passione linno alla libert e alla rivoluzione.
In quel momento, per, la squadra capeggiata da Flix sinsinu tra i tavoli fino ad arrivare il
pi vicino possibile a Lerroux e ai suoi collaboratori. Il politico lod le vivande, propose un brindisi e
la gente si alz per levare le coppe alla loro salute. Emma si ritrov proprio davanti a Joaqun Truchero,
due tavoli pi in l. Negli ultimi tempi si erano visti poco, il che le era sembrato strano, soprattutto
nellultima settimana quando, a causa dei preparativi per linaugurazione, non avevano fatto lamore.
Tuttavia, in quel frangente cap tutto. Truchero aveva trovato compagnia: una biondina esile, pallida ed
eterea come una silfide, con un vestito con le spalline che le pendeva languido dalle spalle magre. La
giovane non brindava ai cuochi, ma solo al proprio accompagnatore; intrecciate le braccia che
sostenevano le coppe, dopo un lungo bacio sulla bocca, bevvero, completamente distaccati
dallomaggio ai cuochi.
Tra le grida di giubilo e gli applausi seguiti al brindisi, Emma trem di rabbia. Truchero non le
aveva detto niente! La loro relazione durava ormai da pi di un anno, durante il quale lui aveva avuto di
certo altre donne. A lei non era importato. E non era gelosa nemmeno di quella biondina languida, ma
quellesibizione in pubblico era uno schiaffo al suo orgoglio e, cosa ancor pi importante, significava la
perdita del suo principale appoggio allinterno del partito e delle sue strutture: e questo s, la
preoccupava.
Come al solito sei lultima ad accorgerti di non essere pi la puttanella di quel bastardo, le
disse allorecchio Engracia, senza nascondere la soddisfazione che trapelava dal tono di voce. Perch
altrimenti tutti quei sorrisetti, tutto quellinteresse per il tuo piatto e quelle strizzatine docchio in
cucina? Credi che a qualcuno importi un fico secco dello xat che sai fare? La maggior parte di questi
disgraziati vuole solo vedere chi sar il primo a sbatterti in qualche angoletto buio. Emma si rivolt
con violenza contro Engracia, cosa cui laltra non sembr dare la minima importanza. Benvenuta tra
le ripudiate.
Ripudiata?
Perch, non lo vedi come ti guardano tutti?
E per un attimo, tra gli applausi e le grida, Emma ebbe limpressione di sentirsi addosso gli
sguardi di molti presenti, e ne fu turbata.
Senza rancore, la riscosse Engracia. Ci siamo passate tutte.
Io volevo solo lavorare per un salario degno.
Engracia scoppi a ridere. Sono uninfinit le operaie che arrotondano con la prostituzione per
guadagnare qualche spicciolo in pi. I mariti lo sanno, e se non lo sanno lo immaginano, ma a ogni
modo lo tollerano. Non lo sai che esiste un bordello in cui tutte le puttane sono macellaie durante il
giorno?  il nostro destino, ragazza. Non lamentarti. Approfittane, tu che ancora puoi. Chiudi gli occhi,
stringi i denti... e poi lavati bene e dimentica.
Le due donne si guardarono. Gli applausi erano finiti: la gente in piedi chiacchierava, dando per
concluso il banchetto. Truchero rideva e palpeggiava sfacciatamente la biondina, proprio come aveva
fatto con Emma in tante occasioni. Le venne la nausea per se stessa, rispecchiandosi in quella ragazza.
Non fissarli, le consigli Engracia. Non ne vale la pena. Ormai hai ottenuto quello che
volevi: il tuo lavoro e la tua paga. Senza rancore. Daccordo? Dobbiamo aiutarci lun laltra.
Emma annu, pensierosa, e strinse la mano che laltra le offriva. Dopo di che, simmerse nel
lavoro pi di tutti gli altri e non ebbe pi a che fare con Truchero, neanche quando la Confraternita si
trasfer dai locali vicino alluniversit alla Casa del Popolo, e ogni tanto capitava che i due
sincrociassero. Josefa divenne una vera nonna per Julia, occupandosene a tempo pieno e portandola a
spasso di qua e di l. Non cucire tanto, la supplic Emma. Abbiamo abbastanza di che vivere tutte
tre con quello che guadagno io. Goditi la bambina, che ti adora. Per il resto, non appena le era
possibile partecipava alle lotte operaie e anticlericali. Barcellona attraversava ancora una crisi che
distruggeva famiglie e seminava malattie e morte tra i bisognosi. La disoccupazione continuava ad
aumentare in tutti i settori. Nello stesso mese di aprile in cui Lerroux inaugur con tanto sfarzo la Casa
del Popolo, San Francisco era stata rasa al suolo da un terremoto e dagli incendi che ne erano derivati, e
una fila interminabile di muratori e falegnami si era formata alle porte del consolato statunitense per
emigrare in cerca di lavoro. Il 1 maggio gli anarchici proposero uno sciopero generale per chiedere la
giornata lavorativa di otto ore che la maggior parte dei settori non aveva ancora ottenuto. Ogni due
operai che smettono di lavorare al termine delle otto ore, invece delle dodici di oggi, si crea un posto
per un disoccupato, sostenevano i libertari, che per quel giorno avevano preparato alcune azioni
terroristiche. Lo sciopero fu un fallimento, che mise gli anarchici in una situazione di ostracismo
politico peggiore di quello seguito allo sciopero generale del 1902.
E poi cera sempre la lotta contro la Chiesa. E i giovani barbari. E le riunioni politiche, in cui si
scontravano gli uni con gli altri. Emma percepiva che la sua situazione personale non era la stessa di
due settimane prima, quando i barbari lacclamavano e la rispettavano quasi con venerazione. Alcuni
ormai le rivolgevano insinuazioni sfacciate, le si avvicinavano o la sfioravano. Durante qualche
scaramuccia, si sent toccare il sedere o afferrare in qualche punto del corpo. E nemmeno nelle cucine
della Casa del Popolo le cose andavano diversamente. Cominci a sentirsi oppressa. Molte volte, le
bastava voltarsi bruscamente per beccare uno sguattero, un cameriere o un cuoco, con gli occhi iniettati
di desiderio fissi sui suoi seni, sui fianchi o sui glutei. Si copriva il pi possibile, ma non poteva
nascondere del tutto il suo corpo voluttuoso.
Dovrai fare una scelta, la sorprese una sera Engracia mentre si accompagnavano a vicenda
nel buio verso le rispettive case, relativamente vicine.
Cosa vuoi dire?
Che fintanto che non hai un uomo, ti staranno tutti addosso. E sicuramente qualcuno finir con
il passare il segno. Dopo di che...
Emma ricord che quello stesso consiglio, seppure non tanto allarmista, glielaveva dato anche
Dora, la sua compagna di stanza prima che andasse a vivere con Antonio. Chiss se era riuscita a
sposarsi con il cappellaio? Pessima soluzione per il problema dei peli di coniglio, pens sorridendo.
Cosa ridi? le chiese Engracia. Nella tua situazione c poco da scherzare. Non puoi
nemmeno immaginare cosa raccontano di te.
A che ti riferisci?
Be, tra le cose di cui si  vantato Truchero, quello che hanno immaginato gli altri e quello che
 stato aggiunto di bocca in bocca a mano a mano che la diceria si faceva pi grande, sei diventata una
sorta di dea dellamore: libertina, facile, aperta a qualsiasi esperienza anche perversa. Non sai quanti
uomini giurano di essere stati con te.
Che idioti! li insult Emma prendendoli in giro, ma senza poter reprimere la rabbia che le
rivoltava lo stomaco.
S, ma a tutti quegli idioti piace vantarsi delle proprie conquiste, vere o false che siano. Tu eri
intoccabile, finch stavi con Truchero, ma lui non aveva ancora dato il primo bacio a quella biondina
scheletrica con cui sta adesso che gi si rumoreggiava che un paio di tizi ti erano saltati addosso.
La bile, amara e corrosiva, le sal in gola. Ci nonostante, Emma cerc di fare in modo che
Engracia non si accorgesse del suo malessere. Sapeva che, concedendosi a Truchero, aveva scatenato
lei stessa quei commenti. Ci aveva pensato mille volte, nelloscurit della notte, ma era giunta sempre
alla stessa conclusione: doveva andare avanti, mantenere sua figlia, e se per farlo doveva usare il
proprio corpo, ebbene lavrebbe fatto. A ogni modo, non poteva evitare il dolore e lumiliazione di
ritrovarsi sulla bocca di tutti come una volgare sgualdrina.
E tu come fai? domand a Engracia.
La donna, che aveva superato la trentina ma aveva ancora una certa bellezza, per quanto
appassita dai figli, dal duro lavoro e dal suo uomo, era ancora attraente per i tanti che a casa loro non
trovavano altro che stanchezza, ripugnanza per la vita, trascuratezza e indifferenza.
Manuel... rispose, lasciando fluttuare il nome a mezzaria.
S.
Emma raddrizz la schiena.
Uno dei primi cuochi.
Ho presente.
 sposato, per mia fortuna, ma ogni tanto un servizietto o una sveltina, un vedo non vedo,
senza nemmeno togliermi la gonna, e il gioco  fatto. Non mi si avvicina nessun altro.
Emma ripens al pollivendolo e a quel materassaio da cui era riuscita a salvarsi allultimo
istante. E ripens allamministratore della casa di Antonio. Sicuramente la convivenza con il suo
muratore le aveva dato tranquillit e anche la relazione con Truchero, questo doveva riconoscerlo. Era
tutto uno schifo in quel mondo di uomini!
Lotto con i giovani barbari, sbott allimprovviso. Mi batto per il partito. Faccio irruzione in
manifestazioni e assemblee; lo faccio con violenza, mettendo a repentaglio la mia stessa integrit. Ho
ottenuto un buon lavoro. Non pu essere che, per mantenere tutto questo, io debba concedermi a un
altro figlio di puttana. Ho bisogno di questo lavoro, Engracia. Mia figlia... Josefa, sua nonna... Non
abbiamo altro di cui vivere, si lament poco prima che le loro strade si separassero, una verso calle
Bertrellans, e laltra in direzione del mare, a calle Escudellers. Gli uomini sono tutti dei gran figli di
puttana.
Engracia si ferm. Emma fece lo stesso. No. Non tutti sono cos. Ce ne sono anche di buoni,
ma sono pochi. Adesso, come ti dicevo, tu sei un trofeo: bella, attraente, giovane, sola... e, stando a
quanto dicono, una fantastica amante. Molti di quegli aiutocuochi che ti guardano non oserebbero
sfiorarti nemmeno con un dito, ma non perch non lo desiderino. E poi ce ne sono molti altri che sono
superbi, delle vere canaglie, maschilisti che devono a tutti i costi dimostrare il loro potere. Uomini!
Sembra che luniverso non si muova se non al ritmo degli orgasmi di quegli imbecilli, come se si
iniettassero potere a ogni lamento e a ogni eiaculazione. Pensa: in questa citt le bambine cominciano a
prostituirsi a dieci anni. A centinaia. Le disgraziate che finiscono nei ricoveri per indigenti sono
tantissime. In quel momento la donna diede un pugno in aria. In fin dei conti, per, lo sappiamo
tutte, non  certo un segreto: che razza di animali sono quelli che possono fornicare con una creatura a
cui non sono nemmeno spuntati i seni?
Uomini, sussurr Emma nella notte.
Sai quanti processi si sono tenuti lanno scorso a Barcellona per violenza carnale ai danni di
una donna? Me lha raccontato un funzionario del tribunale iscritto al partito. Tu quanti diresti?
Non ne ho idea. Stupri ce ne sono ogni giorno.
Uno! Un solo processo per violenza sessuale contro una donna. In una citt come Barcellona,
dove le bambine si prostituiscono a dieci anni. Un solo processo per stupro!  il nostro destino, Emma,
quello che hanno ideato per noi tutti gli uomini che ci comandano e che non ci permettono nemmeno di
votare. Un solo processo! Pensaci bene.
I foschi presagi di Engracia non tardarono ad avverarsi. Laltro cuoco di prima categoria, di
nome Expedito, un obeso sempre sudato, approfitt del suo rango per avvicinare Emma in un momento
in cui erano soli in uno dei cortili su cui si affacciava la cucina. Laggred da dietro, schiacciandole il
gran pancione contro la schiena e circondandola con le braccia fino ad arrivare con le mani ai seni.
Emma si rivolt. Zitta, le ordin lui lottando per tenerla stretta. Zitta... leonessa.
Lasciami, figlio di puttana! Emma non riusciva a liberarsi dallabbraccio di quelluomo
corpulento. Poteva solo gridare, chiedere aiuto.
Qualcuno dovr pur domarti, leonessa, le soffi Expedito allorecchio, stringendole sempre
pi forte un seno con una mano, mentre con laltra le scivolava lungo il ventre. Voglio che mi fai
quello che facevi a Truchero quando eri la sua puttanella; voglio tutto quello che a quanto dicono sai
fare molto bene.
Il grido daiuto le si strozz in gola. Capiva di essere, in quel posto, soltanto una volgare
puttana, lamante di Truchero e lamante immaginaria di un mucchio di fanfaroni. E lo stesso
pensavano quegli stessi barbari che prima la riverivano. Chi lavrebbe aiutata? Il cuoco gi le infilava
le dita tra le gambe, ansimando, interpretando i suoi dubbi per cedimento.
Cos, cos mi piace. Cos deve fare una vera porca, sussurr cercando di alzarle la gonna,
ormai sicuro di s.
Emma se lo sentiva dietro. Non sentiva il pene perch la gran pancia di quel bastardo impediva
il contatto con le sue natiche, ma avvertiva lalito soffocato sulla nuca. Ag distinto. Abbass la testa
per prendere lo slancio e la fece scattare allindietro con tutta la forza alimentata dalla collera che si
sentiva esplodere dentro.
Un colpo secco, violento. Uno schiocco: il naso di Expedito che si rompeva. Emma si sfil dalla
sua stretta, mentre lui tossiva e sanguinava. Gli sput ai piedi e, tremando, insensibile al dolore che lei
stessa avvertiva alla base del cranio, cerc rifugio nella cella frigorifera in cui conservavano la carne.
Da quel giorno in poi, gli sguardi libidinosi divennero gelidi e sfuggenti. Nessuno pi la
infastid, ma lei viveva in una tensione perenne, angosciata, in un ambiente ostile; consapevole che
qualcosa stava per accadere. Si muoveva con diffidenza, sempre allerta. Per la strada camminava
frettolosa, voltandosi a guardare tutti quelli che la circondavano. La notte non riusciva a prender sonno.
Ne parl con Engracia.
Lhai deciso tu, le rispose la cuoca.
Non dovremmo aiutarci luna con laltra? disse Emma, sorpresa dalla freddezza di quella
risposta.
Io lho fatto. Ti ho avvertita di cosa sarebbe successo, ma tu hai scelto la guerra. Non mi
coinvolgere, ho un marito un po matto e dei figli da mantenere.
Emma si confess allora con Josefa.
Ce la caveremo, figlia mia, cerc di farle coraggio lanziana dopo averle consigliato di non
cedere. Abbiamo passato momenti peggiori. Josefa non le rinfacci la relazione con Truchero. Gli
uomini sono come animali, sentenzi prima di lanciarsi a ricordare alcune esperienze, anche sue, di
cui Emma non era a conoscenza e che quindi la sorpresero.
Ma di cosa vivremo?, pens Emma. Della poca biancheria che Josefa ancora cuciva a mano?
Dello stipendio di Dalmau? E comunque, in un altro posto di lavoro lavrebbero rispettata? Fece fatica
a sorridere a Josefa quando fin di parlare. In qualche modo risolver la questione, le promise. Mi
sono data anima e corpo al partito: non possono farmi questo!
La prima volta furono dei maccheroni allitaliana. Agli operai piacquero molto, erano un piatto
robusto e nutriente. Emma li aveva preparati con cura. Aveva fatto bollire la pasta e laveva messa da
parte in acqua fredda. Poi aveva preparato il sugo: cipolla e prosciutto soffritti in una noce di burro con
una foglia dalloro. Non appena aveva visto la cipolla imbiondirsi, aveva aggiunto aglio e pomodoro
ben tritati e qualche minuto dopo aveva bagnato il tutto con del brodo di carne. Ancora qualche minuto,
e aveva unito anche i maccheroni. Una volta pronti, aveva impiattato le prime comande giunte dalla
sala e le aveva messe a riscaldare nel forno, con un abbondante strato di formaggio grattugiato.
Stava preparando nuove porzioni di maccheroni e formaggio, quando il capo cameriere entr in
cucina gridando: Ma sono ripugnanti! e lanci i primi tre piatti serviti sul piano di lavoro di Emma.
Cosa diavolo ci hai messo, ragazza?
Lei si strinse nelle spalle, con gli occhi fissi sui piatti e sui maccheroni sparsi ovunque. Li aveva
assaggiati prima: erano squisiti.
Questa roba non se la manger nessuno! insistette laltro. L dentro stavano per
picchiarmi!
Che succede? sintromise Flix, che aveva raggiunto subito Emma e il cameriere.
Assaggiate, gli disse il cameriere con espressione disgustata.
Emma e il capocuoco lo fecero simultaneamente. E li sputarono anche simultaneamente: erano
acidi, come putrefatti.
Qualcuno... Emma gir lo sguardo attorno a s; alcuni lo ressero, come Expedito, con un
sorriso trattenuto; altri invece no. Qualcuno deve averci aggiunto qualcosa...
Chi? E perch? domand Flix.
Emma non os rispondere. Quando avrebbero potuto farlo?, pensava intanto. Una semplice
bottiglietta di qualche prodotto malsano nella pentola, magari la bile estratta dalle bestie al mattatoio,
mentre lei non guardava.
Non accusare se non hai prove, ragazza, la sgrid Flix. La responsabilit  tua e di nessun
altro. Forse il burro era fermentato e non te ne sei accorta.
Era fresco, ribatt lei.
Il responsabile della cucina fece un gesto come a spaventarla con la mano. Togliete quel piatto
dal menu! grid, senza rivolgersi a nessuno in particolare. Quanto a te, tratterr la perdita dalla tua
paga, aggiunse rivolgendosi a Emma e indicando con espressione disgustata la pentola con i
maccheroni. E se dovesse ripetersi...
Si ripet. Emma credette di poter governare la situazione stando sempre attentissima, ma le
cucine erano come un mondo dotato di vita propria e incontrollabile: movimento costante, ordini,
errori, discussioni, fuoco, odori... Furono delle tagliatelle in casseruola. Ancora rimandate indietro,
ancora grida, e ancora scuse, sguardi e silenzi. E le tagliatelle che sapevano di ratto morto.
Ti avevo avvertita, sbott Flix. Ti avevo detto che, se fosse successo di nuovo, avresti
perso il posto.
Emma lo lasci a met della frase e usc correndo dalla cucina. Dietro di lei ud il suo capo
gridare che era licenziata. Quanto a Truchero, non volle nemmeno riceverla. Romero, il suo segretario,
la tratt con condiscendenza, come una bambina.
Anche tu sei venuto a letto con me? sbott lei davanti a quellatteggiamento. Lespressione
da segretario riservato le disse che s, che anche lui aveva diffuso le menzogne di cui Engracia le aveva
parlato.
Cretino! lo insult Emma. Non potresti nemmeno avvicinarti a una donna come me. Non sei
abbastanza uomo. Di al tuo capo...
Cos che deve dirmi? disse Truchero affacciandosi dietro di lui.
Emma lo guard infuriata. Che se non mi aiuti tu, andr da Lerroux o da chi sar necessario
perch sappiano cosa sta succedendo nelle cucine.
Quello che sta succedendo nelle cucine  che non sai cucinare... sbott Truchero. Erano dei
maccheroni, no? Emma sussult. Lo sapeva. E oggi, che piatto hai rovinato? Il dirigente
repubblicano lasci passare qualche secondo, durante il quale lei cap dessere stata sconfitta e cerc di
farsi forza per sopportare le parole che lui le avrebbe ancora detto.  questo il tuo problema, Emma.
Potresti succhiarlo a Lerroux o a tutti i dirigenti di questo partito ma, se non sai cucinare non puoi
restare nelle cucine, perch l comanda solo Flix. Forse, se ti sforzassi un po negli altri tuoi lavoretti,
potrebbero tuttal pi nominarti puttana ufficiale del partito. E allora potresti tornare qui a far divertire
anche Romero.
Bastardi! grid Emma.
Ma la furia con cui aveva insultato i due uomini si dilegu non appena si fu voltata e allontanata
di pochi passi. Fatic a trattenere le lacrime. Truchero le aveva procurato quel lavoro e non glielaveva
tolto nemmeno dopo averla sostituita con quella biondina, eppure non era disposto ad aiutarla. N
Expedito n nessun altro di quelli che lavoravano nelle cucine e che avevano rovinato i suoi piatti
avrebbero potuto darle la protezione di cui Dora ed Engracia le avevano parlato. Lei non aveva bisogno
della protezione di nessun uomo! Una cosa era concedersi per ottenere il meglio per sua figlia, unaltra
era trasformarsi nella prostituta di qualcuno che non le dava niente, che poteva solo ricattarla e farle
perdere ci che tanto le era costato ottenere. Eppure Truchero aveva ragione: nessuno, n Lerroux n
qualunque altro dirigente, avrebbe potuto farla restare al suo posto contro lopinione di Flix, che
laveva appena licenziata. Al ritmo di quei pensieri, diede una testata contro il muro, poi lasci la Casa
del Popolo e aspett nascosta lungo i binari del treno che scendesse la notte e che le cucine
chiudessero. Quindi segu il gruppo dei lavoratori che uscivano, finch non si dispersero.
Lo sai che non sono stata io, disse dopo aver intercettato Flix, che si avviava da solo verso il
quartiere vecchio di Barcellona.
Il responsabile della cucina serr le labbra, scosse la testa e allarg le mani in un gesto
dimpotenza.
Si fissarono per qualche istante.
Mi dispiace, balbett lei pi e pi volte.
Luomo sospir. Io voglio solo che le mie cucine funzionino, Emma. La mia famiglia dipende
da questo, e niente e nessuno metter in pericolo il benessere dei miei. Non voglio sapere cosa succede
tra voi, i vostri bisticci o i vostri desideri. Non  un problema mio. Capisci? Il cuoco la osserv.
Emma annuiva, il mento tremante, cercando di trattenere le lacrime.
Flix ebbe piet di lei. Ti do unaltra possibilit, le offr. Ma vedi di risolvere quello che
devi risolvere, perch sar lultima.
Riprese il cammino, e i suoni della notte assalirono Emma che curv la schiena sotto un cielo
nero, senza stelle. Una corrente daria, che forse non era altro che la brezza proveniente dal mare, si
trasform in un vento gelido con cui la citt ostile la colp. E fu allora che scoppi a piangere, e che il
tremore suscitato in lei dal senso di abbandono e dalla solitudine le afferr anche lanima, sostituendosi
a un sonno che nemmeno le prime ore del giorno poterono conciliare.
...
.
...
16.
...
.
...
 bellissimo!
Josefa si avvicin per esaminarlo con pi attenzione. Julia, che aveva appena compiuto tre anni,
la segu con espressione birichina. Dalmau sorrise della sfacciataggine della bambina, e lo stesso fecero
doa Magdalena, la sua padrona di casa, e Gregoria, una giovane graziosa e non ancora ventenne che
lavorava con lui al laboratorio dei mosaici di Maragliano. Era una ragazza tranquilla e serena;
lavoratrice scrupolosa, dalle dita lunghe e agili che le permettevano di maneggiare le tessere pi piccole
con unefficienza che nessuno dei suoi colleghi poteva uguagliare. Quelle stesse dita, Dalmau le
accarezzava delicatamente sul tavolo di un caff, quando passeggiavano nel parco tenendosi per mano
o mentre si godevano qualcuno dei molti divertimenti offerti dalla citt.
Dalmau aveva invitato a casa sua la madre e Gregoria, per mostrar loro il quadro che avrebbe
partecipato alla 5a Esposizione internazionale di belle arti e industrie artistiche di Barcellona. Josefa
immaginava che la ragazza sarebbe stata capace di ricreare a memoria lopera che il figlio aveva
dipinto, e che il fatto che si dimostrasse ansiosa di vederlo fosse solo una cortesia nei confronti di lei,
tuttavia prefer tacere. Gregoria era cattolica  fervente, stando a quanto le aveva detto Dalmau ,
modesta, silenziosa e prudente, tutte cose che non piacevano a Josefa, perch rientravano nello
stereotipo di donna tanto denigrato dalle dottrine anarchiche. Suo figlio per sembrava rinato, e le
sensazioni trasmesse da quel quadro ne erano la prova, per cui lei stava zitta e prendeva atto
dellinfluenza che quella ragazza sembrava aver esercitato su Dalmau nonostante le sue convinzioni.
Con quei pensieri in testa, Josefa si lasci accarezzare dalla luce primaverile che entrava a fiotti
in quella stanza in affitto, che gi di per s era uno spettacolo per chi  come lei e come la piccola Julia
 viveva acquattato in edifici vetusti e viuzze una pi stretta dellaltra, aliene a quel sole mediterraneo
che si rovesciava in modo quasi impudico sul resto di Barcellona. Dalmau aveva tolto solennemente il
lenzuolo che copriva il dipinto nel momento esatto in cui le tre donne e la bambina vi si erano allineate
davanti con una certa cerimoniosit. Il sole colp le ombre colorate che si muovevano in uninfinit di
grigi diversi, secondo la tecnica dei grandi impressionisti francesi assunta anche dal pittore prediletto di
Dalmau, Ramon Casas, che consisteva nel non utilizzare il pigmento nero per scurire i colori.
Dalmau conosceva quella tecnica e laveva studiata, ma laiuto di Maragliano era stato decisivo
nel lungo anno che aveva impiegato per dipingere il quadro da quando aveva deciso di riprovarci.
Litaliano si era comportato come un vero maestro, a tratti ancor pi speranzoso dellautore stesso nei
confronti dellopera. Ottenere un grigio dalla semplice mescolanza del nero era solo una questione di
misura; farlo con i rossi, i verdi e i blu diventava un esercizio di creazione, di comprensione della luce,
di ricerca di uno sguardo profondo che andava ben al di l del convenzionale.
Dalmau aveva ritrovato la magia e laveva fatto gradualmente, senza traumi, a mano a mano
che il suo spirito si adeguava alla vita, allallegria dei compagni, al sorriso di Gregoria, al maestro
Maragliano e al Palau de la Msica, agli stati danimo di Josefa, che una domenica dopo laltra lo
incitava a ricominciare a dipingere, e addirittura a quelli della piccola Julia, che sua madre portava a
mangiare a casa sua come se fosse stata unorfanella adottata. Fammi un ritratto, gli aveva chiesto la
bambina durante uno di quei pranzi. Dalmau aveva alzato gli occhi verso Josefa, che si era stretta nelle
spalle come a dire che non era colpa sua e si era affrettata a chiamare un cameriere perch portasse
carta e matita. Dalmau ci aveva messo un po a compiacere la piccola e a consegnarle il ritratto finito.
Poi lei laveva guardato, e il visetto aveva fatto una capriola allindietro nei ricordi di Dalmau
riportandolo, in modo caotico, a Emma e alla loro giovent condivisa. Julia non somigliava molto a sua
madre, i tratti grossolani del padre muratore spiccavano su qualunque eredit materna, e sulla carta
Dalmau aveva dato forma proprio a questo: una copia fedele della realt. Il disegno era vivo e
comunicava prospettive che andavano oltre i meri tratti. Dalmau aveva chiuso gli occhi, ringraziando il
cielo per la propria fortuna: la mano era di nuovo capace dincantare.
Si era risvegliato dal sogno a occhi aperti perch il foglio gli era volato via dalle mani: sua
madre Josefa laveva previsto. Aveva scrutato il visetto di Julia e, annuendo, glielaveva consegnato.
Prendi, tesoro. Come sei bella!
Poi, mentre Julia esprimeva tutta la sua contentezza con una lunga esclamazione, la donna
aveva guardato il figlio: non parlavano mai di Emma.
Dalmau le aveva fatto qualche domanda, assicurandole che non soffriva pi per lei, ma Josefa
non gli rispondeva mai.
Il quadro che avrebbe presentato allEsposizione di belle arti di Barcellona, e che ora le tre
donne contemplavano in silenzio, estasiate, in quella stanza soleggiata, rifletteva un momento della vita
nel laboratorio di Maragliano: varie persone, di entrambi i sessi, lavoravano su un lungo tavolo a un
grande mosaico incompiuto che rappresentava cinque ninfe intente a giocare in riva a un fiume, su una
spiaggetta sabbiosa. Due di quelle figure eteree, volatili, erano completamente nude, gi terminate; le
altre tre invece erano rappresentate solo da un certo numero di tessere in alcune parti del corpo, e lo
stesso valeva per il fiume o per il terreno. Dalmau aveva scelto lora in cui il sole tramontava sopra
Barcellona, creando un contrasto fra le tonalit dei mosaicisti e del loro ambiente di lavoro, e la luce
che risplendeva sulla sabbia e sulla pelle chiara delle ninfe. Non era stata sua intenzione presentarsi a
una gara di un simile livello; vi avrebbero partecipato grandi maestri catalani modernisti come Casas,
Rusiol e Utrillo, spagnoli del prestigio di Zuloaga, De Beruete e De Regoyos, pi altri di numerosi
Paesi europei, come Portogallo, Inghilterra, Italia, Germania e Francia; questultima con una
significativa rappresentanza di impressionisti, il cui stile pittorico tanto aveva influito sul Modernismo
ma non era mai stato visto in citt. Per la prima volta, i barcellonesi avrebbero potuto contemplare in
una mostra collettiva le opere di douard Manet, Claude Monet, Camille Pissarro, Auguste Renoir e
Alfred Sisley, fra gli altri.
Novecento autori per un totale di oltre duemila opere tra cui  con grande sorpresa di Dalmau
che sapeva che molti Llucs, compreso don Manuel Bello, erano coinvolti nellorganizzazione
dellesposizione  cera anche La bottega dei mosaici, titolo scelto da Dalmau per il quadro. Quel
risultato era stato ottenuto per limpegno personale del maestro Maragliano il quale, tramite il
segretario generale della giuria dammissione, Carlos Pirozzini, un amico nato a Barcellona ma figlio di
un italiano, aveva ottenuto che il quadro del suo dipendente venisse accettato, a fronte di un valore di
acquisizione di quattrocento pesetas.
Josefa lasci la stanza di Dalmau quando Julia cominci a scorrazzare qua e l. Un caff? le
offr donna Magdalena, accompagnandola in cucina. Dalmau e Gregoria restarono ancora un po
davanti al quadro. Lui le cinse la vita, stringendola a s, e la baci sulla bocca. Lei rispose al bacio ma
senza aprire le labbra; baci che, per quanto casti, non per questo erano meno peccaminosi: a tanto era
arrivata la coppia in un rapporto mediato dal parroco con cui Gregoria si confessava presso la chiesa di
Sant Miquel del Port, alla Barceloneta, terra rubata al mare a pochi passi dal porto. Gregoria viveva in
quel quartiere, in calle Ginebra, assieme al padre, che era funzionario delle Poste; alla madre, che
lavorava in una fabbrica di cioccolato con il compito di avvolgere a mano le tavolette nella carta; a tre
fratelli tutti pi piccoli di lei  due ragazze e un maschio  e a una nonna, la madre di sua madre, che si
occupava delle faccende domestiche creando pi problemi di quanti ne risolvesse.
Dalmau era consapevole del fatto che la religione rappresentasse un problema in un idillio che,
forse proprio per questo, tardava a consolidarsi. Allinizio Gregoria aveva cercato di farlo avvicinare
alla Chiesa, ma al terzo litigio aveva smesso di provarci e si limitava a dimostrare le proprie
convinzioni con atteggiamenti di ostinata ritrosia. A Dalmau ricordava un po rsula, quando i primi
tempi teneva le labbra strette, ma con una grande differenza: allora Dalmau aveva cercato con
insistenza di superare le resistenze di rsula, mentre adesso, sebbene quel rapporto non fosse
soddisfacente dal punto di vista sessuale, era felice di stare con quella ragazza tranquilla, dalle dita
lunghe e agili, che laveva sostenuto con fermezza e fiducia nel suo ritorno alla pittura.
Era convinto che, insistendo un po, con affetto e delicatezza, avrebbe potuto vincere il
preconcetto e il senso di peccato che il parroco di Sant Miquel utilizzava come strumento dal pulpito e
nel confessionale, cos Gregoria gli si sarebbe concessa. Lo intuiva dai suoi sospiri, dallagitazione del
petto quando lui la prendeva per la vita o quando i loro corpi, per caso o intenzionalmente, si
sfioravano un po oltre il consentito, come accadeva nel ballo, sui tram sovraffollati o durante alcuni
spettacoli, quando il pubblico li faceva stringere luno allaltra al momento dellingresso o delluscita.
Tuttavia, Dalmau non insisteva: doveva essere lei a fare quel passo; non voleva darle il bench minimo
dispiacere, e soprattutto non voleva che lei un giorno potesse rinfacciarglielo, comera successo con
Emma.
Nel frattempo lanno trascorso con Maragliano aveva significato per Dalmau un ritorno alla
creativit e alla magia di un grande architetto come Domnech e dei maestri delle arti applicate, un po
come gli era successo nella casa Batll di Gaud. Gregoria gli trasmetteva parte della serenit e
dellequilibrio che albergavano in lei; il Palau de la Msica lo saziava di colori, forme, riflessi,
metafore... Ancora non vi era risuonata una sola nota musicale, a parte il fischiettio e le canzoncine dei
muratori e degli altri operai, per Dalmau vi ballava gi al ritmo di infinite sensazioni che persistevano
anche una volta conclusa la giornata lavorativa. Domnech prevedeva dinaugurare il Palau nel giro di
un anno. E ormai le opere decorative superavano di gran lunga quelle murarie.
Il maestro degli architetti era tornato al mattone a vista, rosso, come nellEsposizione universale
del 1888, recuperando la tradizione di un materiale proprio della Catalogna, la sua terra. Dove non
cerano mattoni, fioriva la fantasia in pietra, ceramica, vetro o ferro. Dalmau e i suoi colleghi avevano
ricoperto di mosaici il doppio colonnato del balcone principale della facciata, in una combinazione di
colori, forme geometriche e motivi vegetali diversi per ogni colonna, e lo stesso sulle colonne dellaltra
facciata, le due che davano sulla strada e quelle del doppio livello dellauditorium, fatte con lo stesso
materiale e motivi floreali sempre diversi, sotto soffitti a volta e in mezzo a pareti ricoperte di
ceramica.
Lauditorium in cui lavorava a cottimo, e che una volta finito avrebbe accolto circa duemila
persone, rappresentava unincognita per Dalmau. Lo spazio era stato progettato esclusivamente come
sala da concerto, quindi senza macchine di scena; ragion per cui finiva con una parete curva dietro il
palcoscenico, visibile dal pubblico, su cui stavano ancora lavorando gli artigiani di Maragliano. Lo
sfondo sarebbe stato ricoperto di trencads di ceramica in tonalit rossicce, sopra il quale sarebbero
state raffigurate diciotto figure femminili, unorchestra di muse, ciascuna con uno strumento musicale
diverso, tranne una che avrebbe rappresentato la voce umana, il canto, opera dello scultore Eusebi
Arnau. Al resto del corpo di tali figure, dalla vita fino alle gambe e ai piedi, vestiti compresi,
Domnech aveva deciso di dare forma attraverso un mosaico disegnato da Maragliano. Gonne con
colori e motivi araldici a rappresentare diverse epoche, luoghi e Paesi. Anche gli strumenti avevano un
significato particolare. Alcuni richiamavano il folclore spagnolo, come la gaita galiziana, le nacchere
andaluse, il tamburo basco, il flabiol e il tambor catalani, ma anche il tamburello zingaro o il flauto
andino. Accanto a questi, ve ne sarebbero stati di antichi, come larpa, la lira o la citara, e alcuni pi
moderni, che con il tempo si erano andati perfezionando fino a entrare a pieno titolo nellorchestra,
quali il violino, il triangolo o il flauto traverso.
In quello che un giorno sarebbe stato lauditorium, il caos regnava sovrano: movimento,
polvere, grida, ordini e rumore, parecchio rumore, proveniente da uninfinit di macchine e martelli.
Non riesco proprio a immaginare come sar una volta finito, disse Dalmau al maestro
mosaicista in un momento di pausa, mentre entrambi erano vicini alla parete di fondo dove si stava
lavorando ai vestiti e alle gambe delle muse, sotto lo spazio destinato allorgano, davanti alla platea,
come due musicisti sul palcoscenico.
Gli operai dei vari artisti che collaboravano con Domnech si muovevano senza far caso luno
allaltro: ebanisti, ceramisti, artigiani del ferro, scultori, ma in quel punto soprattutto vetrai.
Guarda, non ci sono muri, rispose litaliano con la sua voce melodiosa indicandogli le pareti
laterali dellauditorium. Le pareti sono aperte sullesterno. ... come una cassa di cristallo. Gli operai
copriranno tutti questi buchi con vetrate a piombo.  il primo edificio in questo Paese a essere costruito
cos, con ampie aperture nella struttura, e specialmente in Catalogna dove di solito sono le pareti a
reggere ledificio, esattamente al contrario. La luce entrer da tutti quei finestroni, compresi quegli
ultimi, aggiunse, indicando il fondo del secondo piano. A questa illuminazione laterale si aggiunger
quella zenitale, che entrer dallalto tramite limmenso lucernario previsto lass. E in quel momento
alz la testa verso il tetto, un buco in attesa del lucernario. Ho visto i disegni e ammetto che sono
rimasto senza parole. Aspettiamo di vederlo installato. Sar favoloso!
Era quello, lo spirito che ribolliva dentro Dalmau: lo spirito della creativit e
dellimmaginazione pi sfrenate, della costante sensibilit in tutto ci che faceva, toccava o guardava,
in cerca del dettaglio che avrebbe caratterizzato la decorazione di Domnech, nel tentativo di sottrarsi
alla schiacciante visione dinsieme delle cose, del mondo stesso; era un mostro incontrollabile che lo
aggrediva: le strade, il porto, la folla... il sorriso di una ragazza incrociata per strada che metteva in
ombra tutti quelli che la circondavano, escludendoli alla vista, o la pittura scrostata di una barca che ne
faceva risaltare ancora di pi il nome. La Concordia, leggeva Dalmau, dato che il mosaicista ne aveva
ridipinto le lettere, per quanto con scarsa perizia. I dettagli, sempre i dettagli. Poi, comera tipico con
lopera di Domnech, poteva alzare lo sguardo e affrontare un universo anarchico, caotico,
corrispondente allunione tra il sorriso di una ragazza e il nome mal dipinto di un peschereccio. Ecco
cosa voleva essere il Palau de la Msica: un regno dagli infiniti dettagli, ansioso di ritrovare lordine
nellemozione e nella sensibilit dello spettatore.
Dalmau desiderava dar forma esattamente a quello nella sua opera, e anche nella sua vita.
Credeva di averlo ottenuto nel quadro La bottega dei mosaici, dove la visione dinsieme di tutti i
dettagli consegnava allo spettatore un risultato meraviglioso, a detta di Maragliano e di qualche altro
esperto cui lavevano mostrato. E in fondo non era forse stato ammesso allesposizione assieme ai
grandi maestri del mondo della pittura? Fu questo a dargli coraggio quando, accompagnato da
Gregoria, si ritrov come inghiottito, reso piccolo piccolo davanti alla magnificenza del palazzo delle
belle arti di Barcellona, un edificio monumentale in mattoni e ferro a vista, come di solito accadeva per
le costruzioni effimere delle fiere, eretto per lEsposizione universale del 1888 proprio davanti al
Parque, dove la domenica andavano a passeggiare tra gli alberi, le fontane e i fiori, ma dove si trovava
anche il dispensario in cui era andato nelle notti dalcol e di morfina, oltre che il rifugio in cui era
consentito restare tre giorni ogni due mesi.
Il palazzo era un edificio rettangolare, con una torre a ogni angolo, ed era composto da tre spazi.
Al pianoterra la navata centrale  larga il doppio di quelle laterali per quasi duemila metri quadrati di
superficie  si elevava diafana fino a un gran lucernario a trentacinque metri daltezza. Le navate
laterali erano divise in sale desposizione che davano sul grande salone centrale, mentre il piano
superiore aveva una balconata lungo tutto il perimetro che si affacciava sul salone stesso. Il palazzo era
stato concepito per accogliere esposizioni temporanee e permanenti, concerti  sebbene lacustica non
fosse delle migliori , mostre di prodotti dogni tipo ma anche congressi, riunioni, feste e attivit
dintrattenimento per i barcellonesi.
Dalmau e Gregoria si fermarono un momento sotto la balconata a colonne che dava accesso al
salone centrale. A destra e a sinistra, si trovavano la segreteria e gli uffici; di fronte, lo spazio gi pieno
di opere in attesa dessere collocate al giusto posto per lesposizione, quasi tutte imballate: in
maggioranza quadri e sculture, ma anche mobili, mosaici, lampade, plafoniere, cassettine, vetrate, altari
e camini, porte... In fondo al salone, il magnifico organo di Aquilino Amezua, e la scalinata nobile che
portava al piano superiore.
Dalmau ebbe limpressione che il quadro che reggeva tra le mani allimprovviso avesse smesso
di pesare per trasformarsi in un carico leggero, come se avesse perso consistenza davanti a tanta
grandezza di opere firmate da grandi maestri. Credette di riconoscere alcuni pittori e scultori, e perfino
alcuni architetti come Puig i Cadafalch, che chiacchieravano passeggiando su e gi, dato che molti di
loro facevano parte di una delle commissioni incaricate di organizzare levento. Tutti quei grandi geni
si salutavano e ridevano senza una sola preoccupazione al mondo, mentre Dalmau si sentiva intimidito
e aveva lo stomaco attorcigliato. Il suo quadro continu a diventare sempre pi piccolo, fino a
sembrargli un semplice foglio in attesa dessere appallottolato e lanciato nel primo cestino della carta
straccia.
Desiderano? La domanda part da unanziana dai modi calmi e i capelli bianchi, che rivolse
loro la parola. Li raggiunse davanti al salone centrale e, come se fosse stata la prima volta che vedeva
quel posto, aggiunse: Impressionante, vero?
Dalmau e Gregoria annuirono simultaneamente.
Avete portato un quadro per lesposizione? disse ancora la donna dopo qualche secondo.
Dalmau si riscosse. S, s.
Doa Beatriz, cos si chiamava la signora, li ricevette con cortesia squisita negli uffici a sinistra
del vestibolo. Dalmau Sala, s, era sulla lista. Un quadro. La bottega dei mosaici. S. Era quello? No,
non era necessario togliere limballaggio. Doa Beatriz estrasse dal cassetto della scrivania un
formulario e cominci a riempirlo con bella grafia. Nome, indirizzo, titolo del quadro... Quattrocento
pesetas, vero? chiese conferma, prima di annotarne il prezzo. Descrivetemi in modo succinto il
vostro quadro, disse. Basta cos, lo interruppe poi con un sorriso vedendo che Dalmau si dilungava
un po troppo. La donna registr larrivo dellopera, che numer e marchi, e consegn a Dalmau il
documento che ne accreditava la titolarit. Buona fortuna, lo conged quindi, tendendogli la mano.
Non tutti possono farcela, ma mi piacerebbe se un pittore catalano, e in pi giovane come voi,
riuscisse a conquistare uno dei premi conferiti dalla giuria.
Speriamo, rispose Dalmau sorridendo.
Ho sentito commenti favorevoli sul vostro lavoro da alcuni membri della giuria
dammissione, gli confess in un sussurro doa Beatriz con una strizzatina docchio. Sono
fiduciosa.
Dopo quella lode, Dalmau visse con grande speranza i giorni che mancavano al 23 aprile, festa
di Sant Jordi, patrono della Catalogna, che era la data prevista per linaugurazione della mostra.
Maragliano gli conferm le parole di doa Beatriz: la sua opera aveva fatto buona impressione su vari
membri della giuria.
Gregoria gli fece coraggio, sorridente, e si permise perfino di fantasticare su cosa avrebbero
potuto fare se gli fosse stato assegnato uno di quei premi. Il pi ricco  quello del re: seimila pesetas.
Te limmagini, Dalmau? Seimila pesetas! E se poi venderai il quadro, perch di sicuro lo venderai,
saranno altre quattrocento. Una cifra enorme!
E allora gli occhi, solitamente placidi, le brillarono di una gigantesca illusione che Dalmau
cerc di placare: non era possibile che proprio lui, in fin dei conti un principiante, si qualificasse
meglio dei grandi maestri.
Daccordo, cedette allora Gregoria dopo averci pensato un secondo. Per ci sono quasi
trenta premi diversi.
Vorr dire che ci accontenteremo di uno da mille pesetas, daccordo? scherz Dalmau.
Lo vincerai. Sicuro. Ho tanto pregato perch...
Lespressione truce sul viso di Dalmau interruppe le sue parole.
Anche Josefa, durante il pranzo domenicale, gli fece coraggio: un atteggiamento che ritrov
pure nelle parole della piccola Julia, che aveva mostrato il proprio ritratto alla scuola della Casa del
Popolo e tutti i bambini, tutti, tutti, tutti, volevano che Dalmau ne disegnasse uno anche per loro, e lei
gli aveva detto... Josefa le arruff i capelli sorridendo e avvicin il viso per baciarle la guancia, mentre
la bambina cercava di sciogliersi dallabbraccio senza farsi interrompere: C una bambina, si chiama
Mara, a lei s che devi fare il ritratto, ma a Gustavo no, eh? Josefa guard suo figlio, che fingeva di
prestare attenzione alla bambina. E si scambiarono un sorriso. No. Non parlavano di Emma, anche se
Josefa ora avrebbe voluto sentirlo insistere come un tempo. Avrebbe voluto che quel nuovo Dalmau,
quello che il giorno del suo ultimo compleanno si era presentato tutto sorridente nella casa di calle
Bertrellans con una vecchia macchina da cucire come regalo, riallacciasse il rapporto con Emma e si
scordasse di quella ragazza cattolica che tanto la irritava.
Un paio di giornali parlarono della Bottega dei mosaici, recensioni che convergevano nel
festeggiare il ritorno di Dalmau Sala, lartista che aveva catturato lanima dei trinxeraires e che dopo
una serie di sfortunate esperienze di vita stava per sorprendere il pubblico con unopera magnifica, che
spiccava sulle altre e che, stando agli esperti, aveva serie possibilit di trionfare allesposizione.
Nel frattempo Dalmau continuava a lavorare sodo al Palau de la Msica, al trencads della
parete e ai mosaici che formavano il corpo delle muse di Eusebi Arnau. Lavorava fianco a fianco con
gli altri operai di Maragliano, tra cui Gregoria, che se ne stava inginocchiata a terra, tutta concentrata
sulla collocazione delle tessere di una delle muse della musica. Dalmau approfitt di quella
concentrazione per osservarla dallestremo opposto del palcoscenico, dove si stava occupando
dellabito della musa che suonava il flauto. Con i capelli castani raccolti in una coda di cavallo perch
non le dessero noia sul viso, Gregoria aveva un profilo attraente, dai lineamenti delicati e sereni. Era
snella, con i seni piccoli e le curve accennate, quantomeno sotto gli abiti larghi che indossava di solito;
a ogni modo non  certo una donna voluttuosa, travolgente, audace, pens Dalmau. Gregoria era
placida, prudente, minuziosa...
Lui sentiva che il loro rapporto era cambiato da quando era stato ammesso allEsposizione
internazionale di belle arti. Il sostegno che gli aveva dato mentre lui realizzava il quadro, mentre questo
veniva valutato per la gara, mentre lui consegnava lopera, leggeva e ascoltava i commenti e valutava le
possibilit di successo, aveva reso pi forte il loro fidanzamento, ammesso che quel rapporto tanto
casto potesse considerarsi tale. Fatto sta che tutti quegli eventi avevano fatto cambiare Dalmau: aveva
ripreso a dipingere, la magia era tornata negli occhi e nelle mani, oltre che nello spirito. Le sensazioni
erano di nuovo sconcertanti, a volte addirittura opprimenti, e tutto ci non era dovuto n allalcol n
alla morfina, bens a un nuovo equilibrio in cui quella ragazza che stava assorta, inginocchiata ai piedi
di una musa che suonava il violino, aveva giocato un ruolo imprescindibile. Dalmau prov un piccolo
vortice di tenerezza che gli fece venire la pelle doca. Gli sarebbe piaciuto attraversare il palcoscenico,
afferrarla, prenderla in braccio e portarsela in un angolino recondito per fare lamore con lei, con
affetto, senza spaventarla. Cerc di scacciare quelle fantasie e in quel momento Gregoria, stanca di
stare a lungo nella stessa posizione, chiuse gli occhi e gett allindietro la testa e le spalle per inarcare
la schiena e sciogliere un po i muscoli; la vista dei seni sodi, come se sfidasse la stessa musa cui
cercava di dar vita sulla parete dellauditorium, sconcert Dalmau, e il desiderio esplose
incontrollabile.
Si gir e si accucci davanti alla sua musa, quella del flauto traverso. Gregoria era cattolica,
pens con dispiacere. Era quello il grande abisso che li divideva. Anche i suoi genitori erano cattolici;
un po troppo, stando a ci che lei gli aveva dato a intendere riguardo a un padre e a una madre ai quali
non aveva osato presentare il fidanzato. Se tutto fosse andato secondo le speranze di Dalmau, se lui
fosse tornato a dipingere e avesse avuto successo, o quantomeno avesse avuto qualche riconoscimento
sufficiente a farlo vivere darte, sarebbe arrivato il momento di formarsi una famiglia, di avere moglie e
figli, oltre che una casa propria... e desiderava farlo con Gregoria: ma come superare le intime
convinzioni religiose della ragazza? Lui non era disposto ad abbracciare la religione cattolica,
nemmeno per uno sfoggio dipocrisia, con linganno, con una riserva mentale, e lo infastidiva il fatto
che nemmeno lei fosse disposta a prescindere dalle proprie idee; la religione accompagnava sempre
Gregoria come un alone che le fluttuava attorno, che ispirava le sue parole e, soprattutto, le sue azioni:
il senso di colpa, il perdono, la misericordia verso gli altri, e quella generosit divina capace di
trasformare errori e peccati in aneddoti senza importanza.
Dalmau non riusciva a immaginare come si sarebbe potuto sciogliere quel nodo che impediva
loro un rapporto pieno, ma aveva il presentimento che lesposizione sarebbe stata un punto di svolta
nella loro vita. Per questo, quando il giorno di Sant Jordi lesposizione non fu inaugurata poich le
opere provenienti dal Portogallo e dal Giappone erano in ritardo, Dalmau si sent defraudato. Ci
nonostante anche lui, come gli altri artisti, fu autorizzato ad accedere al palazzo e a controllare il
proprio quadro, cosa che fece in compagnia di Gregoria. La bottega dei mosaici era esposto nella sala
numero otto, al piano principale, in una delle sale desposizione che davano sul salone delle feste.
Casas e Rusiol erano in mostra nella sala numero quattro; Dalmau riusc a scorgere, attraverso la porta
socchiusa, gli oltre venti quadri dei pittori modernisti che riempivano le pareti, ma non os entrare.
Lavrebbe fatto dopo linaugurazione; allora s che avrebbe dedicato ore, probabilmente giorni interi, a
contemplare quei capolavori, assieme a quelli degli impressionisti francesi, nella sala undici, che
suscitavano in lui un interesse smisurato.
Gregoria gli strinse la mano mentre entravano nella sala della Bottega dei mosaici e scoprivano
il quadro appeso assieme a quasi una quarantina daltri e a varie opere scultoree collocate al centro
della sala, tra cui una scultura in marmo di Eusebi Arnau, lo stesso scultore delle muse del Palau de la
Msica cui lavoravano entrambi. Ritratto, sintitolava. A differenza della sala in cui erano esposti
Casas e Rusiol, che era riservata alle loro opere, nella numero otto erano esposti trentadue pittori e sei
scultori diversi, ragion per cui gli artisti che vi si aggiravano erano numerosi, e molti si rivolsero a
Dalmau vedendolo davanti a quel quadro dalle tonalit grigie ottenute senza luso del nero, rotte
allimprovviso dalla luce proveniente da un mosaico non ancora completato.
Gran bel lavoro. Congratulazioni, ragazzo. Avresti dovuto mettergli un prezzo pi alto.
Elogi e commenti confusero Dalmau, che non sapeva come rispondere a quegli artisti gi consacrati.
Me ne aveva parlato Maragliano! Premio sicuro!
Quattro giorni dopo, sabato 27 aprile, si inaugur ufficialmente la 5a Esposizione di belle arti e
industrie artistiche di Barcellona. Dalmau dovette chiedere un giorno di ferie a Maragliano; Gregoria si
un a lui, ma facendo calcoli su calcoli su quanto avrebbe perso per quella giornata e come avrebbe
fatto a giustificarsi con il padre al momento di consegnargli i soldi della paga.
Raccontagli una bugia! rugg Dalmau mentre camminava verso il palazzo delle belle arti,
come se la voce fosse uscita dallinferno e il diavolo stesso lavesse indotta in tentazione.
Dalmau! esclam lei. A te piacerebbe, se ti mentissi?
Perch, pensavi di farlo?
Se mento a uno potrei mentire anche allaltro, no?
Lui fece di no con la testa. Non preoccuparti per quei soldi, tesoro, le disse poi. Ho come
limpressione che, dopo questa esposizione, le cose per noi due cambieranno.
Si guardarono. Gregoria camminava appoggiandosi al suo braccio. Non disse nulla.
Sistemeremo quel che c da sistemare, le fece animo lui. Vedrai, ce la faremo.
Quasi mezzo migliaio di persone si accalcava davanti al palazzo delle belle arti, sulla cui
scalinata si succedevano i discorsi delle autorit. Dalmau li ascolt con scarso interesse, impaziente di
veder aprirsi le porte e il pubblico fluire allinterno e giudicare la sua opera. Aveva bisogno di vedere la
reazione della gente comune, non quella di sua madre o della sua fidanzata, dei critici o degli altri
artisti: voleva scrutare lespressione di persone estranee, cercare di cogliere le possibili emozioni che
avrebbe provocato in loro la vista della Bottega dei mosaici.
Finalmente cessarono le chiacchiere e il pubblico pot entrare. Dalmau e Gregoria, in cima alla
scalinata, si fecero da parte; la gente pass loro davanti.
Non entriamo? si stup la giovane.
Mia madre ha detto che sarebbe venuta. Lingresso costa una peseta, ma io ho tre inviti di
cortesia.
Fu Josefa a trovarli. Fatic non poco sia a salire le scale sia a sforzarsi di non snobbare
Gregoria; ogni giorno che passava, si sentiva sempre pi disgustata dal fatto che quella beghina avesse
soppiantato Emma. Baci suo figlio con il respiro ancora affannato per lo sforzo e tese la mano a
Gregoria con un certo dispetto. Dalmau attese un momento affinch sua madre riprendesse fiato,
preoccupandosi del fatto che una sola rampa di scale laffaticasse tanto. Quante pause dovr fare,
quindi, per salire fino allappartamento di calle Bertrellans?, si chiese quando le due donne lo
seguirono ed entrarono con lui nel palazzo delle belle arti, che nel frattempo aveva preso vita con il
pubblico che si aggirava per le sale, fermandosi qua e l davanti a un quadro o a una scultura,
chiacchierando, indicando qualcosa, avvicinandosi e allontanandosi o cercando la giusta prospettiva
prima di fermarsi in contemplazione davanti a unopera. Il sole entrava dal lucernario e dalle vetrate
laterali, inondando di luce i locali. Dalmau fece un respiro profondo: quello spazio che fino a un
momento prima era parso in letargo adesso era vibrante di opere darte che colpivano lo spettatore con
il loro cromatismo e la composizione. No, non era la gente: erano le opere a parlare, a sapersi osservate,
e dunque a diventare esseri indipendenti, vivi, depositari delle mille emozioni che gli artisti vi avevano
riversato e che ora esse riverberavano per trasferirle su uomini e donne chiamati a giudicare. La magia
dellarte! Si stavano avvicinando alla sala numero otto, in uno degli angoli del piano principale del
palazzo, e Dalmau ebbe limpressione che dalla porta della sala uscissero commenti, elogi, colori e
luce. Forse si riferivano ai suoi grigi, che tanto gli era costato ottenere, o alla luce del mosaico. Quante
persone stavano osservando in quel momento La bottega dei mosaici?
Nessuna.
Dalmau non varc la soglia della sala. Un pezzo di parete libera campeggiava proprio nel punto
in cui era stata appesa la sua opera. La gente guardava stupita quellassurdo buco tra le decine di dipinti
esposti.
Ma dov? si azzard a domandare Gregoria.
Allora? chiese a sua volta Josefa.
Dalmau si addentr nella sala con passo titubante e si ferm al centro esatto, girando su se
stesso per esaminare le opere appese alle pareti.
La sua non cera. Non era stata spostata. Era del tutto assente.
Lavranno messa in un punto migliore, pi rappresentativo, disse Gregoria, con sincera
convinzione, davanti allo sconcerto di Dalmau.
Ma certo, concord Josefa.
Dalmau si avvicin a un custode che montava di guardia in un angolo. Le due donne lo videro
indicare il posto vuoto sulla parete e interrogare il custode, il quale per non doveva saperne niente a
giudicare dai gesti che fece per negare; unignoranza che non impediva a Dalmau di continuare a
indicare con sempre maggiore insistenza.
Lavranno messo in un punto di spicco, insistette Gregoria. Il quadro se lo merita.
Josefa si limit ad annuire, attenta a osservare il figlio che tornava verso di loro.
Andiamo negli uffici! disse Dalmau passando loro accanto senza fermarsi.
Doa Beatriz li ricevette a testa bassa, titubante; leleganza, leducazione e la cortesia dei giorni
precedenti perse in scuse e negazioni. Io non ne so nulla! continuava a ripetere.
Come sarebbe a dire che non ne sa nulla? grid Dalmau. E il mio quadro dov?
Non pu essere sparito, disse Gregoria, cercando di riportare la discussione sul punto.
Che ne  stato della mia opera? insistette Dalmau.
Josefa li guardava discutere mordendosi il labbro inferiore, chiudendo gli occhi ogni volta che
sentiva suo figlio strillare e facendo di no con la testa al pensiero che avevano di nuovo peccato
dingenuit nel credersi ammessi in un mondo che non era il loro. Pensava al peggio, pur non riuscendo
a immaginare in cosa potesse consistere. Si guard: indossava lo stesso abito di tela a disegni floreali
che tanti anni prima si era messa per la prima esposizione di Dalmau, quella dei trinxeraires; non ne
possedeva un altro. Anche Gregoria aveva messo gli abiti della domenica, quelli con cui andava a
messa, quindi pi che sufficienti per lei; che altro poteva pretendere, Dio? Quanto a Dalmau...
indossava una giacca vecchia e rammendata, come la camicia, i pantaloni, il berretto e le scarpe; abiti
che sua madre gli aveva chiesto mille volte di sostituire con qualcosa di nuovo, ma lui si rifiutava
sempre dicendo che erano abiti comodi per lui, quasi come se si fosse affezionato.
Vi dispiace seguirmi un momento?
Linvito fu pronunciato alle loro spalle: un uomo, richiamato dalle grida, gli faceva cenno di
seguirlo. Dalmau lo riconobbe: era Carlos Pirozzini, il segretario generale dellesposizione, volto
affabile e baffi canuti che, pur tradendo i quasi sessantanni, svettavano al di sopra della commessura
delle labbra in due punte con cui era abituato a giocherellare.
Attraversarono il vestibolo che dagli uffici conduceva nella segreteria generale, proprio di
fronte. Pirozzini li invit a sedersi davanti a una scrivania. Nessuno dei tre accett, e rimasero in piedi.
Il segretario generale decise di fare altrettanto.
La vostra opera, signor Sala, quel... attacc luomo prima di perdere il coraggio di fare quel
discorso. Come si chiamava... La bottega dei mosaici, giusto? Dalmau e Josefa restarono immobili;
Gregoria, invece, conferm il titolo. Be, a quanto pare... Esit qualche secondo.  stata buttata
nella spazzatura, confess di gran carriera.
Dalmau divent tutto rosso, i pugni stretti, tremante di collera. Josefa dovette accorrere in aiuto
di Gregoria, che stava per svenire.
Cosa vuol dire buttata nella spazzatura? riusc ad articolare Dalmau, stentando a credere a
ci che aveva appena sentito.
Be, esattamente quello che ho detto. Non  una metafora, n tantomeno una burla: il quadro 
stato buttato nella spazzatura in quanto immorale.
Immorale? E chi  stato?
Sedetevi, vi prego, insistette Pirozzini.
E stavolta si sedettero, tutti e tre, anche se pi che altro si lasciarono cadere sulle sedie che il
segretario aveva preparato per loro, Dalmau in mezzo alle due donne.
Guardate... cominci a dire Pirozzini prima che Dalmau lo interrompesse.
Chi?
I Llucs, rispose il segretario. Hanno detto che nel vostro quadro cerano varie donne nude e
che questo era osceno e sconveniente per unesposizione come la nostra. Vi dico subito che io non ero
daccordo.
Dalmau pens alle fanciulle del mosaico, alcune non ancora finite, altre che ballavano nude
sulla riva del fiume. Avrebbe dovuto prevederlo.
Quale dei Llucs? chiese ma non lasci al segretario il tempo di rispondere. Don...? Si
corresse, per non usare lappellativo di riguardo. Manuel Bello, concluse in tono affermativo.
S, conferm Pirozzini.
Figlio di puttana.
Vi prego di moderare il linguaggio, lo richiam il segretario, ormai seduto dietro la scrivania
con le mani intrecciate davanti al petto. Guardate, io non sono daccordo con i Llucs e nemmeno con
le loro idee troppo conservatrici, ma voi non siete stato lunico a subire la censura da parte dei membri
del circolo artistico. Senza dir altro, hanno buttato nella spazzatura per immoralit anche una piccola
scultura in bronzo raffigurante una donna nuda... E sapete chi ne era lautore? Pirozzini lasci scorrere
i secondi, con Dalmau e le due donne seduti, costernati, davanti a lui. Auguste Rodin. Luomo
aspett ancora qualche secondo per vedere limpressione causata da quella rivelazione: nessuna.
Auguste Rodin! esclam infine. Un genio della scultura, innovatore nei concetti come gli
impressionisti francesi, un maestro senzaltro pi notevole di qualsiasi membro del Crculo de Sant
Lluc. Eppure, anche una sua opera  finita nella spazzatura.
Dovrebbe consolarmi? si rivolt Dalmau.
Pirozzini premette le dita intrecciate fino a farle diventare bianche e sospir. No, signor Sala.
Non  di nessuna consolazione. Voi avete dipinto un gran quadro, devo riconoscerlo. Io stesso avevo
pensato di comprarlo per la mia collezione privata, e lavrei fatto; ma le cose stanno cos. Siete ancora
giovane. Potr ripetere...
Sapete benissimo che non  per le fanciulle nude.  una vendetta personale di... Manuel
Bello.
Faceva fatica a omettere lappellativo di riguardo che per tanti anni aveva usato con il suo
maestro.
Non ne so nulla.
Li denuncer.
Non ne otterrete niente. Vinfilerete in una causa, e non si pu mai sapere come vanno a finire
queste cose. Avete ceduto un quadro a unesposizione per un prezzo di quattrocento pesetas; e questo 
il massimo che potrete reclamare, non esiste alcun obbligo da parte dellistituzione, sarebbe come se
lavessimo comprato, capite? Se poi  stato buttato nella spazzatura o appeso nella stanza di un
bordello, non deve importarvene.
Cal il silenzio nella stanza, finch Josefa non lo ruppe: In un modo o nellaltro ci guadagnano
sempre, figlio mio.
Pirozzini fiss per un attimo lo sguardo su Josefa, ma subito torn a posarlo su Dalmau. Sono
autorizzato a offrirvi centocinquanta pesetas per il vostro quadro.
Ma se ne valeva quattrocento! esclam Dalmau.
Accettale, figliolo, gli consigli Josefa. Accettale e dimenticati di questi... Cerc la parola,
perch non le scappasse una volgarit. Ci mise un po. Svergognati? La pronunci guardando in
faccia Pirozzini, il quale annu, ammettendo implicitamente la correttezza del vocabolo.
Gregoria invece restava muta, ancora pallida.
Ma mamma...
Non si abituano mai a pagare il prezzo convenuto, sintromise il segretario.
Accetta il denaro, Dalmau. Questo non  il nostro mondo.
E invece, per la seconda volta in vita sua, Dalmau aveva coltivato la speranza che lo fosse. Don
Manuel! Gli era sembrato strano essere stato ammesso a esporre la sua opera: ora sapeva perch. Don
Manuel lo aveva aspettato al varco. Se non fosse stato per le ninfe nude al bagno, avrebbe trovato un
altro pretesto per umiliarlo. Quante illusioni gettate nella spazzatura assieme al suo quadro e alla statua
di Rodin! Si volt verso Gregoria. Un tintinnio di monete gli fece alzare il viso verso il segretario:
stava contando i soldi sistemandoli in un mucchietto sul ripiano della scrivania, come se Dalmau avesse
gi accettato laccordo. Interrog in silenzio sua madre, e Josefa annu ancora una volta. Prendili, gli
disse con gli occhi. E se non lavesse fatto? E se si fosse alzato, avesse sputato ai piedi di quelluomo e
se ne fosse andato? Dalmau si agit sulla sedia, irrequieto. Pirozzini continuava a comporre i suoi
mucchietti. Perch no? Per loro era solo unelemosina. Per lui, un insulto.
Non  necessario che andiate avanti a cont...
La mano di Josefa posata sul suo avambraccio non lo fece finire. Sua madre strinse le labbra,
poi gli sorrise. Noi operai non abbiamo il diritto di rinunciare al denaro, argoment.
Il segretario smise di contare. Gregoria alz lo sguardo. Dalmau ascoltava sua madre, attento,
riflettendo sulle sue parole.
Lascia che siano i ricchi e malvagi a fare sfoggio di dignit. Se non vuoi prendere per te quella
somma, in questi tempi di crisi ci sono molti bisognosi da aiutare. Compagni che se la passano male,
che non hanno lavoro ma figli da nutrire.
Dalmau consegn i soldi a Josefa sulla scalinata stessa del palazzo. Conservali, le disse serio,
e senza lasciarle il tempo di obiettare, scese di corsa i rimanenti gradini e si allontan dalle due donne.
Dalmau... lo chiam Gregoria.
Si volt. Sono stati i tuoi, Gregoria, le disse allora lui. Quelli che hanno buttato il mio
quadro nella spazzatura sono gli stessi che poi vanno a messa come te e si confessano e fanno la
Comunione e si considerano migliori degli altri. Non puoi stare sui due lati della barricata, mia cara.
La ragazza piangeva quando Dalmau sincammin con decisione verso il quartiere vecchio.
Josefa esit, ma il dolore della ragazza la spinse a tirarla verso il bordo della scalinata, dove la gente
non doveva schivarle comera accaduto fino a quel momento; dopo di che, lanziana rest in silenzio.
Credete che labbia detto seriamente? le chiese dopo un po la giovane, tra i singhiozzi.
S, rispose Josefa con sincerit. Dalmau non ceder mai sui suoi principi.
E dovrei farlo io?
Gregoria non ottenne risposta.
Dalmau entr in una taverna e ordin un bicchiere di vino. Dopo la sua permanenza a Pekn non
aveva bevuto nemmeno un sorso per molto tempo, finch la stabilit e la serenit che gli avevano
permesso di tornare a vivere e a godere della vita non lavevano persuaso del fatto che bere con
moderazione durante i pasti o quando usciva con Gregoria non lavrebbe fatto ricadere nella
dipendenza dalla droga o nellalcolismo. Per creare, non aveva bisogno daltro stimolo oltre a quello
che respirava al Palau de la Msica. E cos si port alle labbra un vino ripugnante, probabilmente
adulterato, che tracann in un sol sorso.
Un altro, chiese facendo scivolare il bicchiere verso loste dietro il bancone.
Cen in una trattoria dove non era solito andare, nascondendosi cos da Gregoria che forse lo
stava cercando, anche se difficilmente i suoi genitori lavrebbero lasciata uscire da sola a buio fatto, e
lui non credeva che lei fosse capace di mentire nemmeno per salvare il loro rapporto. Si concesse un
buon piatto di lumache in salsa aioli, dopo un primo di ceci alla catalana stufati con un trito di
mandorle, prezzemolo e uova sode. La porzione di lumache fu generosa e gli concesse il tempo di
riflettere mentre con un bastoncino frugava nei gusci fino a estrarre lanimaletto intero, condirlo con
laioli servita in un piattino a parte, e mangiarlo. Non aveva fretta, il movimento ripetitivo di frugare,
condire e mangiare, e poi ancora frugare, condire e mangiare, le dita unte di salsa e sporche delle erbe
aromatiche con cui si cucinavano le lumache, trasport la sua mente da Gregoria a don Manuel, dalla
religione a quella societ che per lennesima volta gli aveva rubato il futuro e tutte le illusioni. Si port
una lumaca alla bocca. Aveva ventisei anni ormai e si sentiva vecchio, come se gli fosse sfuggito tra le
dita il tempo per avere successo, per farsi conoscere come artista e godere degli elogi che alcuni
avevano espresso vedendo La bottega dei mosaici. Ogni cosa era crollata per qualche giovane seno e
pube innocente a malapena abbozzati nellangolo di un quadro. Gli importava ben poco del fatto che
unopera di Rodin avesse subito lo stesso destino. Mangi unaltra lumaca e laccompagn con un
pezzo di pane bagnato nella salsa della casseruola, grondante dolio e trito derbe, e con un sorso di
vino. Rodin era famoso e le sue opere erano apprezzate in tutto il mondo, tranne che da estremisti come
i Llucs; quel rigetto non avrebbe arrecato danno allo scultore francese, ma a lui... Nessuno aveva
protestato per la sparizione del suo quadro, e tutti, modernisti o no, Llucs o bohmien, facevano parte
delle varie giurie dellesposizione. Non si trattava solo di don Manuel. Lincidente con lopera di Rodin
doveva essere arrivato alle orecchie persino delloperaio pi insignificante, ragion per cui anche il fatto
che il quadro di Dalmau avesse accompagnato la scultura del maestro doveva essere di pubblico
dominio; impossibile che don Manuel non avesse gongolato con chiunque avesse avuto voglia di
ascoltarlo sul fatto che lopera del suo ex pupillo era immorale. Eppure nessuno aveva avvertito
Dalmau, nessuno aveva alzato una mano in sua difesa. Lunico che forse lavrebbe fatto, Maragliano,
da un paio di settimane era al lavoro in un cantiere a Madrid. Ecco qual era la realt: Dalmau non era
altro che un operaio, un ex ceramista, ora mosaicista, e per lui non cera posto tra i grandi.
E a questo si aggiungeva la questione di Gregoria. Dalmau osserv il corpo arricciolato della
lumaca infilzata dal bastoncino. Il loro rapporto era stato cos: contorto, incorsettato dalla religione,
destinato a... sorrise tenendo la lumaca davanti a s e infilandosela in bocca: destinato a essere divorato
dalla realt. Dio non esisteva. Era una semplice finzione sostenuta da persone come don Manuel, che
approfittavano dellignoranza del popolo per raggiungere il proprio obiettivo: soggiogarlo. Bevve un
altro sorso di vino, ma stavolta non pos il bicchiere, riflettendo sul fatto che la Chiesa era solo una
macchina ricchissima e potente che agiva proprio come don Manuel nel controllare le persone,
pretenderne obbedienza, imporre loro una morale e dei precetti arcaici, trapanando le coscienze con il
peccato e minacciandole con il fuoco eterno, e rubare loro la libert personale. Era impossibile restare
con Gregoria; agli occhi di Dalmau, lei rappresentava tutte quelle atrocit.
Bevve altro vino, mentre il bastoncino per afferrare le lumache gli si spezz nellaltra mano.
Bastardi, tutti quanti! Beghine schifose! Baciapile! No, indubbiamente il suo posto non era l, assieme
a chi viveva camminando mano nella mano con santi e madonne; non per questo, per, doveva
desistere. Si rianim.
Fin le lumache e la salsa, il trito derbe e il pane, che pass nel piatto fino a lasciarlo pulito, e
per dolce ordin un flan. Gliene servirono un bel pezzo, aromatizzato alla vaniglia. Un caff. Senza
ammazzacaff. No, rispose. Non voleva bere liquori. Un altro caff, pi forte se possibile. Il pasto e
il caff gli sistemarono lo stomaco e gli schiarirono la mente dal vino bevuto a sufficienza per
tornarsene a casa, sedersi al tavolo della sua stanza daffitto e, alla luce di una candela, cominciare a
tracciare bozzetti di chiese avvolte dalle fiamme con gargolle mostruose che spaventavano il devoto,
avvertendolo della malvagit della vita fuori dalle pareti accoglienti del tempio, e che prendevano vita e
spaccavano le vetrate per portare fuoco e vizio allinterno dei luoghi sacri.
Lalba lo svegli con la testa sui mucchi di carta dove cominciava a prender forma la sua nuova
visione dellarte: una pittura di rivendicazione, che prendesse le distanze dallidea borghese del piacere.
Avrebbe dipinto per le classi lavoratrici. Avrebbe rappresentato la realt della lotta del popolo e
avrebbe cominciato con lattaccare la Chiesa, rendendo manifesti gli abusi che avevano appena
distrutto i suoi sogni. Questo aveva deciso Dalmau, e questo fu ci che quella mattina stessa gli
manifestarono unanimemente le decine di operai che lavoravano allauditorium del Palau de la Msica
quando lui, ancora anchilosato per aver dormito forse un paio dore su una sedia, fece il suo ingresso
nella platea per dirigersi alla parete di fondo dove i dipendenti di Maragliano lavoravano ancora al
trencads e ai mosaici.
Era in ritardo. Non aveva avuto nemmeno il tempo di fare colazione, perci non aveva potuto
ascoltare i lettori di giornali delle taverne e delle trattorie, che a voce alta condividevano con gli altri
clienti gli articoli dei quotidiani progressisti; tra le notizie del giorno, si parlava anche della scultura di
Rodin finita nella spazzatura assieme al quadro di Dalmau Sala, il giovane pittore catalano la cui arte
relegava nellombra i maestri del circolo dei Llucs che di conseguenza, con il pretesto di un seno o di
un pube indecoroso nella miniatura di una ninfa, avevano ottenuto il subdolo obiettivo di precludere
lopera al pubblico. Le critiche erano incisive. I giornalisti, repubblicani o libertari che fossero, si
scatenavano contro i Llucs e le loro regole retrograde che proibivano il nudo femminile fomentando il
concetto di una religione intransigente e reazionaria.
Tuttavia, se Dalmau non aveva potuto ascoltare quei moderni banditori, lavevano fatto per lui
molti degli operai che lavoravano il legno o il ferro, il cristallo o la ceramica al Palau de la Msica; e in
tanti, vicini al mondo dellarte, si sentivano insultati da quanto accaduto e solidali con lartista che era
uno della loro classe. Non arrenderti, ragazzo! lo incoraggi un anziano ebanista che applaud
timidamente al suo passaggio. Altri che lavoravano alla platea si raddrizzarono e si voltarono verso di
lui per unirsi allapplauso. Continua a dipingere. Non arrenderti. In un attimo, la maggioranza di
quelli che andavano su e gi per i corridoi, lavorando alle piccole cupole a ventaglio, alle arcate della
sala, alle travi del soffitto combinate con volte a ceramica in attesa del grande lucernario, o quelli che si
davano da fare alle vetrate artistiche erette a mo di parete, o che lavoravano alle lampade di ferro
battuto, ai capitelli delle colonne, ai pavimenti di piastrelle o di cementine, oltre a molti dei suoi stessi
compagni mosaicisti, tutti scoppiarono in un applauso che rimbomb nella sala.
Il primo applauso di questo auditorium! sent gridare Dalmau da qualcuno.
Il primo grande successo! esclam un altro.
Dalmau si ferm un attimo prima di salire sul palcoscenico dove avrebbe raggiunto i colleghi e
pass lo sguardo su tutti quegli artisti di mestiere che rendevano grande il Modernismo. Annu, con un
nodo alla gola e gli occhi umidi, e li applaud di rimando. Era quella gente il suo pubblico, non il
borghese che pagava una peseta per entrare a unesposizione; erano loro, gli operai delle fabbriche e i
dipendenti dei negozi. A quelle persone doveva dedicare la sua opera. Quante volte se lera sentito dire!
Da sua madre, da Emma, perfino da Montserrat prima che morisse: lartista che fa del proprio lavoro
un mestiere si fonde con le classi capitaliste. Erano dottrine libertarie, repubblicane, progressiste. Larte
appartiene al popolo e deve essere goduta e diffusa gratuitamente; lopera darte non deve trasformarsi
in un bene economico del quale possano godere solo i ricchi; deve nascere dal popolo, dallimmensa
capacit creativa della sua gente, e non da artisti di professione. Emma gli aveva chiesto tre quadri per
la Casa del Popolo, e lui glieli aveva negati. Certo, in quel momento non dipingeva, ma quando era
stato di nuovo nella disposizione danimo di farlo aveva creato unopera per ricchi e borghesi, cui
aveva attribuito un prezzo di quattrocento pesetas. Dalmau non sapeva che Vicen, il capo dei giovani
barbari, e perfino Truchero avevano rimproverato la sua inadempienza a Emma, accuse cui lei si era
sottratta dicendo che non era stata stabilita nessuna data per la consegna e che, se un giorno o laltro
quei quadri fossero arrivati, non sarebbe stato mai troppo tardi.
Nel suo sguardo circolare sullauditorium, Dalmau vide anche i compagni di lavoro e in mezzo
a loro Gregoria, che applaudiva con un vigore che rischiava di danneggiarle le mani delicate. Piangeva.
Le lacrime le scivolavano dagli occhi arrossati lungo le guance e due occhiaie terribili, testimoni di una
notte inquieta. Dalmau si sofferm un momento su di lei, chiedendosi se esisteva una soluzione che
andasse bene per loro due.
Potremmo andare avanti cos. Perch dovremmo cambiare? Siamo stati felici, finora.
Fu la risposta che Gregoria gli offr allora di pranzo, quando si sedettero assieme in una
trattoria popolare dopo che lei gli si era avvicinata per dirgli con voce confusa che doveva parlargli. Lui
non si era sottratto allincontro; laffetto che nutriva per quella donna  che forse era addirittura amore,
non lo sapeva nemmeno lui  non era finito, e gli procurava incontrollabili sensazioni intime:
dispiacere al vederla piangere, speranza di fronte alla sua allegria e alla sua gioia di vivere, e poi
desiderio, un grande desiderio. Ma come fare ad andare avanti se...
Ormai  tutto cambiato, Gregoria.
No...
S.
La ragazza lo guard con espressione implorante, gli occhi ancora irritati dal pianto; non aveva
nemmeno toccato il piatto. Dalmau per non poteva portare avanti una relazione che ormai considerava
totalmente ipocrita. Io odio la Chiesa! esclam allimprovviso. Odio i preti e le beghine come il mio
vecchio maestro! E voglio lottare contro di loro. Li umilier, li attaccher e mi far beffe del loro Dio,
delle loro madonne e dei santi in tutte le occasioni che mi si presenteranno. Resteresti con me, a queste
condizioni? Mi appoggeresti? Rinunceresti alle tue convinzioni? Abiureresti? Lasceresti la tua famiglia
per me?
Le lacrime tornarono a scorrere sulle guance di Gregoria. Dalmau sapeva che non lavrebbe
fatto. Non solo quelle erano le sue convinzioni, profonde e viscerali, ma non avrebbe mai dato un tale
dolore ai genitori, che amava e rispettava. Quella di Gregoria era una famiglia modello controllata dalla
Chiesa. Il lavoro del padre alle Poste e quello della madre alla fabbrica di cioccolato li escludevano
dalla categoria dei poveri senza rimedio; la famiglia per era composta, oltre a loro stessi e Gregoria,
da tre figli minorenni che ancora non lavoravano e poi dalla nonna, e questo li faceva rientrare nella
categoria di famiglia bisognosa, dando loro accesso a un aiuto economico e a buoni alimentari. La
Sociedad de San Vicente de Pal, che aveva sede presso la parrocchia di Sant Miquel del Port, era
listituzione incaricata di distribuire questi aiuti, assieme allassistenza medica dellambulatorio che
gestivano sul paseo de Coln.
Le sorelle minori di Gregoria frequentavano gratuitamente il collegio femminile della Sociedad
in calle Sevilla della Barceloneta, gestito dalle Figlie della Carit francesi, mentre altri alunni pagavano
la retta. E lo stesso valeva per il fratello, che studiava presso la stessa scuola di Montserrat, accanto al
collegio femminile, anchessa gestita dalle suore francesi e finanziata dalla Sociedad de San Vicente de
Pal.
A parte Dalmau e il suo lavoro con Maragliano, tutto nella vita di Gregoria girava attorno alla
Chiesa, alla religione e alla famiglia. No, lei non avrebbe abiurato.
Gregoria tacque e rest l a giocherellare con il cucchiaio, piagnucolosa, lo sguardo fisso su un
punto della tovaglia, senza toccar cibo, finch Dalmau non diede per concluso il pranzo e pag per
entrambi. Sincamminarono assieme per tornare al Palau de la Msica, in silenzio, senza sfiorarsi.
Quella sera, finito il lavoro, Dalmau non si dilung pi dello stretto necessario in saluti e
commenti su ci che era successo al suo quadro e allEsposizione internazionale di belle arti e torn
rapidamente a casa. La testa gli ribolliva di scene che doveva assolutamente abbozzare, buttar gi su
carta per poi svilupparle, perfezionarle e soprattutto nasconderle in una cartelletta dalla possibile
curiosit della padrona di casa, per decidere un giorno se meritavano di diventare il tema dellopera che
si riproponeva di dipingere. Si dedic al lavoro mentre la luce naturale si allungava sul finire di quel
mese di aprile del 1907. Non aveva bevuto, non gli era nemmeno venuto in mente. Le ombre gli dissero
che aveva fame e, proprio mentre si apprestava a raccogliere e metter via i bozzetti per recarsi alla
mensa degli operai di Santa Madrona, donna Magdalena buss alla porta e lapr senza aspettare
risposta, come dabitudine.
Hai una visita, Dalmau, gli annunci con un gran sorriso che sembrava occuparle tutta la
faccia, prima di scostarsi per far passare Gregoria.
E si chiuse la porta alle spalle, sicura che lintegrit e lonorabilit della giovane, debitamente
contrastata da quando civettava con Dalmau, non avrebbero mai insozzato il buon nome della sua casa.
Cosa ci fai...?
Gregoria non lo lasci finire, gli si gett addosso e lo baci appassionatamente sulla bocca,
aprendo le labbra, cercandogli la lingua, e il tutto con la goffaggine e lingenuit di un primo bacio.
Ma che cosa vuoi, Gregoria?
Ti amo, rispose lei. Non ti permetter di lasciarmi. E cominci a sbottonarsi il vestito.
No, cerc di fermarla lui. Labito, per, liscio e abbondante come tutti quelli che indossava,
le scivol ai piedi in un istante. Gregoria evitava dincrociare il suo sguardo. No, ripet Dalmau,
stavolta senza convinzione, assorto a contemplare il corsetto che la ragazza gi stava slacciando con
quelle dita agili che sembravano danzare come se avessero vita propria. I suoi seni gli si presentarono
come li aveva sempre immaginati: piccoli, ben fatti, sodi, con i capezzoli rosei in unareola chiara che
quasi si confondeva con la pelle. Quando Dalmau riusc a distogliere lattenzione da quei seni vergini,
Gregoria era ormai completamente nuda al centro della stanza, tremendamente bella, giovane,
desiderabile.
Gli si avvicin e labbracci. Dalmau avvert il suo tremore, che lei cerc di attenuare
nascondendo il viso nellincavo del collo di lui. Ti amo, la sent confessargli contro la pelle, con il
respiro accelerato. Dalmau non sapeva cosa fare delle sue mani, che teneva lungo i fianchi. No. Non
era quello che voleva da Gregoria, anche se... anche se in quel momento lavrebbe trascinata sul letto e
avrebbe fatto lamore con lei con tutta la passione repressa fin da quando avevano dato inizio a un
rapporto in cui il sesso, pur fluttuando tra loro nello splendore della loro giovane vita, non era mai
arrivato a materializzarsi. Voglio vivere con te, la sent dire, prima di cercargli la bocca in un nuovo
bacio. Dalmau rabbrivid al contatto con i suoi seni, con il suo ventre, con le sue mani che gli
accarezzavano la schiena. Non poteva farlo! Gregoria non avrebbe mai rinunciato ai principi della
Chiesa e, se invece fosse stata disposta a farlo, avrebbero dovuto parlarne. Quella era solo una fuga per
superare una situazione traumatica, senza pensare al giorno dopo, una decisione incosciente e assurda
che non poteva portare altro che nuovi problemi; lui la conosceva, sapeva comera fatta.
No, sussurr Dalmau in fretta. Gregoria intanto continuava a cercare dinfilargli la lingua in
bocca. Dalmau la allontan e dovette farlo con pi forza di quanto non avrebbe desiderato. No,
fermati, la supplic.
Perch?
Non voglio che sia cos.
Mi sto concedendo a te! linterruppe la ragazza spalancando le braccia, esponendosi al suo
sguardo. Ora tremava, vergognosa. Le lacrime si mescolarono negli occhi a un moto dira. Non 
sufficiente? lo sfid.
No, no, no. Vestiti, le ordin Dalmau, dirigendosi verso la porta. Distrarr donna
Magdalena, che non le venga in mente di entrare e trovarti in questo stato.
Quando torn, con un caff che aveva chiesto alla padrona di casa e che li aveva tenuti occupati
per qualche minuto in cucina, Gregoria se nera andata. Il suo saluto daddio era rimasto plasmato sul
ripiano del tavolo sotto forma di disegni strappati, stropicciati, alcuni fatti a pezzetti, altri cancellati con
furore. CANAGLIA! aveva scritto sul bozzetto di una chiesa in fiamme.
...
.
...
FINE Parte 3.